Ok, non so pilotare un elicottero

Fare o non fare, diceva il maestro Yoda: e io dovrei non fare piu’, in effetti.

 

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Come descritto nella nostra recente recensione, Squad e’ un gioco che richiede dedizione e pazienza. Pensare di imbracciare un fucile e sterminare il nemico da soli e’ impensabile; servono ore di pratica per essere un fante capace di rispondere al fuoco. Figurarsi pilotare un elicottero. Nonostante questo, gli elicotteri hanno un fascino particolare a cui e’ impossibile sottrarsi, percio’ ho deciso di mettermi al servizio della comunita’ (leggi: fregandomene di coordinare le azioni di fanteria) e di sedermi al comando della cloche di un UH-60 dell’esercito degli Stati Uniti: il bellissimo Black Hawk di cinematografica memoria.
Questo e’ il resoconto della mia rivedibile decisione.

 

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Che non si dica che io faccia le cose senza preparazione! Ben sapendo quanto questi velivoli siano delicati, mi sono dedicato a provarli, prima di guerreggiarci su un server pubblico. Le prime sessioni di allenamento fatte sulla mappa di prova hanno pero’ dato esiti disastrosi: carlinghe a pezzi e bruciate sparse per chilometri, zone di atterraggio costellate di pezzi di pale e rotori, continui respawn dei mezzi e del sottoscritto. Il problema non era tanto il decollo, o il volo radente (salvo eccezioni…), quanto l’atterraggio. Eh si, perche’ controllare l’elicottero per me si e’ rivelato un macello: coi tasti che normalmente uso per muovermi, ora davo e toglievo potenza al rotore, e tutto il movimento lo facevo col mouse e nemmeno secondo gli standard a cui sono abituato: muovendolo verso l’alto infatti abbassavo il muso, contrariamente a quanto il mio intuito si aspetta. Non vi sto a dire i risultati.

 

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Fatto sta che dai e dai ci ho un po’ la mano, e nelle mappe offline ero finalmente in grado di atterrare senza eccessivi problemi in zone ristrette senza causare danni (diciamo GROSSI danni) all’elicottero. Con il morale alle stelle ed una volonta’ di ferro pronta a supportarmi, era il momento di passare all’azione in zona di guerra.

 

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Ed eccola, l’occasione: il server pubblico inizia una nuova partita caricando la mappa di Talil, un aeroporto militare distrutto realmente esistente vicino Nassyriah, in Irak. Mi creo la mia squadra personale, mi approprio indebitamente di un elicottero e contatto gli altri Squad Leader per informarli che sono pronto a trasportarli dove preferiscono: sono un tipino gentile, io. La squadra 6 monta a bordo e vuole essere portata vicino i bunker abbandonati che una volta ospitavano i caccia Irakeni; sicuro! Tutti a bordo, aumento potenza e mi sollevo. Marko, il mitragliere che si e’ unito alla mia squadra, mi fornisce quella sicurezza di essere una minaccia per il nemico. Quanta ingenuita’.

 

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Approccio con rapidita’ i bunker da sud, con una velocita’ sostenuta. Seguendo la teoria imparata in ore di allenamento, tolgo completamente potenza e sollevo il muso del Black Hawk; rapidamente perdo velocita’ ed inizio a planare verso il punto di sbarco individuato. Sorprendentemente riesco ad atterrare dove desidero e senza danni, a parte un fante che nello scendere si fa trinciare in due dalle pale; non e’ colpa mia ma il server mi assegna un teamkill. Un segnale di quello che sarebbe avvenuto di la’ a poco.

 

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Rientro alla base in attesa di nuove istruzioni, attesa che dura qualche minuto; infine ci chiedono di portare rifornimenti alla FOB piu’ avanzata, al momento sotto attacco. Decolliamo e raggiungiamo velocemente la zona; anche se non vedo traccianti, la zona e’ sicuramente calda – sulla minimappa i nostri caduti si vedono numerosi. Provo l’avvicinamento  ma siamo oggetto di colpi di arma da fuoco; me la faccio bellamente sotto (imperativo: non perdere l’elicottero!) e me la do a gambe. I colpi di fucile cessano, ma non mi fido e mentre inizio a rientrare manovro a zig zag – o almeno per quanto possa farlo un elicottero. Idea saggia: un missile sparato da qualche fante ci passa a pochi metri dalla fiancata sinistra, e pochi istanti dopo un secondo ci sfila sotto la carlinga. La cacca nell’abitacolo si misura in tonnellate.

Atterro in base mentre la squadra 3 richiede un trasporto verso il fronte. I nostri sono riusciti temporaneamente a respingere i russi ed ora tentiamo l’attacco da due direzioni verso la loro zona di difesa; la 1 e la 6 da ovest, la 3 da sud. Decollo e prendo un angolo molto stretto a pochi metri da terra. Non proprio una grande idea. Le pale si disintegrano a contatto con il terreno, e l’elicottero e’ un siluro inclinato con a bordo 11 persone lanciate verso la morte.
Fortuna vuole che siamo talmente bassi che l’elicottero in pratica atterra bruscamente da solo, e grazie alla magia di Squad io e Marko riusciamo a ripararlo a colpi di martello e cricchetto in circa 30 secondi, tra l’ilarita’ generale ed il buonumore scaturito dall’essere usciti vivi da una situazione del genere.

 

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Marko prende i comandi prima di me, dicendo in chat locale “ok, questo volo lo faccio io”. Come potrei negarglielo, dopo la figura di merda teste’ rimediata? Decolliamo un po’ traballanti, e procediamo verso il punto di atterraggio prestabilito. Poi, dopo alcuni istanti, Marko riapre la chat locale. “Come si atterra?”. Seguono due secondi di gelo, e poi dieci voci (compresa la mia) che gli chiedono in coro di mollare la cloche affinche’ io la possa riprendere. Marko pero’ non ha intenzione di farlo, e decrementa i giri del rotore mentre ci avviciniamo al punto di atterraggio. Il Black Hawk si abbassa pian piano, instabile e insicuro; tutti stringiamo i denti ed incrociamo le dita, anche se la direzione e’ corretta e l’avvicinamento e’ buono. E poi Talil e’ una mappa talmente aperta che normalmente non si puo’ andare a sbattere contro un edificio. Normalmente.

 

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Respawno alla base, e attendiamo che l’elicottero riappaia (ci vorranno circa 6 minuti). Intanto la 3 prende un camion e si dirige verso il punto di attacco a cui doveva giungere minuti fa.
Recuperiamo finalmente il mezzo, lo carichiamo di munizioni e decolliamo con urgenza verso la nostra FOB avanzata, di nuovo sotto attacco dopo che l’offensiva da ovest si e’ infranta per mancanza di supporto da sud (ahem). Volo basso, veloce, e cerco di non atterrare ma di scaricare in volo il materiale. Arrivo a ridosso della FOB da sud, mi metto in volo stazionario radente mentre inizio a scaricare; poi sento arrivare un missile da ovest. Do’ potenza piena per allontanarmi, ma il colpo arriva diretto. Le luci rosse interne iniziano a lampeggiare e l’allarme suona. E qui succede qualcosa su cui non riesco a fare chiarezza. Mentre informo sulla chat degli Squad Leader “Heli 1 colpito, mi ritiro..” e sollevo il muso per arretrare, l’elicottero si solleva di qualche metro, poi si inclina a destra e precipita al suolo esplodendo, uccidendo sul colpo me e il mio fido copilota. E qui le cose sono due: o il colpo ha distrutto il motore e non me ne sono accorto, o istintivamente ho premuto a fondo il tasto “DOWN” che il mio cervello associa al muoversi indietro ma che nei fatti toglie tutta la potenza al rotore. A voi scegliere.

 

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Sei minuti di attesa, e finalmente l’elicottero respawna. Si sale di nuovo a bordo, e si da’ disponibilita’ per il trasporto – per i rifornimenti no, la nostra FOB e’ andata anche se si sta combattendo duramente sulla stessa posizione per ricostruirla. La 6, appena annientata, utilizzerebbe con un certo timore il nostro elicottero per essere spostata rapidamente in azione. La 1 mi informa che ci sono violenti scontri, e che devo approcciare da sud basso, veloce. Nessun problema, direi; ormai il terror panico di inizio missione e’ svanito, e peggio non si puo’ fare. Credo.

Seguo il consiglio della 1 e mi creo un canale di transito verso la zona di atterraggio. Piu’ mi avvicino e piu’ vedo i traccianti saturare la zona. Marko inizia a cannoneggiare sul fianco sinistro, verso ovest (i Russi devono avere una FOB da quella parte) mentre la chat degli Squad Leader e quella locale si accavallano con voci e informazioni. L’unica cosa che voglio fare e’ sbarcare la 6 il piu’ rapidamente possibile e togliermi di mezzo.

 

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Per farlo, sto andando ad una velocita’ notevole, intorno ai 100km/h, a meno di 20 metri da terra. Non proprio il modo migliore per iniziare una manovra di atterraggio. Effettuo un brusco rallentamento impennando l’elicottero, che nonostante il taglio di potenza prende quota di parecchio, rendendo vano l’effetto sorpresa (o meglio, avvertendo l’intero mondo: ehi, siamo qui, sparateci). Inizio la discesa quasi verticalmente subito prima dei bunker, e mentre siamo quasi a terra alcune cellule neurali mi sussurrano che FORSE lo Squad Leader della 1 mi aveva detto che l’unica zona sicura era IN MEZZO ai bunker, e che FORSE Marko mi aveva avvertito della presenza di un blindato russo sulla nostra sinistra.
“Appena possibile scendete rapidi ragazzi, sara’ brutta”. Ho giusto il tempo di dire questo che veniamo investiti da una raffica di colpi ad alta penetrazione dal nostro lato sinistro. 11 cadaveri giacciono sulla pista insieme ai rottami dell’ennesimo Black Hawk.

Avrei potuto lasciarmi scoraggiare dai risultati ottenuti. I tre elicotteri distrutti, uno precedentemente pesantemente danneggiato. Una sola missione portata a termine su 5 tentativi. Marko che si disconnette dal server. Il nostro esercito che perde terreno per mancanza di truppe e rifornimenti. Avrei potuto mollare e lasciare il lavoro sporco a qualcun altro.
E l’ho fatto.

Mi sono unito alla squadra 1, ho preso un fucile con ottica e mi sono piazzato lontano, in alto, a cecchinare come sanno fare i migliori vigliacchi. E’ una cosa che non faccio mai, ma avevo bisogno di rassicurare la mia autostima con un po’ di uccisioni facili, come un bimbo che si mette sotto la coperta per nascondersi.

Volete sapere come e’ andata a finire? Beh, alla fine abbiamo vinto la battaglia. Io da cecchino ho fatto zero uccisioni e sono morto tre volte.

 

PS Se volete vedere gli elicotteri di Squad in azione, questo e’ un filmato piuttosto divertente!