These Doomed Isles: la recensione

Il gestionale di Triplevision Games riesce a regalare qualche spunto interessante, pur non riuscendo a suscitare un interesse duraturo nel medio-lungo termine.

 

 

These Doomed Isles è un gioco che avevamo avuto modo di vedere appena rilasciato in early access; rilasciato da qualche mese in versione definitiva, ci siamo riavvicinati al titolo gestionale per vedere se e come sia cresciuto o raffinato.
Ci troviamo di fronte ad un gioco che ci vuole portare ad ampliare l’insediamento abitato presente nel livello, fornendoci progressivamente sempre più alternative per farlo bene e in fretta, e respingendo contemporaneamente gli assalti degli invasori e del Dio pagano che andremo a sfidare e che ci attaccherà al concludersi degli scenari principali.

These Doomed Isles è un gioco a turni, durante i quali le nostre mosse saranno limitate dalle carte in nostro possesso: sviluppato nel pieno della moda dei roguelite incrementali con elementi di deck building, il titolo di Triplevision Games fa ampio uso delle dinamiche tipiche di questo tipo di videogiochi, con gli annessi e connessi del caso.
Ogni scenario ha determinati obiettivi che sono raggiungibili tramite l’espansione del nostro piccolo agglomerato di capanne: le carte che avremo nel mazzo ci permetteranno di costruire cave, capanni di pescatori, fattorie; ma anche di far miracolosamente apparire lembi di terra e foreste, passando per strutture difensive, torrioni con arceri e veri e propri soldati.
Gli elementi volti alla protezione dell’insediamento sono fondamentali, perché la nostra isola sarà ripetutamente soggetta all’assalto di mostri e razziatori, che proveranno ad inserirsi sempre più in profondità nelle nostre linee per distruggere l’altare che ci rappresenta (si, siamo un Dio anche noi).

 

 

These Doomed Isles sfrutta un sistema di risorse quasi sempre ben bilanciato (con una eccezione della quale parleremo più avanti), dove cibo, rocce e legna sono solo alcuni dei materiali fondamentali per prosperare, e dove i pochi lavoratori a nostra disposizione devono essere propriamente alloggiati per non risultare improduttivi; e anche la felicità della popolazione deve essere tenuta sotto controllo per non perdere il controllo della tribù.

Il gameplay a turni permette di pianificare senza troppo stress, provando al massimo la frustrazione di non poter ancora pescare o effettuare quella mossa che abbiamo in mente da tempo e che non riusciamo a concretizzare. Il ciclo di gioco è legato al piazzamento di nuove strutture che possano fornire bonus o materiali, alla difesa dagli incursori, e all’espansione del centro abitato fino al raggiungimento dell’obiettivo finale prima che la nostra isola sprofondi nel mare o venga attaccata dal Dio pagano di turno.

 

 

La natura incrementale del gioco è immediatamente e chiaramente visibile: le carte che avremo inizialmente a disposizione sono poche e non ci consentono di variare in alcun modo la nostra strategia. È solo giocando (e perdendo) diverse partite che riusciremo a ottenere altre carte che ci faciliteranno non di poco la vita. Il problema è che una partita di These Doomed Isles non dura poco: sapere in anticipo che dovremo buttare al vento qualche ora per arrivare ad aggiungere al nostro mazzo delle carte decenti sicuramente non invoglia il giocatore.
Altro aspetto negativo è l’eccessiva natura casuale del gioco, legata proprio alle carte. Nelle fase iniziali di ogni partita avremo poche risorse per forzare un cambio di mano e saremo costretti talvolta ad attendere lungamente i giusti incastri prima che il nostro villaggio possa spiccare il volo; invece il più delle volte, una volta stabilita la nostra economia, potremo costantemente spendere i punti necessari a ruotare le carte, facendoci nei fatti giocare con l’interezza del mazzo. E’ un problema di bilanciamento non indifferente che non può non farsi notare.

 

 

Anche alcuni aspetti legati all’interfaccia di These Doomed Isles non convincono: su tutti, il sistema di microgestione dei lavoratori. Vedere a quali edifici i nostri abitanti siano assegnati non è chiarissimo, mancando una qualsiasi forma di evidenziazione: questo costringe a vivere eccessivi momenti di ricerca degli edifici occupati e di attività legate al loro efficientamento usando un sistema di identificazione dell’edificio tutt’altro che intuitivo; un aspetto assolutamente evitabile.

These Doomed Isles diverte? Si, ma con qualche caveat. Il ritmo blando, la ripetitività di certi momenti e la scomodità nella gestione dei lavoratori remano sicuramente contro un sistema di gioco che d’altra parte offre sfide tutto sommato interessanti e quasi sempre apprezzabili. Si tratta di un titolo davvero consigliabile solo se siete appassionati del genere in questione; altrimenti il suggerimento è di dirigersi su altro. Che siano gestionali puri o god-games (come ad esempio Kainga), le alternative sono numerose e da non sottovalutare.

 

These Doomed Isles, 2024
Voto: 6
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