Franco Morbidelli, il guerriero calmo

Il mondo ti crolla addosso? Con la forza di volontà ed il sorriso puoi riprenderti il posto che meriti.

 

 

Franco Morbidelli nasce a Roma il 4 dicembre del 1994, e questa credo sia per molti già una sorpresa, perché sentendolo parlare potresti pensare che sia di dovunque ma non della capitale; d’altronde ha un parlare “morbido” proprio come il suo soprannome che rimarca una sua caratteristica sì, ma che potrebbe anche essere un modo amichevole per abbreviare il cognome, tipo il “Dovi”.

Franco non inizia ad andare in moto presto, ma prestissimo, una roba quasi da denuncia ai giorni d’oggi: a 2 anni! Sì, avete capito bene: il padre Livio, per la sua enorme passione per i motori, quando nasce praticamente gli fa il corredo – tuta, guanti, casco e stivali – e lo piazza su una minimoto quando ancora quasi non cammina.

Ma non era un incosciente, era un ex pilota talentuoso e competente che sapeva che, se vuoi eccellere nel mondo delle due ruote, iniziare presto è un vantaggio che non puoi recuperare negli anni. A detta di tutti quelli che lo hanno conosciuto, Livio era un uomo molto gentile, e vedendo il figlio non si fatica a crederlo.

Lo lascia giocare e divertirsi, senza fargli sentire le aspettative di chi, seppur un bravissimo pilota, non è mai diventato campione del mondo. Per ammissione stessa del Morbido comincia a fare sul serio all’età di 14 anni, cominciando a credere di poter diventare un pilota professionista e di poter fare di quel divertimento la sua professione, il suo futuro.

Il padre Livio, con coraggio, ribalta la sua vita e lo porta a Tavullia – attraverso la sua amicizia con Graziano Rossi – per fargli respirare quel clima di semplicità e motori che la Romagna ha sempre rappresentato in maniera eccellente in Italia e nel mondo; confidava che l’ala protettrice di Valentino avrebbe dato a Franco quelle opportunità che da solo non poteva offrirgli.

 

 

Ed è proprio così che nasce il campione che è adesso, che affronta un’adolescenza in salita ed un dolore enorme legato alla perdita del padre prematuramente scomparso quando Franco è appena maggiorenne, ancora un ragazzo. Il campione pesarese e tutta la VR46 Accademy si stringono attorno a lui, aiutandolo ad affrontare questa enorme perdita e sostenendo sia nella vita che nel motomondiale.

Ripercorriamo un po’ della carriera sportiva del roman-gnolo per capire quanti progressi ha fatto, in una carriera  piuttosto diversa dai suo colleghi piloti dove praticamente tutti iniziano dalle piccole cilindrate: il Morbido esordisce nel 2011 col Team Forward Racing Jr. in sella alla Yamaha R6 nell’Europeo Superstock 600, che vincerà nel 2013 con la Kawasaki del Team Italia San Carlo patrocinato dalla Federazione, e affacciandosi al mondiale Moto2 già nello stesso anno grazie ad un altro compianto campione gentiluomo quale era Fausto Gresini.

Nel 2014 diventa pilota titolare nel Team Italtrans conseguendo, con calma e costanza, un buon 11° posto e portandosi al terzo posto l’anno successivo, condizionato purtroppo da un infortunio in allenamento nel quale rimedia la frattura di tibia e perone della gamba destra che lo costringerà a saltare ben quattro gran premi, togliendogli ogni velleità di andare a caccia del titolo.

Il 2016 lo vede protagonista col Team Marc VDS Racing, in squadra col compagno Alex Marquez; durante la stagione conseguirà buoni risultati che lo porteranno al 4° posto in classifica generale con ben 213 punti. L’anno successivo Franco, maturo agonisticamente, si porta a casa il successo nelle prime tre gare con una serie di risultati positivi e arriva all’ultima gara in Malesia con 29 punti di vantaggio sul suo diretto e agguerritissimo rivale, lo svizzero Thomas Luthi. La mattina prima di andare in gara riceve la notizia che il suo rivale si è infortunato e non potrà esserci, cosa che lo toglie matematicamente dalla lotta per il titolo.

Il Morbido però non gioisce: voleva vincere e battere in pista l’avversario. Fa la gara e arriva terzo, e solo dopo si rende conto di aver finalmente realizzato quel sogno in cui tanto hanno creduto lui ma soprattutto i genitori, in special modo il padre Livio.

Franco Morbidelli a soli 21 anni, come il suo numero di gara, è il nuovo campione del mondo della Moto2, primo pilota italiano a vincere in questa categoria, riportando un titolo mondiale in Italia 8 anni dopo quello del suo grande amico Valentino e nove da quello di un altro grande compagno di vita e di scorribande in moto, il Sic.

 

 

E così il Team VDS lo premia portandolo a debuttare in MotoGP, su una Honda RC213V, con accanto come compagno l’ostinato e talentuoso pilota elvetico Luthi, a cui ha strappato il titolo nella passata stagione in Moto2, e che però deluderà molto.

L’anno successivo passa al Team Petronas Yamaha SRT alla guida della YZR-M1 con Fabio Quartararo come compagno di squadra; la “bega” Quartararo come usa amichevolmente dire lo stesso Rossi. Quel ragazzo già iridato, che confessa di voler un’altra vita in cui, come tanti, poter studiare e magari diventare ingegnere, chiuderà il mondiale in 10° posizione.

Franco è cresciuto tantissimo, è un Campione a tutti gli effetti, tanto che nel 2020 chiude la stagione al 2° posto, in un campionato quasi surreale stravolto dalla pandemia, battuto per una manciata di punti da Joan Mir.

Per metà italiano e per l’altra brasiliano, eredita dalla madre quella capacità di farsi scivolare un po’ addosso il mondo, di divertirsi in maniera semplice e di giocare a pallone, anche se con quell’allegria un po’ malinconica, la tipica “saudade”, di questo popolo; dal padre invece eredita la volontà e la capacità di fare al meglio quello in cui crede.

 

 

Franco è morbido nella vita ma non in pista, dove non ha timori reverenziali per nessuno ma rispetto per tutti i suoi colleghi; è il tipico esempio di come la tolleranza e la correttezza non debbano essere interpretati come debolezza, dove più che protestare e lamentarsi bisogna studiare e riflettere, sia sugli altri che, soprattutto, su se stessi, cercando i risultati molto più che la scena o le polemiche.

Questo ragazzo è un vero signore del mondo delle due ruote, un campione fuori e dentro la pista, un orgoglio italiano che sono sicuro continuerà a scrivere il suo nome nelle pagine della storia del motociclismo.

Restate collegati alla Tana!