La vittoria di Javier Milei: l’ultimo disperato tentativo della società argentina

Javier Milei è stato eletto come nuovo presidente dell’Argentina, ma il suo mandato potrebbe non durare molto.

 

 

Le urne elettorali argentine hanno certificato la vittoria del candidato ultraliberista di destra Javier Milei, che con il 56% delle preferenze ha conquistato la Presidenza del Paese sudamericano grazie ad un programma elettorale strabordante nei contenuti e nelle forme con le quali è stato presentato.

Javier Milei è stato un crack per la politica argentina e per la politica sudamericana in generale; l’ennesimo se si pensa al Brasile di Bolsonaro o ai risultati del partito ultraconservatore di Payo Cubas in Paraguay. Insomma, la storica tendenza socialista del sudamerica e delle sue masse sembra proprio che sia stata sovvertita da venti nazional-populisti dalla natura conservatrice.

Il neoeletto Presidente dell’Argentina ha promesso un processo di ultra liberalizzazione al sistema economico argentino, flagellato da un’inflazione inverosimile e sull’orlo dell’ennesimo default; pare poi che gran parte di questa liberalizzazione riguarderà le imprese pubbliche, che di conseguenza saranno privatizzate con l’intento di monetizzare quanto più possibile, e nel minor tempo possibile, i maggiori asset nelle mani del Governo di Buenos Aires.

È probabilmente, proprio su questo punto, che la parabola di Milei finirà esattamente com’è iniziata: con un crack. Innanzitutto, l’Argentina ha una profonda compenetrazione statale all’interno dell’economia del Paese, e già questo vorrebbe dire riorganizzare in maniera più o meno consistente un gran numero di comparti e di strutture che compongono parte dell’organismo economico argentino; tutto questo poi potrebbe generare fenomeni come la rinegoziazione dei contratti lavorativi o dei licenziamenti di massa dovuti all’ottimizzazione delle risorse finanziarie tanto cara agli attori economici privati.

 

 

In secondo luogo, l’Argentina è sì la terza economia del continente, ma la sua competitività tecnologica industriale è pressoché scarsa (se paragonata agli standard europei o di certe regioni dell’Asia); pertanto qualsiasi azienda privata dovrebbe avviare un preventivo programma di ammodernamento dell’economia e dell’industria argentina. Questo programma ovviamente andrebbe pianificato e spalmato su più anni, vista la gradualità del processo, e questo potrebbe scoraggiare o allontanare del tutto i possibili interessati.

La transizione auspicata da Milei sembrerebbe ridursi ad una millanteria elettorale con la quale fare leva su una popolazione disperata e dilaniata dall’impossibilità di esercitare un potere economico valido e sufficente a garantirsi un adeguato livello di vita; tuttavia, se la soluzione di Milei non dovesse portare giovamento comporterebbe un peggioramento che risulterebbe fatale per l’economia argentina, e a quel punto potrebbe essere la fonte stessa del potere di Milei a toglierlelo con il dissenso di piazza.

Milei poi dovrebbe fare i conti con una situazione scolastica fra le peggiori mai palesatesi per l’Argentina: al momento il numero di studenti iscritti all’università è inferiore rispetto a 25 anni fa; un caso più unico che raro nel panorama sudamericano, soprattutto alla luce della condizione di terza potenza continentale (se consideriamo il Messico Sud America). Questo dunque significherebbe per Milei la mancanza di una forza lavoro argentina altamente qualificata e tesa al progresso tecnologico del Paese.

Ci sarebbe dunque bisogno di attrarre capitale sociale qualificato dall’estero per far sì che il progresso e la ripresa economica auspicati inizino il loro corso; dall’estero poi potrebbe venire anche una soluzione immediata per diminuire i tassi d’inflazione, ovvero quella di dollarizzare l’economia argentina con l’intento di renderla più forte attraverso l’uso di una moneta più stabile, ma questo comprometterebbe inevitabilmente l’indipendenza argentina e potrebbe generare ulteriori proteste più o meno violente.

 

 

Il Sud America è chiaramente in una fase di transizione politica all’interno della quale si stanno ripensando o ristrutturando i paradigmi politici che da sempre hanno contraddistinto l’agire politico e sociale del continente; l’Argentina sarà in grado di farlo mentre rischia l’ennesima bancarotta?

Milei sembrerebbe essere la speranza del popolo argentino con il suo programma ideologicamente nuovo per il Paese; il crack politico che sta generando si protrarrà nel tempo o si estinguerà fra gli echi di una rivolta sociale?

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