Gli eroi non sono sempre buoni, puri e con la mascella grossa; a volte sono informi, tentacolari, carnivori e molto cattivi.

Una delle cose che più è difficile realizzare, è creare un’ambientazione credibile e funzionante quando si vogliono ribaltare i canoni di una tematica classica come quelli del fanta-horror. Siamo infatti abituati ad avere normalmente a che fare con un gruppo di persone che lottano e cercano scampo da qualche mostro o agente mortale che fa strage di poveri coprotagonisti inermi fino a raggiungere lo scontro finale, dove solitamente il nostro eroe prevale.
Carrion è l’esatto opposto. Non solo non esiste un eroe, ma impersoniamo il mostro che mastica, ingurgita e sputa pezzi di corpi umani; un’intuizione geniale, come geniale ed assolutamente curato è il gioco, un platform dove il combattimento puro è l’elemento predominante ma dove la capacità di interpretare determinati passaggi ragionati non è secondaria.
Il mostro che controlleremo è un’informe ammasso di carne sanguinolenta, dotato di bocche spaventose e tentacoli lunghi e flessibili. Non ci viene spiegato molto degli antefatti (se non tramite sporadiche sequenze giocabili), ma è evidente che dovremo aprirci la strada a suon di morsi e distruzione. La struttura di gioco di Carrion è molto semplice, con un gameplay che ricorda molto classici come Abuse (uscito ormai trent’anni fa) o l’Alien Breed di Amighiana memoria (anche se quest’ultimo aveva una visuale dall’alto): muoversi, sparare, uccidere, rompere, superare il muro bloccato, e via così per la decina di ore che il gioco richiede per essere completato.
Il risultato è ottimo: l’azione è frenetica e, nonostante la nostra superiorità in termini di forza bruta e violenza, non sono pochi i passaggi in cui il numero e la “cattiveria” degli umani ci mettono seriamente in difficoltà. Carrion è però progettato per essere ben poco frustrante: i punti di salvataggio sono solitamente molto vicini alle zone più complesse e se proprio non si riesce a superare un ostacolo il consiglio è di fermarsi un secondo, ragionarci e cambiare approccio: lo splendido level design di Carrion consente sempre di trovare un modo di cavarsela e proseguire nel gioco.

Carrion presenta un comparto grafico che ricorda molto i già citati classici degli anni ’90, con quell’uso dei pixel che in questi anni è tornato di moda e che se usato in modo corretto permette splendidi risultati; ed è proprio il caso di questo titolo. Phobia Game Studio non solo ha realizzato un gioco atmosferico e che si presenta bene alla vista, ma che fa delle animazioni e dei dettagli uno dei suoi punti di forza.
Il movimento del mostro, specialmente quando è di dimensioni limitate, ricorda tantissimo i mutanti de La Cosa o i ragnetti di The Mist: rapidissimo, viscido e tentacolare, il vero protagonista del gioco è contemporaneamente affascinante, ripugnante e magnetico. La fluidità del suo movimento è impressionante, e si nota anche chiaramente la differenza della sua agilità, che diviene goffaggine, quando progressivamente aumenta di dimensioni; quando assume la sua stazza massima il mostro non è sempre facilmente controllabile, sia per la sua inerzia sia per il fatto di dover trascinare un corpo quasi mellifluo e tutt’altro che uniforme. Da questo punto di vista, è qui l’unico momento che Carrion presenta qualche difficoltà nei comandi, che sia voluto o meno; il gioco si controlla benissimo praticamente sempre appena presa dimestichezza con lo schema pensato dagli sviluppatori.

Anche il sonoro aiuta tantissimo a calarci nel mondo di gioco; dagli effetti di viscidume che sono associati agli spostamenti del nostro mostro ai versi di terrore spesso simili al pianto che emettono gli umani che sanno di essere poco più che prede indifese, passando per la rottura di oggetti e strutture, ottimamente caratterizzate.
Ma i tocchi di classe di Carrion non finiscono qui: è impressionante vedere cosa abbia riservato Phobia Game Studio per il nostro mostro, non solo come attacchi e abilità ma anche come capacità di trasformarsi. Tutto è realizzato in modo estremamente fluido e realistico, e le transizioni da una forma all’altra sono ottimamente gestite.

Se proprio vogliamo trovare una pecca in Carrion, e per farlo occorre davvero scavare, è che alcuni livelli si discostano dal classico approccio del “corridoio”, e quindi talvolta potremo saltare intere parti di livello non capendo esattamente se potremo tornarci in un secondo tempo o meno. Navigare tra un’area e l’altra non è sempre immediato o possibile, e nostro malgrado ci siamo accorti di aver lasciato indietro parti di gioco perchè non avevamo ben compreso come sfruttare al meglio le abilità del mostro.
Si tratta però di una critica davvero minore: Carrion è un gioco eccezionale, che nonostante non duri tantissimo (circa otto ore, più un livello bonus e quelli disponibili online realizzati tramite un apposito editor) rappresenta un vero termine di paragone sia fra i platform moderni sia considerando la particolarità dell’idea dietro la sua realizzazione. Carrion è assolutamente consigliabile agli amanti dei giochi d’azione che apprezzino vedere sangue e abomini muoversi sullo schermo; per chi preferisse qualcosa di meno cruento, una buona (ma inferiore) alternativa sono i due episodi di Guns, Gore & Cannoli.









