Un Professore – Stagione 2: la recensione

Proseguono le peripatetiche avventure del professore più piacione di tutti i licei d’Italia, con l’aggiunta di un chilo di politicamente corretto.

 

Un Professore stagione 2 recensione

 

Il tempo in qualche modo si deve passare. Se non siete (per fortuna) dediti al crimine organizzato o ad atti autolesionistici come droga o sesso estremo, i nuovi dodici episodi di Gassmann docente di filosofia svolgono il loro onesto servizio. La classe è un po’ cambiata negli alunni (ma perché perdere Chicca e Pin che spaccavano?) e il personaggio di Mimmo (al secolo Domenico Cuommo), spigoloso scugnizzo napoletano sempre in mezzo ai guai, diventa più preponderante. Per il resto, il canovaccio è immutato: Manuel e Simone continuano ad essere i veri mattatori del cavallo di battaglia Rai (e che sia tremendamente Rai si vede dopo dieci secondi netti!) con il primo a fare da vessillo dell’eterosessualità e il secondo del mondo gay. Ma le aperture al pensiero moderno non finiscono qua.

 

Un Professore stagione 2 recensione

 

In una sola classe di liceo classico c’è anche una ragazza madre dal passato torbido, un’ingenua vittima di ricatti sessuali, un calciatore di colore che si porta nel cuore tutto il dolore dell’Africa e una ricca e annoiata figlia di papà finita in carrozzina a seguito di un brutto incidente autostradale. Un giro d’acqua santa lo si sarebbe potuto fare, ma ormai il dado è tratto e questa è la squadra che ha avuto tra le mani Alessandro Casale, subentrato alla regia dopo la prematura scomparsa di D’Alatri.

Il prof. Dante Balestra è in splendida forma; fisica, perché l’Alessandro nazionale non perde occasione per mostrare al pubblico il frutto delle ore spese in palestra (chi è che non sta a petto nudo in una corsia d’ospedale?), e mentale, con la caccia grossa che prosegue incessatamente dopo aver cecchinato in sequenza Claudia Pandolfi, la rappresentante dei genitori e quella di matematica (che non ha un nome ma è comunque bona). Letale come un cobra dell’amore, se sei donna e respiri, prima o poi a letto con lui ci finisci. Per fortuna le donne non sono rappresentate come oggettini da collezione ma libere di controbattere mossa su mossa: vogliamo infatti ammettere che la Pandolfi non è che si annoi più di tanto e che la cardiologa potrebbe passare alla categoria milf di Youporn senza colpo ferire? Uno a uno e palla al centro.

Se nella prima stagione, però, l’idea di dedicare ad ogni puntata lo studio di un filosofo poteva essere la salvezza dalla mediocrità, qua la felice intuizione si affievolisce ulteriormente. Il racconto delle lezioni è sempre più scarno e macchiettistico. Praticamente in tutta la stagione non si studia mai in classe sui banchi: una volta in piedi, una volta a spasso per i corridoi, una volta al parco fino ad arrivare al finale strappalacrime (che non spoileriamo) dove si sfiora il ridicolo. A tutto questo si aggiunge una sotto storia di mafia credibile come un rave al villaggio dei puffi, dove ragazzini di diciotto anni tengono botta a criminali incalliti della peggiore Gomorra.

Cosa salva dall’insufficienza la seconda stagione di Un Professore? I dialoghi tengono a galla la barca dando l’idea di guardare qualcosa di poco geniale ma neanche di così infimo. I giovanissimi, infatti, nella loro recitazione acerba sono comunque i migliori, e le battute che dicono fanno ridere. Non è poco, considerando che in giro si considera Michela Giraud una comica! Altro momento assai buffo? Svelare quando la serie tocca il fondo e cioè quando il pessimo Thomas Trabacchi, che nella finzione è il magnate Nicola, scopre che Manuel è suo figlio: l’espressione è a dir poco lignea, ma di quel legno massello che Ikea ti vende come ottimale per gli armadi più solidi.

 

Un Professore stagione 2 recensione

 

A contrappasso e in conclusione, merita invece un plauso Pia Engleberth, la mamma del Professore, bravissima nella parte della vecchia scucita fricchettona che ha ancora una vita sessuale che tutti noi ci sogniamo e che è l’unica a capire veramente gli studenti con tutti i loro pensieri, emozioni e traumi tra cui l’obbligo imprescindibile di doversi sciroppare in ogni apertura di episodio la canzone Spazio Tempo di Francesco Gabbani, che al primo ascolto è anche piacevole ma già dalla terza messa in onda rischia di provocare ischemie musicali.

Come nei più classici degli incubi dell’esame di maturità che si reiterano all’infinito, una terza stagione è già stata annunciata e messa in produzione. Considerando che il liceo Leonardo Da Vinci nel Rione Monti di Roma a settembre dovrà ospitare nuovamente i ragazzi reali del ginnasio, la sensazione e il timore è che il danno sia stato già fatto.
Si accettano scommesse su quante nuove squinzie impallinerà Gassmann, con quel suo sguardo struggente e la barbetta perennemente di tre giorni.

 

Un Professore – Stagione 2, 2023
Voto: 6
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