Vox Populi: Europa 2024 – la recensione

Più un casual game che un simulatore politico, Vox Populi: Europa 2024 tradisce le attese di chi cerca qualcosa di più profondo.

 

 

A volte le aspettative sono tutto, e sono in grado di indirizzare un giudizio su di un videogioco per il fatto di essere stati indotti a pensare che il titolo in questione avesse determinate caratteristiche. Quando poi, alla prova dei fatti, ci troviamo di fronte a tutt’altro, non si può che rimanere delusi; questo è il caso di Vox Populi: Europa 2024, un videogioco che si annuncia come un simulatore politico ma che ha poco o nulla di entrambi questi aspetti.

A voler essere sinceri, il primo impatto che si ha con Vox Populi lascia un po’ dubbiosi sulla sua vera natura. La grafica a pixel, per quanto assolutamente legittima, fornisce un’aura di gioco in Flash da web browser; per chi ha memoria storica, sembra di tornare ai tempi in cui Infectonator era liberamente usufruibile sui siti internet di riferimento.

 

 

Ma non è certo la grafica a fare un gioco, specialmente quando la sostanza dovrebbe essere nella profondità di gioco e quando può essere considerata un’escamotage per semplificare la vita al team di sviluppo, teoricamente concentrato nel raffinare il gameplay del gioco. E quindi, che cos’è Vox Populi: Europa 2024?

Ci troviamo di fronte al cospetto di un gioco molto superficiale, che tratta lo spinoso argomento politico con fin troppa leggerezza e distacco: infatti, oltre a un generico ma ben rappresentato schieramento ideologico iniziale del nostro candidato, non c’è assolutamente nulla di concreto che faccia vivere e vibrare l’animo politico del giocatore. Le scelte che possiamo prendere, le leggi che possiamo proporre, i terreni di “caccia al voto” sui quali possiamo impegnare le nostre energie sono assolutamente simmetrici ed asettici, e al di là del nome di una legge o di uno schieramento non si trova nulla che non solo impersonifichi i vari elementi dell’arco parlamentare, ma addirittura che possa essere messo in relazione con la realtà (o con una realtà alternativa).

 

 

L’esito delle nostre azioni e della nostra campagna elettorale lo capiamo solo dall’aumento o dal calo della nostra percentuale nelle intenzioni di voto costantemente mostrate sullo schermo, ma non c’è alcuna ricaduta tangibile dei cittadini o sull’Unione (salvo casi specifici e rari).
Facciamo un esempio. Blocchiamo le frontiere? Se il nostro schieramento è di destra vedremo un impennata percentuale. Apriamo completamente all’immigrazione? Se siamo di sinistra, avremo un aumento nei consensi. Fine. Parallelamente, non c’è alcun impatto sul mondo di gioco: sull’economia, sulle tensioni sociali, sulla sicurezza. Tutto è aleatorio ed è unicamente riconducibile alla percentuale di voti a noi diretti. Nemmeno gli eventi casuali che ci chiedono di prendere decisioni lasciano il segno sull’Europa: il più delle volte ci si limita a vedere quali siano gli effetti previsti, scegliendo direttamente l’opzione preferita ignorando del tutto il testo descrittivo dell’evento.

Anche la formazione delle coalizioni lascia molto a desiderare: è tutto automatizzato, e non essendoci un programma elettorale da definire e da mantenere non ci sono negoziazioni o crisi all’interno del proprio blocco. Semplicemente, si prendono i partiti principali e li si associa dinamicamente per vicinanza fino ad arrivare a raggiungere il 50%+1 dei seggi.

 

 

Quello che succede nei mesi che precedono le elezioni si limita al reclutamento di qualche collaboratore da inviare a far proselitismo in specifici paesi o, più ad ampio spettro, verso determinate categorie sociali (seguendo una matrice che divide gli europei a seconda di età e censo, ignorando eventuali inclinazioni politiche legate alle generazioni o al tipo di lavoro svolto). Si può anche decidere di indirizzare il sentimento comune verso una tematica particolare, o prepararsi ai dibattiti; un minigioco a sé stante che merita un commento a parte.

I dibattiti sono uno dei punti centrali del gioco e probabilmente fra i più divertenti, ma anche qui di politico non c’è nulla: gli argomenti sono astrazioni a forma di mattoncini, e il nostro scopo è quello di costruirne un muretto mentre danneggiamo o distruggiamo quello degli avversari. Per farlo abbiamo a disposizione delle carte che ci consentono di compiere azioni basilari o più complesse, ed è importante giocarle a tempo debito con una strategia in mente per fare la differenza. Il minigioco è in effetti ben realizzato e coinvolgente, ma assolutamente privo di immersione nel mondo della politica.

 

 

È proprio questo il principale difetto di Vox Populi: Europa 2024; si potrebbe infatti trattare di un gioco di economia, o di gestione aziendale, o di chi mangia più torte alla festa del paese: la struttura del gioco si presterebbe a qualsiasi ambientazione, e non c’è nulla o quasi che la caratterizzi e la immerga nel mondo delle elezioni politiche, fatta salva una pennellata superficiale sulla carrozzeria. E questo, per un gioco che vuole essere un simulatore, è un problema non indifferente.

Il secondo difetto, anch’esso decisamente importante, è la pressoché completa mancanza di notifiche: non sappiamo cosa stiano facendo i nostri avversari, cosa succeda nei vari Paesi, e come evolva il lavorio dei vari candidati per influenzare i votanti. Non viene nemmeno indicato quando c’è un cambio di coalizione al vertice. Tutto va avanti senza avvertirci di nulla, un approccio poco accettabile con la maturità raggiunta dai videogiochi nella loro interezza.

Vox Populi: Europa 2024 però non è un titolo da buttare del tutto: il suo peccato originale sta nello sbagliare clamorosamente il suo piazzamento. Il volersi spacciare come simulatore politico non può non tagliargli le gambe, quando invece proporsi come casual/puzzle game avrebbe potuto essere in un ambito più consono, pur senza eccellere.
Per chi cerchi qualcosa di più sostanzioso e di puramente politico, le opzioni sono comunque poche; probabilmente la migliore scelta è ancora quel Democracy che attraverso le sue numerose versioni si è evoluto nel tempo, mentre restano incompiuti titoli come Power And Revolution o più limitati in scopo le serie Rogue State e Supreme Ruler.

In conclusione, Vox Populi: Europa 2024 va inteso esclusivamente come un gioco casual/puzzle, e non ha nulla di politico; preso così può essere un passatempo a cui affacciarsi di tanto in tanto e per brevi sessioni, ma non è, nella sua attuale forma, in grado di catturare l’attenzione di giocatori in cerca di qualcosa di più approfondito.

 

Vox Populi: Europa 2024, 2024
Voto: 5.5
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