Le nuove regole del gioco dell’intelligenza artificiale

La corsa all’intelligenza artificiale ha creato nuove strategie di mercato e messo in luce dinamiche finanziarie emergenti in un gioco ancora tutto da scrivere.

 

 

Se nel secolo scorso l’avvento di Internet ci aveva permesso di avere a portata di mano l’informazione attraverso la tastiera del nostro computer, oggi la Generative AI ci consente di accedere alle competenze più svariate attraverso il nostro smartphone; questo spiega perchè i top manager credono fortemente nelle potenzialità dell’intelligenza artificiale come strumento di crescita ed innovazione all’interno delle proprie aziende.  Basti pensare che, con l’adozione di sistemi di AI, si stima un incremento annuale atteso del PIL globale pari a circa il 7% (tra i 2,6 e i 4,4 trilioni di dollari all’anno).

Al contempo, il nuovo sistema economico creato dall’intelligenza artificiale evidenzia due aspetti importanti per chi aspira a dettare le regole di un mercato emergente, ancora tutto da costruire. Innanzitutto, il business dell’AI sarà sempre più legato alle persone, ossia al capitale umano. In secondo luogo, le regole Antitrust per il settore, in particolare europee, avranno un impatto sempre maggiore su strategie e scelte degli attori di mercato.

In merito al primo punto, è importante sottolineare l’importanza, per molte imprese, di riqualificare la propria forza-lavoro per adeguarla ai requisiti dell’AI al fine di massimizzarne i benefici. Non è sufficiente inglobare internamente sistemi di Intelligenza Artificiale se non si dispone dei giusti mezzi per usufruirne. Questo apre la strada ad un altro grande tema (o sfida) relativo alle nuove competenze emergenti, nonchè alle modalità di erogazione della formazione necessaria; aspetti legati anche a differenze in termini generazionali del personale interno a ciascun azienda.
In secondo luogo, la febbre all’AI ha suscitato l’attenzione dell’Antitrust europea. È bene sottolineare, che al momento, non vi sono standard o regole di mercato nette per la regolamentazione di settore; ciò spinge i principali attori di mercato a partecipare in massa alla corsa per la definizione di nuovi standard normativi e regolamentari.

A fare da cornice al quadro appena descritto, l’avvento della Generative AI sta cambiando anche il modo di fare impresa dei grandi colossi: in un contesto di mercato poco definito, le grandi aziende puntano sempre più a modelli di evoluzione e crescita meno rispetto ai classici accordi, partnership e collaborazioni esterne; e questo al contrario di ciò che facevano in precedenza i big del tech che, attraverso fusioni ed acquisizioni, tentavano di ostacolare la crescita di aziende nascenti, potenzialmente pericolose sul mercato, inglobandole direttamente al proprio interno.

 

 

Oltre alle logiche e alle strategie di mercato appena descritte, a cambiare è stato anche il modo di fare innovazione. In passato, l’innovazione era un gioco per pochi, legato per lo più a grandi investimenti privati a supporto di università che fanno ricerca di base. Il nuovo modello di innovazione si basa invece sullo sviluppo e sul controllo di un ecosistema aperto, ossia una rete di attori di mercato appartenenti anche a settori funzionalmente diversi e aventi competenze complementari, e che lavorano in modo congiunto per definire e portare sul mercato soluzioni innovative. E’ proprio questo il punto forte di un ecosistema così disegnato: la capacità di distribuire gli incentivi cedendo parte del controllo agli attori coinvolti, estendendo al contempo il concetto di innovazione ad aziende finora rimaste ai margini del gioco. Il rischio, di contro, è la possibilità che le regole di mercato man mano definite non siano meritocratiche per tutti gli attori seduti al tavolo da gioco, incluso il cliente. Questo aspetto non passa inosservato per l’Antitrust, tanto che il Parlamento europeo ha approvato, a marzo 2024, la prima legge al mondo che provi a regolamentare, seppur in maniera minima, le applicazioni dell’intelligenza artificiale; la normativa entrerà però in vigore tra due anni.

E nel frattempo? Il pericolo è che Paesi storicamente liberisti, quali gli Stati Uniti, o con politiche di investimento feroci, quali Cina, possano premere sull’accelleratore in termini di ricerca e sperimentazione su sistemi di AI all’avanguardia, lasciando indietro il vecchio continente. Ancor peggio, questi grandi colossi potrebbero rappresentare due grandi poli di attrazione per gli investimenti, incentivando anche fenomeni di delocalizzazione delle imprese europee. E’ importante quindi che lo sforzo nel definire un perimetro regolamentare in termini di intelligenza artificiale, volto ad offrire un terreno di gioco paritario per tutti i suoi partecipanti, non rimanga una prerogativa unicamente europea ma sia percepito come fondamentale a livello globale.

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