Elon Musk e Twitter: i segnali di un potere economico alla deriva

Elon Musk, nuovo padrone di Twitter, ha promesso di rivoluzionare il social dei cinguettii; ma la trasformazione al momento sembra più un’involuzione che una rivoluzione.

 

 

Il nuovo CEO di Twitter, famoso per la determinazione e la stravaganza con le quali impegna le proprie smisurate ricchezze, ha imposto il proprio volere all’interno dell’azienda californiana sin dal primo giorno: tagli al personale, modifiche alle inserzioni pubblicitarie e amnistia per tutti gli account banditi dalla precedente amministrazione.

Tutti e tre i provvedimenti portati avanti da Musk lasciano intendere la volontà del magnate sudafricano di imporre il proprio volere in maniera radicale, senza scendere a compromessi con nessuno, nemmeno con i preziosi inserzionisti pubblicitari che stanno abbandonando Twitter proprio in queste ore a causa della riammissione sulla piattaforma di profili precedentemente espulsi.

Stiamo parlando di profili come quello di Jordan Peterson, professore espulso per i suoi pesanti insulti contro i transgender, di Marjorie Taylor Greene, cancellata per aver diffuso notizie false e negazioniste sulla pandemia da Covid-19, o di David Duke, politico suprematista bianco già Gran Maestro del Ku Klux Klan.

Il ritorno su Twitter di certi profili è stato deciso da una votazione degli utenti della piattaforma lanciata proprio da Elon Musk che, alla luce dei risultati favorevoli, ha twittato “vox populi vox dei” per certificare la vittoria degli utenti favorevoli alla riammissione di certi profili sul social.

 

 

Musk è da sempre vicino agli ambienti conservatori e repubblicani della politica statunitense, una postura politica in linea con quella della sua famiglia e in particolare di suo padre, ex co-proprietario di una miniera di smeraldi nello Zambia; la sua tattica quindi sembrerebbe essere quella di restituire visibilità e potere alla destra repubblicana nell’ambito digitale, un’ambiente che secondo lui sarebbe stato per anni appannaggio della sinistra democratica.

I suoi piani per gestire la piattaforma e le modalità con le quali si è consumata questa votazione lasciano trasparire una sorta di despotismo imperiale che l’uomo più ricco del mondo pare voglia raggiungere o quantomeno rappresentare; al di là del tweet di stampo biblico Musk sembra essere inebriato dal suo potere e dalla sua persona, una percezione probabilmente fuorviante che spesso lo mette nelle condizioni di prendere decisioni totalmente in opposizione con il buonsenso senza la minima incertezza.

 

 

L’accentramento di così tante ricchezze nelle mani di un singolo uomo, eventualità già individuata come conseguenza certa del capitalismo da Marx nel “Capitale”, potrebbe essere la causa principale di questa volontà di potenza, un po’ nietzchiana, che alimenta le azioni del magnate sudafricano: Musk non sembra essere interessato al possesso, ma piuttosto ad un pionierismo sociale di cui lui è il motore principale, se non l’unico.

Essere miliardari nella prima metà del Novecento ad esempio dava la possibilità di imporre al mondo della politica il proprio volere, ma i limiti strutturali della società, della scienza e delle stesse infrastrutture non permettevano un accrescimento delle proprie ricchezze e quindi del proprio potere nella misura in cui avviene oggi: e Musk non sembra più volere considerare nemmeno il limite terrestre per appagare le sue mire.

 

 

Il CEO di Twitter, Space X e Tesla è l’uomo più ricco del mondo e, visto il sistema economico-sociale in cui viviamo, uno degli uomini con maggior potere: cosa potrebbe succedere se la sua deriva decisionale si dovesse abbattere su qualcosa di più concreto di un social network?
Se il cielo non è più il limite da superare, chi metterà dei limiti ai visionari deliri di questo moderno imperatore?

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