I miti delle due ruote – Eddie Lawson

Il dominatore dell’era due tempi, ma troppo concreto per far sognare.

 

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Eddie Lawson è stato un pilota eccellente, il migliore degli anni ’80 ad interpretare un periodo bellissimo ed intenso del motomondiale, quello delle cattivissime 500 2t; ma è entrato molto meno di altri nel cuore dei tifosi anche se è stato l’unico americano a vincere quattro titoli mondiali con le mezzo litro.

Eddie nasce a Upland (sempre la California!) l’11 marzo del 1958 e fa il suo esordio nei campionati nazionali anche se qui non è che vi siano molte informazioni certe, ma in quegli anni non c’erano media e computer come adesso e di molti di questi campioni non ci sono dati certi registrati; alcuni di loro hanno disputato centinaia di gare in campionati minori di cui non c’è più traccia. Uno dei primi risultati annoverati nella sua carriera è la vittoria alla 100 miglia di Daytona nel 1981 a cui segue nello stesso anno anche l’esordio ufficiale nel motomondiale, nella 250 con la Kawasaki: è risaputo che gli americani non abbiano mai avuto un grosso successo nella quarto di litro e questo fa proprio parte della cultura statunitense, da loro moto di quella cilindrata praticamente non esistono, non come da noi dove il vivaio di piloti nelle piccole cilindrate è enorme.

Ma torniamo al nostro pilota, lo abbiamo lasciato nel 1981 nel mondiale 250 dove però non riesce ad ottenere neanche un punto. Nello stesso anno Lawson è impegnato nel campionato AMA Superbike con la Kawasaki e nell’AMA 250 road racing national che vince entrambi, per poi ripetersi anche l’anno successivo in entrambe le categorie.

 

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Nel 1983 avviene il salto di categoria che lo proietta nella classe regina e nel Continental Circus: approda nel potente e preparato team Agostini con la YZR 500, in squadra col già tre volte campione del mondo, il marziano Kenny Roberts, accanto al quale però non sfigura affatto. Quel ragazzo introverso e silenzioso si ritrova a competere con piloti del calibro appunto di Roberts, Spencer, Mamola, chiudendo la stagione al 4° posto e mettendosi dietro vecchie (si fa per dire!) volpi già titolate dello spessore di Marco Lucchinelli, Franco Uncini, Barry Sheene

Ed eccolo al via della stagione 1984 con le migliori premesse, che lo vedono confrontarsi in un agguerritissimo campionato che vede favorito il campione in carica Freddie Spencer con la Honda; Lawson non si fa intimorire, e con 4 vittorie, 4 secondi posti ed un terzo chiude la classifica generale con 142 punti, laureandosi campione del mondo davanti ad una intera brigata Honda e riportando il titolo costruttori alla Yamaha. Pensate che dei 163 punti necessari a conseguire il titolo 142 sono quelli conseguiti appunto dal californiano.

L’anno successivo Spencer e la Honda tornano forti più che mai e, nonostante le 3 vittorie conseguite, Eddie dovrà lasciare lo scettro nelle mani del connazionale che con 7 vittorie si riprende il titolo riportando anche il costruttori alla casa di Hamamatsu.

Eddie guida bene, è pulito e sbaglia pochissimo o niente, tanto che quando lo si vede guidare sembra che rispetto ad altri vada piano, ma nella realtà è sempre lì tra i primi; nel 1985 tenta di nuovo l’assalto al titolo, ma in quegli anni ad andare forte sono parecchi piloti, uno su tutti l’asso della Louisiana Spencer che quest’anno più che mai farà bottino pieno lasciando pochissimo ai suoi rivali: si porterà a casa titolo 500 e 250. Lawson, benchè consegua 3 vittorie e 6 secondi posti, per soli 8 punti vede sfuggire di nuovo il titolo della classe regina.

 

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Nel 1986 sarà proprio l’asso di Upland a bastonare tutti: con 7 vittorie, 2 secondi ed un terzo posto Lawson schiaccia la concorrenza aggiudicandosi di nuovo il titolo della mezzo litro, lasciando il podio nell’unica gara in cui commette un errore cadendo al primo giro quando era in testa, nel gp di Olanda ad Assen, riportando di forza anche il titolo costruttori alla casa di Iwata, di forza perché di nuovo dei 154 punti alla fine della stagione ben 139 li ottiene lui.

Sembra che Eddie sia l’uomo degli anni pari: nel 1987 infatti, nonostante 5 vittorie, 6 secondi posti ed un terzo lo statunitense non andrà oltre il 3° posto in classifica generale, complici i 3 ritiri a cui è costretto, dimostrando ancora una volta quanto difficile e livellato sia il motomondiale. Lo precederà di un solo punto il compagno di squadra Randy Mamola, lasciando il titolo all’australiano Wayne Gardner su Honda. I due alfieri Yamaha però grazie ai brillanti risultati conseguiti mantengono il titolo costruttori nelle mani della casa dei tre diapason.

E l’anno successivo, il 1988 è finalmente numero pari ed Eddie con ben 7 vittorie, numerosi podi e nessun ritiro si riprende la corona della classe regina: il californiano è campione del mondo per la terza volta in carriera, strappando il titolo dalle mani del rivale Wayne Gardner su Honda e del connazionale Wayne Rainey suo compagno di squadra, mantenendo anche il titolo costruttori alla Yamaha.

Nel 1989 dopo sei anni con la casa di Iwata, insieme alla quale tanto ha vinto, Lawson decide di cambiare: sarà al via del campionato in sella alla Honda NSR. Tutti si aspettano un anno di adattamento per comprendere una moto piuttosto diversa dalla precedente; in più c’è l’incognita anno dispari che sembra aver giocato sempre brutti scherzi al talento californiano. Suoi avversari di sempre Rainey con la sua ex moto campione del mondo ed un sempre più in forma Kevin Schwantz anche se su una Suzuki che non sembra essere all’altezza delle blasonate concorrenti giapponesi. Stavolta Eddie stupisce tutti: benchè con sole 4 vittorie contro le 6 del funambolico alfiere della Suzuki Lawson precede tutti in classifica generale, merito anche della sua proverbiale costanza ed affidabilità, portando a casa punti in tutte le gare disputate, battendo Rainey e riportando il titolo costruttori in casa Honda. Schwantz, che vince più gare di chiunque altro nell’anno, arriverà solamente 4° in campionato.

L’anno successivo torna alla Yamaha col team Roberts e, come sempre, se arrivare in alto è difficilissimo restarci forse lo è ancora di più. Alla gara d’esordio in Giappone infatti Eddie cade e nelle prove del gp di casa a Laguna Seca non sarà più fortunato: un meccanico dimentica di inserire una coppiglia alle pastiglie dei freni e lo statunitense rimedia una brutta caduta che lo costringe a saltare diverse gare. Nonostante ciò al rientro è di nuovo subito sul podio, e non ci scenderà praticamente mai fino a fine stagione, chiudendo al 7° posto in classifica generale, il risultato peggiore da quando corre nella classe regina.

Qualcosa si spezza nel feeling col team, e l’americano decide di accettare una nuova sfida: nel 1991 Eddie porterà in pista la Cagiva C591, in squadra con Alexander Barros che, insieme a Randy Mamola, ha sviluppato quel sogno tutto Italiano a cui i fratelli Castiglioni sperano di dare una svolta con l’arrivo del quattro volte campione del mondo. Lo statunitense ce la metterà tutta riuscendo a conseguire qualche piazzamento ed ottenendo 126 punti con i quali chiuderà al 6° posto nella classifica generale.

 

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Purtroppo la casa varesina non è in grado di dare ad Eddie una moto vincente con cui battere i colossi giapponesi, ed anche nel 1992 l’americano raccoglierà solo 56 punti con cui chiuderà il campionato piazzandosi al 9° posto; regalerà alla casa Italiana il sogno di vincere il primo gran premio in Ungheria dopo dieci anni di competizioni nel motomondiale, compiendo un capolavoro di strategia e talento: in una gara fermata dalla pioggia tutti ripartono con le rain, tranne lui che anche su consiglio del suo capotecnico Fiorenzo Fanali decide di riprendere il via con le intermedie; all’inizio scivolerà sempre più indietro, ma piano piano inizierà una rimonta sulla pista che asciuga arrivando a girare anche 20” al giro in meno degli altri. Questa sarà purtroppo anche l’ultima vittoria di Lawson nella sua lunga e fruttuosa carriera.

Lo statunitense a fine campionato annuncerà il suo ritiro ufficiale dalle competizioni, con un palmares di 4 titoli iridati (tutti in 500), 130 gran premi disputati con 31 vittorie, 31 secondi e 16 terzi posti nei suoi dieci anni nella classe regina.

Personaggio schivo e introverso, più che poco amico oserei dire nemico dei giornalisti e delle interviste al punto di sottrarsi anche dopo le vittorie alle domande ed ai riflettori, ha sempre badato molto al concreto, ai punti, sbagliando pochissimo con uno stile di guida pulito e regolare che poco spazio lasciava allo spettacolo, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Eddie il tranquillo” o “steady Eddie” (il costante) e rimanendo poco nella memoria dei tifosi, lui che ha vinto in quegli anni più di tutti i suoi diretti concorrenti come Roberts, Spencer, Rainey e Schwantz.

Una brava persona, che non amava gli eccessi e mal digeriva anche le feste in suo onore a fine campionato in cui si esagerava sempre un po’ tra scherzi e alcool; per rivederlo in pista ad un gran premio di casa ci vollero oltre dieci anni dopo la sua uscita di scena. Fisicamente integro, è rimasto a vivere nella sua Upland ed ha mantenuto un grande rapporto di amicizia col suo rivale Wayne Rainey per il quale ha costruito uno speciale kart per permettergli di continuare a girare insieme dopo il suo grave incidente, a dimostrazione che i valori di amicizia e rispetto per questo grande campione erano e sono tuttora più importanti dei riflettori e della notorietà.

 

A presto e restate collegati sulla Tana!