Screeching Weasel – How to Make Enemies and Irritate People: la recensione


Punk fresco fresco! C’è qualcosa che semplicemente non si può descrivere con le parole: è quell’atmosfera di festicciola, di concerto per pochi intimi.

 

Gli Screeching Weasel sono una di quelle band estremamente sottovalutate, che non godono della fama che meritano. Solo perché non sono affatto impegnati in politica o non scrivono testi di problematiche sociali, questo non significa che non valgano, tutt’altro; eppure la massa dei punkers si schiera con gruppi che lanciano i classici messaggi stereotipati. Ma torniamo a noi: il ritmo proposto dagli SW è uno di quelli abbastanza intensi ma melodici allo stesso tempo, con temi incentrati su rapporti personali e affettivi, oltre ai classici pezzi scanzonati e giullareschi.

Ecco, scanzonato è proprio il termine adatto per definire How To Make Enemies And Irritate People; un album veloce, fresco, nello stile (non musicale) molto simile all’atmosfera surfista dei Beach Boys, tanto per dare un’idea. L’irriverenza arriva fin dal primo secondo di ascolto, con una trombetta che tanto assomiglia ad una scoreggia (e non mi dite di no) in Planet of the Apes, traccia di apertura del lavoro. Poi, subito dopo, l’album vive uno dei suoi due picchi: 99, rapidissima love song di un punker molto, molto storto, e I Hate Your Guts On Sunday, traccia più melodica ma sempre ruvida.

Nel mezzo del disco, si vivacchia: non ci sono eclatanti exploit ma nemmeno brutture. Si tratta delle tipiche melodie punk degli anni 90, alla Green Day prima maniera. Forse, fra tutte, è Nobody Likes You a rimanere più impressa per via del suo riff. Il disco termina con tre pezzi davvero belli, e gli unici un po’ più “cerebrali”: Kathy Isn’t Right e Kathy’s On The Roof, esempio unico finora (almeno ai miei occhi), sono due brani sequenziali sulla drammatica situazione di una ragazza con problemi mentali; I Wrote Holden Caulfield è un viaggio introspettivo nel disagio di un amico. Sono tre brani intensissimi, che da soli valgono l’acquisto del CD.

Tutto qui? Non proprio. C’è qualcosa che semplicemente non si può descrivere con le parole: è quell’atmosfera di festicciola, di concerto per pochi intimi che pervade tutto l’album che si fa sentire; così come la spensieratezza (almeno per buona parte del CD) e la leggerezza delle canzoni, ruvide si ma senza eccessi, senza ricercatezze che sicuramente le confinano in una piacevole mediocrità (nel senso di medio, senza acuti e senza crolli). Insomma, How To Make Enemies And Irritate People è un album senza pretese che però ripaga dell’acquisto. È un ottimo modo per entrare nel mondo degli Screeching Weasel, che con altri lavori hanno lasciato davvero il segno.

 

Screeching Weasel – How to Make Enemies and Irritate People, 1994
Voto: 6.5
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