Rossi sì, Rossi no; l’eterno dilemma

Detrattori e sostenitori: perchè non è mai giusto lasciar decidere agli altri in merito al proprio futuro sportivo.

 

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È argomento dibattuto ormai da anni, sia dai media che da tifosi e detrattori, sul perché Valentino Rossi corra ancora e non si ritiri: allora proviamo a mettere sulla carta pro e contro della sua permanenza nel motomondiale ben oltre qualsiasi aspettativa. Eh sì, perché al di là delle motivazioni reali è indiscutibile che il Campione di Tavullia che da 26 anni calca le piste del mondiale (22 nella massima categoria) sia già oltre ogni fattibile previsione, non solo per il numero di anni di carriera e gran premi disputati ma anche e soprattutto per l’età: 42 anni sono se non un record assoluto comunque una cifra veramente molto importante.

Ma non voglio snocciolare numeri e record anche se sono tantissimi, quanto parlare della componente psicologica che induce il pesarese a continuare a correre nonostante la sua ultima vittoria risalga ad Assen nel 2017 (con la quale conquista l’ennesimo record, ossia quello del più “anziano” vincitore, a 38 anni, di un gran premio della massima categoria).
Sulla base di risultati ormai fortemente in calo, in molti si sono chiesti se la sua permanenza non sia una incapacità di accettare l’inevitabile, ossia di essere tramontato come stella ma di continuare più per ragioni mediatico/pubblicitarie che sportive, mentre un campione dovrebbe chiudere in bellezza la sua carriera e non lasciare un ricordo di sé da perdente.

 

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Prima di tutto ritengo che effettivamente sarebbe più semplice così; ossia, affrontare sconfitte e continuare a perseverare è sicuramente più doloroso e difficile che ritirarsi e godersi vita e soldi, magari facendo il team manager: ma Rossi questo già lo fa con l’Academy ed i diversi team presenti, per essere precisi, seppur non direttamente e totalmente come molti altri piloti non più in attività. Allora lo fa per soldi? È sicuramente una componente importante, certo, ma Valentino di soldi ed investimenti ne ha tanti da potersi permettere di non fare più nulla e campare di rendita per qualche generazione a venire; giustamente viene anche da dire: e perché non dovrebbe continuare anche per questo? È indiscutibile che al Dottore piaccia correre, non potresti avere una motivazione così forte da portarti a rischiare, a spendere su te stesso in rinunce e preparazione se non ti divertissi veramente, quindi perché non continuare se per di più ti pagano (aggiungerei profumatamente) per farlo?

Inoltre diventa lecito chiedersi, anche se nell’ultimo anno la prestazione è stata fortemente deludente, che se dovesse ritirarsi per i risultati allora dovrebbe farlo metà schieramento della MotoGP visto e considerato che molti dei piloti in attività non hanno mai vinto un solo titolo e molto probabilmente non lo vinceranno mai, sono pagati zero rispetto a lui (anzi alcuni pagano) e godono di pochissima popolarità.
Ecco, questa è una componente su cui vorrei soffermarmi un attimo: credo che ognuno di noi nella nostra vita lavorativa e/o sociale rivesta un ruolo, una figura che oltre a darci da vivere nel caso del lavoro ci gratifica a livello umano dandoci un senso, una collocazione nel mondo sulla base del riscontro e della considerazione che gli altri ci ritornano. Inevitabile sottolineare come nel caso della maggior parte di noi questo ritorno mediamente sia al massimo di qualche centinaio o migliaio di persone nel migliore dei casi; la differenza è chiaramente enorme per personaggi popolari a livello mondiale come Rossi. Ebbene, spogliarsi di questo ruolo, perdere perché no quella autorità in un determinato ambiente… penso sia facile per ognuno di noi comprendere quanto sia difficile da affrontare e quindi di conseguenza da accettare; ovvio, questo momento arriverà, lo ha ben chiaro anche Valentino, ma mi sembra normale che finché si sente bene e si diverte cerchi di rimandarlo il più in là possibile.

 

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Vero, lui vorrebbe il decimo titolo mondiale ben sapendo che è impresa non dico impossibile ma veramente piuttosto remota. Ma va comunque ancora forte, è un vecchio leone a cui forse viene il fiatone a correre dietro a chi ha la metà dei suoi anni ma ha dalla sua esperienza, lucidità e cuore, nella bagarre ci si butta ancora molto volentieri ed il braccino non gli è mai venuto; insomma se c’è da tirare la staccata lui c’è, eccome se c’è. Sono sicuro che l’uscita dal team ufficiale e la perdita delle pressioni relative al confronto coi giovani compagni di marca non potrà che fargli bene, la moto sarà la stessa ed il team Petronas ha dimostrato di avere tutti i numeri per stare davanti coi migliori. Comunque vada sono sicuro regalerà emozioni insieme a tutti gli altri piloti presenti.

Domenica prenderà il via al campionato 2021 nella speranza che la morsa della pandemia ci abbandoni permettendoci di godere serenamente dell’intera stagione; augurando a tutti un buon divertimento ci ritroveremo qui durante l’anno per commentare insieme a voi gli eventi e le emozioni che questo bellissimo sport ci darà anche quest’anno!

Ladies and Gentlemen… start your engines!!