20th Century Boys

Come una setta può tentare di conquistare il mondo col sorriso in faccia, la democrazia sulla costituzione, ricchezza e felicità per tutti, a spese di dieci idealisti…

 

 

Tutti, o quasi, abbiamo avuto da ragazzini una banda con gli amici, con una base segreta, un codice segreto, piani di battaglia ed altre simili divertimenti da scemi di guerra in tempo di pace. Un posto dove giocare a fare le cose che ci divertivano e ci emozionavano, soprattutto lontani dagli sguardi di sufficienza degli adulti.
Chiunque di noi poi, cresciuto poppando dalle capaci mammelle di mamma tivvù (nell’era dell’oro pre-legge Mammì) o dai romanzi di Giulio Verne (già, perché nelle intestazioni di quelli ereditati da mio padre era ancora un italianissimizzato “Giulio” e non Jules), ha prima o poi maturato una passione sfegatata per i giochi avventurosi, le fantasie violente, eroiche e guerresche.

Ebbene, purtroppo poi si cresce, “Ercolino affronta la dura realtà” e si abbandonano tutte le velleità di salvare il mondo con una qualche crociata dei bambini, e tutto finisce nel dimenticatoio, in soffitta o in cantina coi giochi ammuffiti e gli amici dimenticati. Ma cosa succederebbe se un bel giorno scoprissimo che qualcosa di questo nostro immaginario mondo infantile rispuntasse fuori in maniera assolutamente inaspettata e minacciosa? Un gioco, un nome, una parola segreta, un simbolo.
E questo simbolo diventasse poi il vessillo di una delle tante sette religiose che fioriscono in un paese come il Giappone, alla quale neppure ci si fa tanto caso finché…

 

Finché uno dei nostri amici d’infanzia non muore in modo misterioso: apparentemente un suicidio, ma talmente anomalo da non convincere affatto. E dietro questo suicidio atipico il simbolo misterioso che creammo da bambini e la setta creata dal misterioso guru chiamato “l’amico”. Prende piede da questo antefatto il racconto del manga 20th Century Boys di Naoki Urasawa. Beh, sta di fatto che io difficilmente mi appassiono alle storie ordinarie di personaggi comuni: eppure questo manga è improntato proprio sulle vicende quotidiane di trentacinquenni giapponesi, persone ordinarie, borghesi medi, piccoli commercianti, impiegati, poliziotti. Mai avrei creduto di trovare interessanti le vicende di questo genere. Eppure l’autore riesce a catturare l’attenzione di chi legge, coinvolgendolo grazie al sottile filo rosso dell’apocalisse prossima ventura che unisce tutte le piccole faccende quotidiane dei protagonisti.

Fin dalle prime pagine abbiamo sentore che qualcosa di grosso debba muoversi all’orizzonte (grosso sul serio: l’ombra nella notte di un mostro alto centinaia di metri che passeggia allegramente tra le case di Tokyo…); attacchi batteriologici, l’ONU stessa che, a pericolo scampato, celebra “i salvatori del mondo”. Eppure tutto muove da un modesto negozio in franchising, il cui gestore, il protagonista Kenji, conduce una vita più o meno normale, alle prese con i problemi di bilancio, una madre bisbetica e la nipotina di pochi mesi Kana che sua sorella gli lasciò in affidamento prima di scomparire nel nulla.

 

Bene: da così modesti prodromi parte una delle trame più avvincenti che mi sia capitato d’avere sottomano: oltre alla suspance per l’attesa di questa apocalisse promessa, al mistero creato attorno alla personalità de “l’amico” (dalla silouette sinistramente lovecraftiana) non si può fare a meno di appassionarsi alle vicende dei singoli personaggi: Kenji con il suo passato di rocker fallito, sua sorella Kiriko, misteriosamente scomparsa, i suoi amici Croakki, Mon-Chan, Yoshitsune e Maruo, la bella poliziotta Yukiji, dal carattere mascolino, tormentata dal desiderio di apparire appetibile per un matrimonio, le loro avventure vissute da bambini, che fanno tornare la mente alle belle giornate delle vacanze d’estate, quando alle elementari eravamo tutti più felici e spensierati che non ora che siamo cresciuti.

Per concludere, due note sul profilo editoriale di questo lavoro: per ora in Italia la Paninicomics ha fatto uscire quattro degli otto volumi finora pubblicati in Giappone, dove la trama è ancora in corso. Il neo è nel prezzo, 7 euri, assolutamente non paragonabile all’era della nostra buona vecchia liretta, quando un volume di 200 pagine costava all’incirca la metà. Mah… meno male che al ministero hanno detto che non ci sono stati aumenti…

 

20th Century Boys, 1999 – 2006
Voto: 9