Cobra Kai – Stagione 2: la recensione

Cobra Kai avrà mantenuto le alte aspettative con questa seconda stagione? Oppure si sarà sciolto come neve al sole?

 

 

Come spero sappiate, Cobra Kai è uno spin-off della famosa serie cinematografica intitolata Karate Kid. La prima stagione ha portato sul piccolo schermo gli stessi protagonisti del primo film ma a trent’anni di distanza. I giovani ragazzi dell’epoca, ora sono degli adulti con le loro vite ed i loro problemi: Daniel LaRusso è diventato un imprenditore nel campo delle automobili, mentre il suo avversario storico, Johnny Lawrence, conduce una vita misera come tuttofare. Le cose cambiano quando i due protagonisti si incontrano e si scontrano verbalmente. Johnny decide così di cambiare la propria vita e riaprire il dojo del Cobra Kai, l’unico luogo dov’è mai stato felice.

La precedente stagione finiva in modo eclatante, con una sonora rivincita per Johnny e per i suoi ragazzi al torneo della Vally, lo stesso che trent’anni prima era stato lo scenario del famoso calcio della gru. Il figlio di Johnny, che con l’inganno si è fatto allenare proprio da Daniel, ha creato ancora più scompiglio tra i due protagonisti, alimentando quella serie d’incomprensioni che hanno infervorato tutta la precedente stagione. Il confronto tra i due modi di vedere il karate, le incomprensioni e la rivalità tra i due protagonisti sono le trame principali di quest’opera e sono state, durante la prima stagione, gestite perfettamente.

 

 

Il ritorno in scena di John Kreese, il vecchio maestro di Johnny, muterà ulteriormente la situazione: come un’ombra malevola il vecchio sensei del Cobra Kai s’insinuerà nel dojo per cambiare a suo vantaggio la situazione e manipolare i ragazzi a suo piacimento. Daniel, venuto a conoscenza del ritorno di Kreese, deciderà di aprire anche lui un dojo e si ritroverà a confrontarsi realmente con la figura dell’insegnante, attingendo ripetutamente alle esperienze fatte con il maestro Miyagi trent’anni prima, ma anche inventando nuovi metodi per insegnare il suo karate. Johnny invece verrà distratto a più riprese concedendo a Kreese sempre più controllo nel dojo.

Il ritorno di Martin Kove nei panni di John Kreese è stato gestito particolarmente bene. Come è servito rivalutare la figura di Johnny, anche quella del vecchio maestro del Cobra Kai aveva bisogno di essere rimessa in discussione e Kove ha interpretando perfettamente il suo ruolo: in apparenza è uomo orgoglioso che vuole apparire ancora in gamba me nella realtà è un derelitto della società. Come però ci si potrebbe aspettare, una serpe, anche se vecchia, può ancora mordere ed avvelenare la mano tesa di un amico; e così le macchinazioni legate a Kreese si tingono dei toni del complotto e del tradimento.

 

 

Quasi tutti gli allievi, sia del Cobra Kai che del nuovo dojo di LaRusso, frequentano la stessa scuola. Diventa quindi inevitabile che i contrasti si facciano sempre più frequenti e la possibilità di un confronto a tutto campo diventa tangibile. Miguel Diaz, interpretato dal giovane Xolo Maridueña, che è stato il primo allievo di Johnny nel nuovo Cobra Kai, sembra essere l’ago di una bilancia invisibile che mantiene l’equilibrio tra le fazioni in modo quasi fortuito. Il giovane attore è bravo nell’interpretare un ragazzo di buon cuore con un bagaglio morale importante: sembra un’acqua cheta, ma il suo personaggio è probabilmente quello di maggior importanza nelle trame della serie stessa, ed è per questo che la pressione su Xolo Maridueña, nell’interpretare correttamente un personaggio che non deve mai superare il limite, è quella che reputo più pesante. Avevo creduto che il giovane attore statunitense di origine ispanica fosse stato scelto principalmente per essere messo in contrapposizione con il LaRusso di trent’anni prima, ma il personaggio ha tutt’altro spessore e Xolo si destreggia bene nell’interpretarlo.

 

 

Concedendo più spazio alle trame del gruppo di giovani allievi, era inevitabile che i fortuiti incontri/scontri tra Johnny e Daniel diminuissero in maniera sensibile. Durante la prima stagione ho letteralmente adorato quei momenti così frizzanti e divertenti, purtroppo non ho avuto lo stesso riscontro in questa seconda stagione che ha presentato meno momenti di confronto diretto proprio per lasciare più spazio ad altre trame. Un gran peccato! L’idea di vedere Johnny e Daniel confrontarsi e scoprire di essere molto più simili di quello che loro stessi vogliono ammettere, è per me un punto vincente di questa serie.

Il finale è scioccante! Dopo aver costruito una netta divisione tra filosofia Cobra Kai e LaRusso, le carte in tavola vengono rimischiate e ci viene proposta una nuova mano tutta da svelare. Ora attendo con ancora più trepidazione la terza stagione per scoprire il destino di alcuni dei protagonisti.

 

Cobra Kai, 2019
Voto: 7
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