La Turchia sta diventando il nuovo stato canaglia del Mediterraneo

Supporto all’ISIS, occupazioni militari di territori greci, interventi in Libia: la Turchia vuole imporsi con le cattive come potenza islamica ostile nel Mediterraneo.

 

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La Turchia del dopo guerra fredda è sempre stato un paese dalla doppia natura: una classe dirigente vicina all’occidente e uno strato popolare più vicino alla tradizione islamica. Dopo aver perso il suo ruolo chiave di stiletto nel ventre molle dell’URSS, come nel caso dell’Italia la Turchia è stata snobbata dalle politiche internazionali di equilibrio tipiche degli anni ’60-’80, tanto che in breve, a causa anche della sua economia non fiorente, si è spostata nell’orbita del radicalismo islamico.

 

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Dopo l’appoggio logistico e territoriale fornito all’ISIS nella battaglia contro i curdi ed aver riarruolato i fondamentalisti nelle sue milizie, oggi la Turchia ha iniziato un’offensiva non dichiarata contro la Grecia tesa ad espandere il suo potere nel Mediterraneo. Appoggiata dalla sempre più miope visione della Merkel, alla quale interessano soprattutto i milioni di elettori turchi che vivono in Germania ed il suo legame con la finanza speculativa, e che per questi motivi ha sempre tentato in ogni modo di portare la Turchia nell’Unione Europea infischiandosene delle differenze culturali, del suo fanatismo religioso e della sua pericolosa instabilità politica, a fine Luglio Erdogan sembra aver strappato alla Grecia delle condizioni favorevolissime al neo-sultanato in un incontro segreto svoltosi a Berlino, dove per l’ennesima volta la Germania si è autonomamente eletta portavoce dell’UE e mediatore dell’occidente.

 

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I risultati? Immediatamente dopo il vertice la Turchia ha effettuato numerosi sconfinamenti nei territori di terra e di mare greci, inclusa l’occupazione militare di una striscia di terreno a sovranità greca e il tentativo di appropriazione di una zona di mare greca in prossimità di Castelrosso dove si sospetta che sotto il fondale ci siano importanti giacimenti di idrocarburi.

Negli scorsi giorni la Grecia, lasciata per l’ennesima volta sola dall’Unione Europea (che si riunirà per “decidere” sulla vicenda solo a fine mese), è comprensibilmente corsa ai ripari, stringendo patti ed alleanze con Russia, Armenia ed Egitto, e formando un nuovo asse da contrapporre a quello Turco-Libico che vuole forzosamente appropriarsi del mediterraneo, appoggiato dal Qatar (emirato colluso coi fondamentalisti islamici ma che è intoccabile per via della sua potenza economica) che ha iniziato ad addestrare il nuovo esercito libico.

 

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Ci sono un paio di chiavi di lettura da tenere in considerazione. Erdogan ha fallito nella sua iniziale strategia di far entrare la Turchia nell’UE; fortunatamente direi. La Germania per i motivi già menzionati era l’unico attore a volerla all’interno dell’ammasso informe che detta legge sul continente europeo, ed il disastro di avere uno stato islamico sempre più radicale all’interno dei confini di Schengen e con libero accesso a sovvenzioni e politiche europee sarebbe stato devastante. Ma probabilmente più che di un fallimento dobbiamo parlare di scelta; ad un certo punto Erdogan si è avvicinato sempre più alle posizioni estremiste della religione islamica, tanto da risultare una vera minaccia per il mondo turco democratico e laico che è stato poi decapitato dopo il fallito colpo di stato del 2016 (alcuni dei golpisti si rifugiarono proprio in Grecia), dietro il quale forse c’è la mano della strategia interventista di Obama che tanti danni ha creato in Irak, negli stati del medio oriente ed in Libia.

 

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A proposito di ingerenze statunitensi, ricordiamo l’intervista a Hillary Clinton che come Democratica si assumeva la responsabilità della creazione e della sovvenzione dell’ISIS in funzione anti-sirana; la stessa Clinton ha ricevuto fondi per la sua campagna presidenziale del 2016 da Qatar e Arabia Saudita, paesi che lei stessa riconosceva in una sua email pochi anni prima come fiancheggiatori dell’ISIS. Curioso che tali rivelazioni siano fondamentalmente passate sotto silenzio e siano state quasi ignorate dai media di casa nostra.

 

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Ma al di là degli assurdi giochi di potere in cui i Democratici americani hanno dimostrato di saper svettare, e dei danni da loro provocati, Erdogan ha scelto di diventare il punto di riferimento del mondo islamico radicale, il faro di un revanchismo anti-cristiano ed anti-occidentale in puro spirito “rivoluzione islamica” degli anni ’70, quella spinta dall’URSS per allontanare gli americani dal medio oriente ed i cui danni scontiamo tutt’oggi; la conversione di Santa Sofia a moschea non è un caso come non è un caso la tempistica scelta da Erdogan. La Turchia vuole essere il nuovo perno centrale per l’aggregazione dell’islam piu’ fondamentalista ed ponte d’invasione verso l’Europa degli infedeli; un piede di porco islamico (ogni ironia è puramente voluta) che vuole scardinare l’impalpabile coesione europea per annientarne dall’interno il potere politico internazionale, già oggi marginale.

E mentre fra gli alleati dell’UE la sola Francia si è mossa affiancando le proprie navi da guerra a quelle greche a tutela del fronte orientale europeo, mentre la tensione sale fra speronamenti di navi militari e incidenti diplomatici, l’Italia resta ancora una volta a guardare a causa dei suoi politici privi di spessore, perdendo l’ennesima occasione per contare qualcosa e riportare in alto il prestigio ed il peso dell’Italia in campo internazionale.