La battaglia di Iwo Jima e’ stata una delle piu’ sanguinose del teatro Giapponese; ma questo wargame non ne rende degnamente memoria.

Iwo: Bloodbath In The Bonins e’ un titolo presentato da HexWar, una software house che realizza titoli di qualita’ medio-bassa ma che sono avvicinabili anche dai non esperti del settore.
Iwo e’ un gioco esclusivamente single player in cui potremo giocare solo i panni dell’americano; lo scopo del gioco e’ di eliminare dall’ isola ogni presenza giapponese in soli 13 turni.
Il gioco non si presenta malaccio graficamente, e la colonna sonora e’ accettabile. Ma com’e’ il gameplay?
L’impatto col gioco e’ molto difficile. Non c’e’ un manuale, e nemmeno un tutorial degno di nota. La nostra prima partita sara’ un vero gioco al massacro, in cui verremo inesorabilmente sconfitti (e male) perche’ le dinamiche sono oscure e non facilmente comprensibili. Al termine della prima ora di gioco (tanto durano, in media, le partite) ci renderemo forse conto che c’e’ un’icona in basso a sinistra, nel menu principale, che ci consentira’ di accedere a certe spiegazioni sul gioco che ci permetteranno di passare ad un livello di competitivita’ accettabile.

Una volta capite tutta una serie di sfumature, lo scontro comincera’ ad essere divertente grazie ad alcune intuizioni di design piuttosto interessanti.
Intanto, e’ fondamentale usare le unita’ di supporto (battaglioni tank e lanciafiamme) per aumentare il valore di combattimento della fanteria e poter distruggere il nemico; da sole, le nostre unita’ verranno facilmente respinte con perdite e alla lunga saremo impossibilitati a continuare l’offensiva. I bombardamenti aero-navali della nostra flotta poi sono critici per evitare di vedere le nostre unita’ essere danneggiate in combattimento ed essere quindi inservibili.
C’e un sistema di sbarchi e di rimpiazzi che non e’ male, e rende interessante la gestione dell’invasione; anche il fatto che il valore di combattimento del nemico e’ nascosto fino allo scontro aumenta l’incertezza. Ma le cose positive purtroppo finiscono qui.

Intanto la sequenza del turno e’ confusa fino a che non si faccia ricorso alle spiegazioni nascoste di cui sopra; e il fatto che la richiesta di conferma di passare oltre non e’ consistente fra tutte le azioni che possiamo fare, puo’ succedere che si passi il turno semplicemente per aver cliccato nel posto sbagliato visto che i bottoni sono ravvicinati. Lo stesso cambio di fase non e’ annunciato da nessuna parte e bisogna spesso guardare espressamente il box con la fase per capire cosa sta succedendo.
Non esiste la possibilita’ di fare undo se per esempio avete mosso una unita’ nel posto sbagliato; visto che non si rivela nulla nella maggior parte dei casi quando ci si muove, non si capisce perche’ una funzione cosi’ basilare non sia stata implementata. Allo stesso modo, non si vede il tiro di dado che risolve il combattimento o meglio non viene mostrato l’esito nel suo complesso; vedremo il nemico distrutto, o le nostre unita’ danneggiate o che si ritirano, ma non capiremo quali siano i fattori che hanno contribuito a quel risultato.
Infine, il gioco e’ di una difficolta’ estrema e non si capisce come si potrebbe arrivare a vincere (non esistono livelli di difficolta’) e come se non bastasse si puo’ incorrere in qualche bug che blocca la continuazione del gioco (per lo meno l’interfaccia reagisce e possiamo tornare al menu per chiudere il gioco…).

Insomma Iwo e’ un wargame che non posso assolutamente consigliare, nemmeno agli appassionati; ed e’ un peccato, perche’ l’ambientazione e’ molto interessante e una volta capite le dinamiche del gioco ci si diverte anche abbastanza. Solo che con tutte le carenze sopra descritte, viene immediato pensare che si puo’ impiegare il proprio tempo in titoli migliori, e magari altrettanto semplici (vedi Assault On Arnhem, sempre della HexWar ma di tutt’altra pasta).
Iwo: Bloodbath In The Bonins e’ uno di quei titoli che con solo un po’ piu’ di cura poteva essere una valida proposta, ma che cosi’ com’e’ non merita di essere nella vostra libreria. Purtroppo.









