Broken Reality: la recensione

La sottocultura vaporwave si condensa in una bizzarra avventura in prima persona, in continua oscillazione tra il divertente e l’inquietante.

 

 

Cosa ci fa venire in mente la parola “vaporwave”? Probabilmente campionamenti di musiche rallentate e imbevute di riverbero, statue classiche, grafiche digitalizzate del XX secolo e caratteri con spaziature larghe, ma non solo; è una sottocultura nata quasi per gioco, trasformatasi poi in un tormentone passeggero ed infine in arte di culto, mai abbastanza seguita per diventare un filone commerciale e allo stesso tempo costantemente tenuta in vita dagli appassionati, che tuttora si cimentano nel pubblicare album e creare grafiche a metà strada tra il liminale e l’inquietante. Portarne l’essenza in un solo videogioco è un’impresa non da tutti, ma Dynamic Media Triad ci si è comunque buttata a capofitto.

 

 

In realtà, proprio come il materiale da cui attinge a piene mani, Broken Reality è sfuggente ed indefinibile. Si potrebbe catalogare come avventura, ma anche come puzzle. Lo scopo principale é collezionare, ma esiste anche una progressione della storia che deve essere seguita. Provando ad andare in ordine cronologico, vedremo il nostro alter ego digitale entrare fisicamente in un social network e guadagnarsi l’accesso a diverse aree mettendo dei like con un pollice, distruggendo in senso letterale virus e spam e facendo fotografie appetibili per il pubblico social. Questo soltanto nei primi minuti di gioco: andando oltre, le dinamiche si fanno ancor più bizzarre, almeno quanto i personaggi chiave dai quali ottenere oggetti e informazioni, o con i quali avere semplicemente dialoghi surreali utili a capire una trama rarefatta come, per l’appunto, vapore.

 

 

La popolazione della rete è infatti molto varia, ed al tempo stesso omogenea: le decine di avatar tutti uguali, rappresentanti gli utenti qualunque, e quelli con cui possiamo interagire, caratterizzati in maniera volutamente grottesca e spesso estrema, condividono una tendenza all’edonismo e alla superficialità che non può essere casuale. Il sentore di denuncia sociale si fa sempre più forte ad ogni minuto di gioco, e tocca tematiche apparentemente banali come lo sfoggio degli acquisti compulsivi, la ricerca bulimica di attenzioni e la corsa alla notorietà a tutti i costi. Se suonano familiari, è perché sono dinamiche estremamente diffuse nel mondo odierno, con tutto il loro strascico di problemi potenzialmente molto gravi.

 

 

Volendo prendere Broken Reality a cuor leggero, si può comunque godere appieno dell’estetica (o, come i seguaci del movimento stesso la definirebbero, “aestehetic”) vaporwave. Ogni caposaldo del genere è pienamente rappresentato negli ambienti che andremo ad esplorare, e le musiche, tutte strepitose, ipnotizzano sin dal primo ascolto e costituiscono una parte imprescindibile dell’esperienza. È strano come un miscuglio di stili volutamente discordanti tra di loro riescano a produrre un risultato coeso e con una forte identità, e ci si trova spesso ad indicare lo schermo come bambini esultanti perché salta fuori una citazione o una rappresentazione di qualcosa che riconosciamo. Talvolta le nostre retine potrebbero andare in confusione davanti a questa abbondanza di colori saturi e sgargianti, facendoci perdere di vista un collezionabile o una piattaforma su cui passare, ma non é niente che non si possa risolvere fermandosi a riflettere sull’ambiente circostante,  privo di elementi realmente ostili e quindi visitabile con tutta la calma del mondo.

 

 

È chiaro però che non siamo davanti ad un prodotto per tutti. Esplorare ogni angolo di ogni singola locazione è divertente se si va a caccia di riferimenti culturali o texture peculiari, ma chi non apprezza le sfumature di una subcultura che non si prende mai sul serio si sentirà profondamente a disagio, e troverà tediante la continua ricerca di oggetti e punti chiave. Sono presenti rompicapo ambientali in quantità, e per poterne venire a capo sono fortemente consigliati una tastiera ed un mouse: i controller sono utilizzabili ma non direttamente supportati, e grossi problemi di sensibilità porteranno presto ad abbandonarli in favore dei più classici dispositivi di input per PC, con buona pace di chi ama stare comodo sul divano. Un difetto perdonabile ad un gioco in prima persona, del quale però tenere conto.

 

 

Broken Reality è un’esperienza unica che ha come chiavi di lettura il proprio vissuto nell’internet di ieri e la ricerca delle stranezze in quello di oggi. Tanto bello da vedere e da ascoltare quanto sconcertante nella trama e nella costruzione degli ambienti, riesce al tempo stesso ad indicare con spregio quello che non va nella iperconnessa società moderna e a renderlo una macchietta divertente con cui intrattenersi spensieratamente. Chi conosce bene il significato di “vaporwave” ha l’obbligo morale di giocarci, mentre chi non ha idea di cosa si stia parlando potrebbe scoprire un nuovo amore, o chiedere un rimborso prima delle canoniche due ore di gioco.

 

Broken Reality, 2018
Voto: 7.5
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