I miti delle due ruote – Giacomo Agostini, seconda parte

Quando coi tre diapason Agostini “sgonfiò” il marziano Kenny Robert.

 

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Torniamo a parlare del Campione dei Campioni, che abbiamo lasciato nella prima parte di questo articolo con la bellezza di 10 mondiali vinti nell’arco di cinque anni; a molti, me compreso, verrebbe spontaneo pensare che quanto vinto fino a quel momento fosse già più di quanto qualsiasi pilota potesse attendersi dalla sua carriera. Giacomo ha 30 anni ed a quell’epoca l’età media di chi correva nella classe regina era più di alta di quanto sia oggi, in fondo lui è ancora giovane e fortunatamente non ha patito nella sua carriera infortuni fisici seri… Ma la motivazione?

Nel 1973 Ago è ancora in sella alla MV con la quale ha vinto tutto ed in quell’anno gli viene affiancato l’inglese Phil Read a cui viene affidata l’unica moto ufficiale, quella vincente; a Giacomo che ha già vinto tanto viene dato un prototipo. Magari come per altri costruttori dopo un dominio tale scatta la molla di dimostrare che vince la moto più che il pilota, e la conclusione è proprio quella: Read vince il mondiale mentre Ago a cui è stata data una moto tutto fuorché competitiva non va oltre il seppur onorevole terzo posto.

 

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E così a dicembre del 1973 il pluricampione annuncia la rottura con la casa varesina ed il passaggio alla Yamaha, alla quale oltre ad un ingaggio fantascientifico chiede come condizione di portare con se i meccanici che finora lo hanno seguito con la MV, ma nessuno di loro accetta di seguirlo: la stampa e l’opinione pubblica lo attaccano, reo di essersi venduto al nemico. Giacomo si trasferisce in Giappone dove come da contratto deve sviluppare la nuova YZR 500 OW20 quattro cilindri ma due tempi: un cambiamento che segnerà l’inizio di una nuova era e che porterà dopo pochi anni alla scomparsa dei motori quattro tempi.

Il 1974 sarà ancora la MV Agusta a portarsi a casa primo e secondo posto con Read ma la Yamaha funziona, ed all’esordio a Daytona il nostro connazionale viene un po’ deriso dalla stampa locale per via della sua fama di latin lover ed anche perché italiano, perché sull’altra moto della casa di Iwata c’è il campione di casa, Kenny Roberts, che rincara la dose: intervistato dichiara che “Agostini non conosce il circuito e non conosce la moto, me lo mangerò crudo”.

 

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Ma Agostini è un tipo concreto, ignora Roberts e si concentra sulla gara. Percorre a piedi la pista tante volte, all’ora di pranzo corre con la tuta di pelle addosso, e passa il tempo restante a controllare la sua moto in ogni dettaglio, con meticolosità e pignoleria da mettere in difficoltà la proverbiale cura dei giapponesi: è già rimasto a piedi quando era in testa ad una gara per una saldatura di un filo, e non vuole restarci di nuovo.

Anche nelle qualifiche l’italiano non va oltre il quinto posto mantenendo un profilo basso, ma il giorno della gara esce fuori tutto il suo potenziale e la voglia di dimostrare che il Re è ancora lui: va in testa e imprime alla gara un ritmo forsennato, spinge per 52 giri come se non ci fosse un domani costringendo gli avversari poco avvezzi alla regolarità a consumare gomme e benzina. Vince in solitaria davanti al compagno di marca che avrebbe dovuto mangiarlo crudo, e che alla fine dirà di lui: “non posso credere che Agostini sia un essere umano”. Ma a fine stagione non andrà oltre il quarto posto, complici alcuni inconvenienti tecnici ed una clavicola rotta che gli farà saltare qualche gara… anche se potrà consolarsi col titolo nella 350.

Nel 1975, a 33 anni, Ago è più in forma che mai. Vince 4 gare e non scendendo mai dal podio si porta a casa di nuovo il titolo della classe regina, riconfermandosi il migliore nella mezzo litro dopo solo due anni con la nuova moto.

L’anno successivo il campione in carica e la Yamaha non trovano la quadra: per i giapponesi sarà un disastro, vinceranno solo il titolo costruttori in 350; ma anche per l’italiano non andrà tanto meglio. Tentato dalla chiamata della sua amata MV ormai sull’orlo del tracollo accetta la sfida, dimostrandosi un grande manager oltre che un asso col manubrio in mano, trovando sponsor e fondi per mantenere vivo quel sogno tutto italiano che tanto gli ha dato ed a cui ha dato come nessun altro pilota. Nonostante questo non potrà andare oltre il settimo posto in classifica generale, lui con la sola e unica moto italiana a 4 tempi in mezzo ad una selva di Yamaha e Suzuki a due tempi. Per la casa italiana è il capolinea, abbandona ufficialmente le competizioni col canto del cigno, con l’ultima vittoria del binomio tricolore sul leggendario circuito circuito del Nurburgring, lì dove avevano vinto insieme per la prima volta.

 

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Il 1977 torna alla Yamaha, ma gli anni si cominciano a far sentire ed i giovani talentuosi (Sheene, Cecotto, Lucchinelli) ne hanno di più; Agostini non riesce più a vincere e conclude il campionato al sesto posto. A fine anno annuncerà il suo ritiro dalla competizioni motociclistiche per passare alle auto, correndo in Formula 2 ma senza risultati di rilievo, riuscendo ad ottenere qualche podio e conseguendo il quinto posto come miglior piazzamento nel 1980, alla fine del quale annuncia il suo definitivo ritiro dalle competizioni motoristiche.

Ma non è finita qui: Ago ha ancora tanto da dare al mondo delle due ruote. Sarà team manager per 11 anni con la Yamaha con la quale vincerà il ragguardevole numero di sei titoli mondiali, terminando la sua carriera alla guida della scuderia Cagiva.

Dal carattere deciso e determinato, meticoloso e geloso dei suoi segreti tanto da tenere tutta la sua “telemetria” di allora in diari in cui disegnava il circuito e vi scriveva marce e giri motore nella relative curve (ora custoditi nella sua casa museo), egoista quanto basta per non voler lasciare nulla ai suoi avversari ma non per questo sgarbato od ostile, può definirsi il primo vero pilota “mediatico” del motomondiale, capace di produrre e guadagnare cifre impensabili per l’epoca.
Questo signore, la leggenda delle leggende, vanta un palmares che merita di essere riassunto.

Come pilota:

  • 15 titoli mondiali (8 in 500 e 7 in 350)
  • 18 titoli italiani (16 nel campionato italiano velocità, 1 nella Salita ed uno Juniores)
  • 311 vittorie totali (123 nel mondiale con 168 podi su 190 gare)
  • unico pilota al mondo ad aver vinto più titoli mondiali delle stagioni disputate (15 su 13)

 

Come team manager:

  • 6 titoli mondiali classe 500cc (3 piloti e 3 costruttori)

 

Chiudo con una precisazione che ai più attenti non sarà sfuggita: ho chiamato Agostini diverse volte il bresciano perché di fatto lì è nato, ma Giacomo è bergamasco nelle origini e nel cuore!

A sabato prossimo, ci rileggiamo sulla Tana!