Wheels Of Aurelia: la recensione

Un gioco narrativo dove il viaggio conta molto più della destinazione.

 

 

Siamo negli anni ’70, ed alla guida di un’auto lanciata sulla via Aurelia si trova Lella, decisa a scappare dalla sua vita apparentemente agiata e dal suo passato. Con queste premesse inizia Wheels Of Aurelia, titolo sviluppato dagli italiani Santa Ragione, che dallo stivale è partito alla volta degli store digitali di tutto il mondo per prendere posto nella folta schiera dei giochi narrativi. Ogni cosa che succederà dalla partenza all’arrivo è infatti puramente legata alle scelte che il giocatore effettuerà ogni volta che la storia si troverà ad un bivio.

 

 

Sarà dunque possibile mettersi in prima persona alla guida del veicolo? La risposta è ni: per quanto si abbia controllo del mezzo per tutta la durata della partita, non è davvero necessario essere veloci, precisi o coscienti mentre si è al volante. Il gioco non darà grande peso alle collisioni ed alle traiettorie, permettendo di concentrarsi esclusivamente sui dialoghi e sulle varie strade (letterali e non) da seguire. Questo è il punto divisivo che salta all’occhio immediatamente: se da un lato rendere marginale la conduzione della macchina aiuta a seguire meglio i numerosi risvolti della trama, dall’altro ci si chiede se non fosse il caso di aggiungere qualche variante in più per tenere all’erta i sensi e magari ramificare ulteriormente la storia.

 

 

Proprio il dipanarsi della narrazione in direzioni diverse è la chiave di lettura di tutta l’opera. Ogni frase detta (o non detta), ogni personaggio incontrato, ogni autostoppista raccolto ed ogni bivio imboccato portano ad una serie di eventi riguardanti sia la protagonista che i suoi compagni di viaggio, toccando argomenti che vanno dalla sociologia alla politica e che raccontano qualcosa del passato di ogni attore coinvolto. Nel frattempo, un’Italia da cartolina scorre via dal Lazio sino ad arrivare al confine con la Francia, presentando scenari costruiti con semplicità ma anche discreta cura dei dettagli, presentando la pulizia del low poly durante le fasi principali e degli intensi acquerelli nelle schermate finali, la cui quantità dipende dalla perseveranza del giocatore.

 

 

Ne sono presenti ben 16, e la conclusione a cui giungeremo sarà conseguenza del numero di estranei incontrati e dall’interazione che Lella avrà con ognuno di essi. Alcuni sono ben nascosti dietro a delle pieghe dei dialoghi che non sempre sono ovvie, e può risultare un pochino frustrante e decisamente troppo ripetitivo arrivare alla fine tante volte senza riuscire a capire quale scelta risulti decisiva per arrivare ad una risoluzione differente della storia. Ad alleviare questo difetto provvedono due fattori: la durata complessiva del viaggio, di circa un quarto d’ora, e le canzoni perfettamente adeguate all’epoca, che dopo qualche ascolto diventano parte integrante dell’esperienza e possono fare contenti gli amanti del prog, del funk e più semplicemente della scena musicale italiana di oltre quarant’anni fa.

 

 

Se il periodo storico è apprezzato dal giocatore, questi verrà ulteriormente rapito dall’accuratezza storica delle vicende narrate, ed ogni volta che un tema di interesse spunterà all’interno del discorso o sulla strada, si aggiungerà una voce all’enciclopedia consultabile nel menu del gioco. Oltre a questo, ed alle diverse vetture guidabili, la varietà di Wheels Of Aurelia non va molto oltre. Se una trama molto aperta e narrata discretamente – oltre all’interesse per tutto ciò che riguarda gli anni di piombo – è sufficiente a tenervi incollati ad un’opera multimediale, allora giocarci è un’esperienza appagante che scorre liscia come l’olio. Ma se ripetere molte volte lo stesso percorso con piccole varianti è un problema, e se incentrare una sessione di gioco solo sui dialoghi non soddisfa quanto l’azione o l’avventura, allora è bene relegare il titolo ad esperienza occasionale o ignorarlo del tutto, perché giocarci distrattamente è come non giocarci affatto.

 

Wheels Of Aurelia, 2016
Voto: 6.5
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