Goldrake torna in una graphic novel francese ufficiale: un sequel maturo, sorprendente e carico di umanità, che riaccende il mito del celebre robottone.

A distanza di oltre quarant’anni dalla conclusione della serie animata, Goldrake (o Goldorak, come è noto in Francia) torna sulle pagine di una graphic novel, stavolta realizzata da un team di talentuosi fumettisti francesi; un progetto ambizioso e ufficiale, supervisionato e approvato dallo stesso Go Nagai, autore del celebre gigante d’acciaio. Il fumetto nasce dalla collaborazione tra Xavier Dorison, Denis Bajram, Brice Cossu, Alexis Sentenac e Yoann Guillo, cinque nomi noti del fumetto d’oltralpe che hanno deciso di rendere omaggio a un’icona dell’animazione giapponese degli anni Settanta, amatissima in Francia, Italia e nel mondo arabo.
Il nuovo racconto riparte dieci anni dopo gli eventi conclusivi dell’anime. La Terra sembra al sicuro e Actarus ha cercato di lasciarsi alle spalle la guerra e le tragedie, ma una nuova minaccia si profila all’orizzonte: l’Hydragon, un’arma devastante proveniente dai superstiti dell’Impero di Vega, intenzionati a vendicarsi. Il ritorno di Goldrake diventa così inevitabile, dando il via a una nuova battaglia che mette in gioco non solo la sopravvivenza del pianeta, ma anche le fragili ricostruzioni personali dei protagonisti.
L’idea di realizzare un sequel della storia di Actarus merita applausi, soprattutto se si considera che Goldrake, all’epoca, non ebbe grande successo in Giappone, dove il gigante di riferimento firmato Go Nagai resta e resterà sempre Mazinga Z. Al contrario, per gli europei il primo vero robottone del maestro giapponese continua a essere il mitico Ufo Robot.

Il racconto proposto dai fumettisti francesi si distingue per un tono più maturo, riflessivo, spesso doloroso. A differenza della serie originale, fortemente episodica e più lineare, qui la narrazione si fa corale, densa di significati morali ed esistenziali. Non si segue soltanto il cammino di Actarus, Alcor e compagni, ma si osservano da vicino anche le motivazioni e il tormento dei superstiti di Vega, in particolare di uno dei loro leader, consumato dal desiderio di vendetta. Il tutto si muove in un’atmosfera carica di malinconia, dove la speranza è rarefatta e le scelte dei personaggi risultano sempre più gravose, dense di implicazioni personali e morali.
Le decisioni sofferte e il senso di perdita aggiungono al racconto un tono grave, che lo avvicina più al dramma umano che alle classiche storie sui robottoni di quegli anni. È evidente che gli autori non volevano semplicemente rilanciare un marchio noto facendo leva sulla nostalgia: quello che hanno costruito è un vero tributo, un atto d’amore verso un’opera che li ha segnati, pur nella consapevolezza che la serie originale fu profondamente modificata per il pubblico europeo.
Anche la caratterizzazione dei personaggi è curata e rispettosa delle origini, pur introducendo evoluzioni significative. Actarus è sempre più avvolto da una spirale di colpa e responsabilità che lo rende incredibilmente umano, più vicino a un eroe tragico che a un paladino invincibile; la sua sofferenza interiore è palpabile e coerente con il suo vissuto.

Alcor, che nell’adattamento italiano non è più Koji Kabuto, il pilota del Mazinga Z, ma un personaggio autonomo che è diventato un magnate dell’industria, sembra aver smarrito se stesso, come se il successo non avesse colmato il vuoto lasciato dagli eventi passati. Venusia, invece, è cresciuta enormemente: ora studia medicina, è determinata e consapevole, e la sua trasformazione risulta credibile grazie alla narrazione dei dieci anni trascorsi. Gli altri personaggi fanno solo brevi apparizioni o mantengono ruoli più statici, ma nulla stona con la coerenza dell’insieme.
Lo stile grafico è anch’esso un punto di forza: i disegni sono un tributo all’estetica originale, ma rinnovati con eleganza. Alcune scelte visive, come la barba di Actarus o il design dell’Hydragon, danno nuova forza al racconto, esaltando l’atmosfera e rendendo più intensa l’esperienza di lettura. La cura per i dettagli, le espressioni dei personaggi, le scene d’azione e gli sfondi dimostrano quanto rispetto e passione siano stati messi in questo progetto.
Per chi è cresciuto con Ufo Robot, questo fumetto rappresenta molto più di un semplice omaggio nostalgico: è un vero epilogo, degno e rispettoso, capace di dare nuova profondità a personaggi che abbiamo amato da bambini e che oggi ritroviamo più umani, più complessi, più veri. A differenza di operazioni come Goldrake U, che sembrano inseguire il mito senza coglierne davvero l’anima, questo sequel francese tocca le corde giuste, parlando tanto alla memoria quanto alla maturità di chi legge; è in tutto e per tutto un atto d’amore fatto con competenza, passione e rispetto. Se c’era un modo per chiudere il cerchio, questo è sicuramente quello giusto.









