La conquista delle Isole Canarie: principio ed esercizi di colonizzazione

L’esplorazione e la successiva conquista delle Isole Canarie ha rappresentato un vero e proprio esercizio di colonizzazione per gli europei del ‘400.

 

 

Meta ambita da moltissimi vacanzieri per il suo mite clima, l’acqua cristallina e gli incredibili paesaggi, l’arcipelago delle Isole Canarie ha rappresentato per la corona spagnola il primo capitolo di una lunga scia di conquiste territoriali al di fuori del continente europeo.

Sette isole di origine vulcanica si ergono fiere dalle acque dell’Oceano Atlantico, in prossimità delle coste del Maghreb; e proprio dal vicino continente africano, più precisamente dalle tribù berbere, arrivano gli uomini e le donne che popolano queste isole già note a greci, fenici e romani. L’instabilità della tarda antichità interrompe quasi del tutto i già scarni rapporti commerciali con questi affascinanti quanto misteriosi luoghi, e solo l’avvento degli arabi nell’area dell’attuale Marocco garantisce un minimo di rapporto commerciale e politico-culturale con gli isolani delle Canarie.

Il primo contatto documentato nel medioevo europeo si ha grazie al viaggio di un capitano genovese di nome Lanzarotto Malocello, intorno al 1320. Approdato in maniera fortuita sull’isola che adesso viene appunto chiamata Lanzarote, passa quasi venti anni nell’arcipelago delle Canarie prima di far rientro sul continente europeo, portandosi dietro storie di altre isole e di una popolazione autoctona molto primitiva. I racconti di Lanzarotto incuriosiscono altri navigatori e regnanti e già nel 1341 il Re del Portogallo, Alfonso IV, finanzia una piccola spedizione che ha il merito di navigare e mappare le isole, entrando in contatto con gli indigeni e addirittura portandone qualcuno nella capitale portoghese.

Per tutto il ‘300 si susseguono una serie di spedizioni finanziate dai signori aragonesi-maiorchini da una parte e portoghesi dall’altra, e con ogni nave che arriva sulle coste di questa o quell’isola, gli europei approfondiscono le proprie conoscenze e cresce la loro brama di conquistare quelle isoli vergini e quella popolazione fiera ma comunque primitiva e pagana. Di queste isole si interessa anche l’allora Papa Clemente VI, il quale pretende che vengano organizzate missioni per convertirne la popolazione. Non si limita qui: concede le isole a un suo favorito, al quale ne richiede la cattura attribuendo a questa campagna lo statuto di crociata, con tutti i benefici spirituali e materiali che ne derivano. Il passare del tempo e la morte dell’uomo del Papa tuttavia fanno sì che la missione non parta mai.

Le isole iniziano ad essere rappresentate nelle mappe disegnate nelle corti dei grandi signori iberici, i quali creano sul finire del secolo i primi avamposti sulle varie isole dell’arcipelago. Di pari passo va avanti anche l’evangelizzazione degli indigeni: in prossimità degli accampamenti europei sorgono inesorabilmente anche le strutture dedite al lato religioso. Dopo un periodo durato quasi ottanta anni, caratterizzato da piccole incursioni sulle isole e acquisizione di conoscenze, si passa alla fase di vera e propria conquista delle Isole Canarie. È generalmente accettato che questa grande operazione, questo notevole sforzo portato avanti in concomitanza con la fine della Reconquista iberica, si sia protratta per tutto il 1400 e il suo decorso si può dividere in alcune fasi specifiche.

La prima fase di conquiste ha come partecipanti non direttamente i monarchi iberici, ma signori più piccoli o nobili europei spinti da motivazioni economiche e commerciali più che da ideali di carattere monarchico-nazionali. Il primo ad aprire la strada per la conquista è Jean de Bethencourt.
Jean è un normanno che, ricevuto il benestare dei monarchi castigliani e indebitatosi pur di organizzare la spedizione per il lontano arcipelago, sbarca nell’isola di Lanzarote nel 1402 insieme al suo scarno equipaggio. La spedizione del normanno non è una qualunque: i regnanti iberici gli hanno infatti garantito i diritti di conquista e i titoli su quelle nuove terre, potendo disporne come meglio desidera.

 

 

 

Creato un avamposto sicuro a Lanzarote, il normanno affida l’esplorazione dell’isola al suo capitano Gadifer; Jean infatti fa quasi subito ritorno nel continente europeo in cerca di rinforzi e risorse per proseguire la propria conquista. Gadifer riesce a domare rapidamente Lanzarote, e punta immediatamente alla conquista di Fuerteventura; la presa di questa seconda isola si rivela decisamente più difficile: sono i contrasti interni e le costanti ribellioni degli uomini adesso capitanati da Gadifer a creare più problemi. Le risorse e il cibo scarseggiano e Jean è lontano. Gli indigeni inoltre si lasciano trascinare in questi conflitti intestini, parteggiando per uno o per l’altro capitano, dando nel complesso notevole filo da torcere agli invasori.
Tra il pacificare Lanzarote e completare la conquista di Fuerteventura passano quasi tre anni, e nel frattempo Jean è ritornato insieme a molti più soldati, cibo e coloni per i nuovi territori. Gadifer si fa da parte, mentre Jean nel 1405 si appresta a conquistare anche la terza isola, El Hierro, e a schiavizzarne quasi interamente la popolazione indigena che a differenza di quella di Fuerteventura sembra non essere capace di opporre alcuna resistenza. Dal 1405 al 1412 Jean rimane nelle isole, governandole e consolidando la presenza europea. Infine, si imbarca e fa rientro in Francia lasciando titoli e diritti a Maciot de Bethancourt. Ne ha avuto abbastanza di tanti viaggi, isole e posti esotici, almeno per adesso.
Maciot non sa che farsene di questi territori così lontani e nel 1418 vende tutti i possedimenti insieme ai diritti di conquista delle restanti isole a Enrique Perez de Guzman, chiudendo il primo capitolo della conquista delle Isole Canarie.

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