Con grande entusiasmo arriva in Italia il remake di Goldrake, che rielabora il mito mescolando elementi classici a una visione narrativa spesso lontana dall’originale.

A cinquant’anni dalla nascita di Goldrake, il leggendario gigante meccanico torna sugli schermi con una nuova serie animata. Voluto e finanziato dall’Arabia Saudita, paese in cui il robot ideato dal maestro Go Nagai rappresenta un vero e proprio fenomeno culturale, il remake rende omaggio a un’opera che ha segnato intere generazioni; ed in particolare proprio in Arabia, Francia e Italia, paesi dove l’iconico mecha ha riscosso un successo incredibile.
Nonostante l’entusiasmo dei nostalgici, Goldrake U non si rivolge direttamente ai cinquantenni cresciuti con l’originale degli anni ’80. La nuova produzione, pensata per il mercato adolescenziale giapponese, introduce inevitabili differenze che potrebbero disorientare il pubblico adulto: chi volesse guardare al remake sperando di ritrovare gli Actarus e Goldrake idealizzati nei ricordi della propria infanzia, si scontrerà con un prodotto che guarda avanti piuttosto che indietro.
La serie è un remake che reinterpreta la storia in chiave contemporanea. Actarus è ancora un principe esiliato dal pianeta Fleed, costretto a combattere contro le forze di Vega per proteggere la Terra; la narrazione segue però un percorso diverso rispetto all’originale, incanalandosi in una complessa e drammatica storia d’amore. Nuovi eventi, personaggi e ambientazioni ridefiniscono le dinamiche della trama, pur mantenendo alcuni elementi chiave. Alcuni volti noti tornano con modifiche significative, mentre altri sono stati eliminati del tutto, come il padre e il fratello di Venusia. Allo stesso tempo vengono introdotti personaggi inediti, come Teronna, sorella della principessa Rubina, quasi uno sdoppiamento del personaggio originale, cosa che arricchisce il lato narrativo sentimentale.
Finalmente si fa chiarezza su Alcor, che viene correttamente associato a Koji Kabuto, il celebre pilota di Mazinga Z, un dettaglio che sottolinea la connessione dell’universo di Goldrake a quello delle altre creazioni di Go Nagai. Per quanto riguarda i protagonisti, Actarus è stato reso più emotivo e riflessivo, un eroe tormentato dal peso delle sue azioni e delle sue responsabilità. Venusia subisce uno stravolgimento e viene ridotta a mero strumento narrativo, con una caratterizzazione debole e fumosa che lascia molti dubbi. Maria e Alcor, invece, mantengono uno spirito più leggero, più fedele alla loro rappresentazione originale.

Le truppe di Vega portano avanti il loro ruolo dando maggiore spazio alla principessa Rubina e a sua sorella inedita Teronna. Questi cambiamenti tentano di aggiungere complessità ed intrecci emotivi più profondi alla storia, e nel finale di stagione ci riescono in maniera interessante. Ciò che invece viene trattato malamente e lasciato senza una spiegazione è la sottotrama mistica introdotta solo marginalmente e legata a Venusia, che dà la sensazione di un’opportunità mancata.
Un aspetto di forte discontinuità rispetto al passato è la rielaborazione grafica dei personaggi. L’animazione, curata dallo studio Gaina, è purtroppo di un livello qualitativo non particolarmente brillante. Actarus, che nell’originale aveva un aspetto più maturo e virile, appare ora più giovane e snello, con tratti quasi androgini. Anche Venusia è stata ridisegnata in modo radicale, mentre Alcor, Maria e quasi tutti gli altri personaggi secondari e gli antagonisti sono molto più simili alle loro controparti di cinquant’anni fa.
Perlomeno l’animazione in CGI utilizzata per realizzare i robot è di un livello qualitativo più alto rispetto ai personaggi. Le poche battaglie tra giganti meccanici riescono a trasmettere la maestosità di Goldrake, dei tre mezzi di supporto a lui collegati e di Mazinga. Proprio quest’ultimo riceve un trattamento privilegiato da Go Nagai, tanto da rubare, anche se solo in parte, le luci della ribalta al suo collega.
I mostri di Vega sono realizzati bene; alcuni ricordano quei dischi meccanici tipici della prima serie, altri invece sono nuove proposte selezionate grazie a un concorso bandito qualche anno fa proprio per accogliere nuovi mecha design da utilizzare per Goldrake U.
La sigla di apertura convince per la bella sequenza delle immagini, ma non per la colonna sonora, mentre la sigla conclusiva ha un arrangiamento indubbiamente più interessante, come lo sono le musiche che supportano i momenti più importanti della narrazione. Tuttavia, è innegabile che Ufo Robot, scritto da Luigi Albertelli, e in particolare Shooting Star, utilizzato nella sigla di chiusura della serie originale, rimangano le canzoni perfette per accompagnare il volo del mitico robot di Actarus.

È inevitabile confrontare Goldrake U con la serie del 1975. L’originale si caratterizzava per una formula episodica semplice e lineare, con battaglie risolutive che esaltavano valori come il sacrificio e la forza d’animo. Il remake, invece, si sforza di esplorare maggiormente la complessità dei rapporti emotivi tra i protagonisti e di adattarsi alle aspettative narrative contemporanee. Questa transizione non sempre convince: alcune trame sono poco funzionali al resto della storia o addirittura un ripiego per sistemare passaggi mal concepiti. Queste scelte così lontane dalla serie originale sono state ovviamente influenzate dal grande successo ottenuto dalla serie animata Neon Genesis Evangelion, che ha tracciato una profonda linea di separazione nel modo di presentare le storie sui robottoni.
La scelta di Rai 2 di trasmettere Goldrake U rappresenta una ventata di novità per le reti nazionali che ormai da tempo non presentano al pubblico anime di un certo livello o di grande richiamo; questo remake, pur con i suoi limiti, rappresenta un tentativo coraggioso di riportare l’animazione più complessa nelle case di tutti. Non sarà il cartone animato del momento, quel titolo probabilmente è una contesa a due tra Arcane: League Of Legends e DanDaDan, ma è un passo significativo per rilanciare un genere che merita maggiore visibilità.
Il remake di Goldrake è uno scontro titanico tra un gigante meccanico e l’impero di Vega, una storia d’amore drammatica, un legame d’amicizia profondo, una dichiarazione d’amore per la Terra, ma è anche un prodotto imperfetto. Con limiti nell’animazione, con una storia principale e delle sottotrame non sempre all’altezza e con una gestione problematica di alcuni personaggi, questo remake non cerca di competere con il mito originale ma prova piuttosto a reinventarlo, proponendo qualcosa di diverso, qualcosa che viaggi sulle sue gambe, anche se malferme, e tenta di raccontare una storia tutta sua. Questo è sufficiente? Probabilmente no, ma tanto è bastato per far ventilare l’ipotesi di una seconda stagione.









