Azerbaijan e Iran: miccia pronta ad innescarsi nel Caucaso

Dopo aver prevalso sull’Armenia nel Nagorno Karabakh, l’Azerbaijan ha spostato la propria attenzione sulle regioni settentrionali dell’Iran.

 

 

La vittoria azera nel conflitto del Nagorno Karabakh del 2020 sta producendo numerosi strascichi non solo con l’Armenia ma anche con i Paesi vicini.
Da qualche mese si sono particolarmente intensificate le tensioni tra Baku e Iran. Negli ultimi due anni le preoccupazioni di Teheran si sono concentrate lungo i quasi 700 chilometri di frontiera condivisa con l’Azerbaijan, confini liquidi sempre di più messi in discussione dal Paese caucasico.

La Repubblica Islamica dell’ayatollah Khamenei ha accettato da un punto di vista militare la sconfitta dell’alleato armeno, arrivata, tra l’altro, con il sostegno di Turchia e Israele alle forze di Baku. Ciò che preoccupa gli iraniani non è la regione contesa del Nagorno Karabakh, bensì le nuove incursioni che nel 2022 hanno coinvolto le regioni meridionali dell’Armenia, anche queste confinanti con l’Iran; incursioni condannate anche da Stati Uniti e Francia.
In più di un’occasione, dallo scoppio del conflitto del 2020 ad oggi, l’establishment azero ha fatto riferimento alla ricostituzione dei confini dell’antico “Grande Azerbaijan”, una regione che ideologicamente comprende anche alcune province settentrionali dell’Iran. Le rivendicazioni del Governo caucasico poggiano sia su basi storiche sia su basi demografiche: nelle regioni iraniane confinanti con l’Azerbaijan, infatti, sono presenti diversi insediamenti di cittadini azeri.

 

 

A sostenere Baku c’è Erdogan e la sua visione neo-ottomana della regione. Non è un segreto che la grande strategia turca miri alla riunificazione degli ex territori asiatici dell’Impero Ottomano o quantomeno delle regioni turcofone. Alleato di Ankara in questo disegno è proprio il Presidente azero Ilham Aliyev, che dopo aver conquistato il Nagorno Karabakh punta ai territori abitati dai cittadini azeri tanto in Armenia quanto in Iran.

Iran e Armenia condividono poco più di 40 chilometri di frontiera e un gasdotto di 140 chilometri che trasporta gas naturale dalla città iraniana di Tabriz fino all’hub armeno di Sardarian. Se l’Azerbaijan compromettesse i territori su cui insiste tale infrastruttura, è lecito pensare che Teheran interverrebbe con vigore nel proteggere il proprio partner commerciale.
Tra le province interessate, troviamo in territorio armeno la regione di Nakhchivan, exclave dell’Azerbaigian, situata tra l’Armenia, l’Iran e la Turchia; proprio qui si intrecciano geografia ed energia, non solo per il gasdotto Iran-Armenia già esistente ma soprattutto per il piano, più volte annunciato da Turchia e Azerbaijan, di voler costruire un collegamento per il gas di Baku dal Mar Caspio al Mediterraneo, passando per la penisola anatolica.

 

 

Se l’Armenia sembra pronta a dar vita ad un nuovo scontro, anche Teheran potrebbe averne interesse. La situazione interna dell’Iran è da diverse settimane nota a tutti e le proteste nei confronti del Governo teocratico dell’ayatollah sembrano non voler diminuire. In questa situazione, quale miglior espediente di una guerra contro un nemico ben identificato può aiutare il clero iraniano a compattare il Paese? L’establishment di Teheran c’è già passato: la sanguinosa guerra Iran-Iraq (1980-1988), avvenuta all’indomani della Rivoluzione Khomeinista del 1979, è servita da collante del Paese nel momento post-rivoluzionario. A tal proposito, le forze di difesa iraniane stanno inviando grandi quantità di armamenti al confine con l’Azerbaijan, alimentando timori su un possibile conflitto.

Il Paese azero può contare sul sostegno di Turchia e Israele e sulla simpatia crescente delle monarchie sunnite del Golfo Persico; l’Iran dal canto suo può fare affidamento in primis sulla Russia, in seconda battuta su Corea del Nord e Siria. Il sistema di alleanze dei due schieramenti non è però l’aspetto peggiore da considerare in caso di conflitto. Iran e Azerbaijan sono due potenze energetiche, e Baku ha recentemente finalizzato importanti accordi con l’Unione Europea. Una guerra tra i due vicini potrebbe portare un’ulteriore alterazione del mercato mondiale dell’energia ed avere effetti devastanti soprattutto per i Paesi europei. Il conflitto sembra avvicinarsi in maniera silente all’ombra di conflitti più noti. Se sarà guerra sarà una sconfitta per tutti.

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