Nonostante alcune buone idee e la scelta di non utilizzare il tipico stile orientale, The Last Bloodline si rivela una proposta che stenta a emergere.

I vampiri, sebbene non facciano parte della cultura tradizionale coreana o giapponese, hanno trovato spazio nelle loro opere grazie all’influenza della cultura occidentale. L’introduzione di queste mitiche creature ha spinto molti autori a reinterpretare la figura del vampiro, creando storie che si allontanano dai classici archetipi; tra le più interessanti possiamo ricordare Hellsing Ultimate, Vanitas No Carte e Call Of The Night. È proprio in questo contesto che si inserisce The Last Bloodline, un manhwa che prova a raccontare una nuova prospettiva sulla figura dei vampiri.
La trama si concentra su Mallory, una giovane donna che, secondo una profezia, è destinata a diventare la “Regina dei Vampiri”. Ignara di tutto questo, la ragazza viene catapultata in un mondo pericoloso e complesso, dove le famiglie di vampiri si sono differenziate nel tempo per poteri, abilità e influenze culturali. Con questo spunto l’autore mette le basi per poter giocare con una narrazione ricca di intrighi e giochi di potere che possono spaziare attraverso diverse etnie, luoghi e tradizioni.

The Last Bloodline si distingue anche per la sua costruzione del mondo dei vampiri, che pur essendo radicata nel folklore occidentale, si arricchisce di un contesto culturale influenzato dalla tradizione coreana. Alcune di queste famiglie di antichi vampiri si schierano apertamente con Mallory, riconoscendo in lei la nuova regina e accettando il suo destino; tuttavia, altre famiglie temono che il risveglio dei poteri latenti della nuova “Regina dei Vampiri” possa trasformarla in una figura pericolosa e sanguinaria, capace di scatenare una vera e propria mattanza. Questo conflitto tra le fazioni cerca di arricchire ulteriormente la narrazione, alimentando tensioni e alleanze precarie.
Le varie idee proposte inizialmente purtroppo non vengono sviluppate a dovere, e la trama fatica a decollare risultando mediocre e a tratti banale. Le dinamiche tra le varie fazioni non riescono a suscitare alcun coinvolgimento profondo e vengono toccate solo marginalmente, rimanendo per lo più sullo sfondo. La storia stenta a svilupparsi e si trascina fra trovate poco lungimiranti ed impalcature costruite e poi abbandonate. Un gran peccato, perché avere idee interessanti e non saperle sfruttare fa tutta la differenza tra un prodotto che può emergere ed uno che verrà sicuramente dimenticato.
La caratterizzazione di Mallory sembrerebbe l’aspetto gestito meglio di tutta l’opera. La protagonista è testarda, ma non priva di gentilezza e forza d’animo, qualità che la rendono capace di convincere anche le creature più antiche e potenti del mondo dei vampiri; questo mix di determinazione e dolcezza è ciò che le consente di emergere in un universo pericoloso e stratificato. Purtroppo anche lei inevitabilmente subisce le conseguenze di una storia gestita male, risultando troppo perfetta al cospetto di un nutrito gruppo di creature che invece dovrebbero saperla lunga principalmente per una vastissima esperienza accumulata in tutti gli anni di non morte. Purtroppo i vampiri sembrano tutti imperfetti ed estremamente fallaci, come se fossero bambini lasciati allo sbando senza una vera guida.

Come è tipico nelle opere coreane, anche The Last Bloodline è realizzato con l’ausilio di programmi e tecniche digitali moderne; ciò che però sorprende maggiormente è la volontà dell’autore di allontanarsi dalle classiche caratteristiche stilistiche orientali. Il design dei personaggi e degli ambienti si mescola con influenze occidentali, creando un aspetto visivo, almeno in questo caso, riuscito.
Come da prassi per molti Webtoon, The Last Bloodline ha concluso la sua prima stagione e poi si è fermato del tutto. È arrivato infatti l’annuncio della chiusura del progetto e l’autore ha rilasciato un ultimo capitolo provando a dare una conclusione alla sua storia con un sunto rapido, purtroppo anch’esso poco avvincente.









