Tre ragazze bellissime, tre sorelle furbissime: iniziava così la sigla dello storico cartone animato anni 80 a cui è ispirata questa bella serie.

Il regista francese Alexandre Laurent si lancia in una sfida davvero impegnativa: restituire in carne ed ossa un sogno erotico di un’intera generazione… quella cresciuta con Bim Bum Bam e con le ragazzacce nate dalla mente piacevolmente perversa di Tsukasa Hōjō; una sfida che il cineasta vince in 8 episodi eroicamente mandati in onda dalla Rai ed ora disponibili sulla sua piattaforma. Non sempre le trasposizioni vanno a buon fine; ma questa sì.
Capiamoci, qualche differenza dalla serie animata nella trama c’è. Innanzitutto ci troviamo a Parigi, all’ombra della Tour Eiffel, e le giovani donne sono divise un po’ in stile Veline dal punto di vista cromatico (la bionda, la mora e l’immancabile rossa). Se la più grande è fidanzata con un poliziotto proprio come negli anni 80, l’ultima, invece, diventa politicamente corretta dichiarandosi apertamente gay. La trama di fondo, invece, è invariata: la preziosa collezione d’arte della famiglia Chamade è stata trafugata da infami trafficanti e le giovani ladre decidono di rimetterla insieme fregandosi pezzo su pezzo con audaci colpi. Ma come viene svolto il tema?

In pratica, in questa serie ci troveremo in un Citadel Diana al femminile dove le tutine aderenti da parkour ammiccano al porno soft, e la trama, un po’ più elaborata rispetto al suo antenato nipponico del 1985, ricorda il successo di un’altra serie transalpina andata benissimo: quel Lupin di colore che tanto amore ha raccolto. Ci sono cattivi e cattivissimi, quadri di bellezza sconcertante e inseguimenti sui tetti parigini; l’adrenalina non manca e i colpi di scena sono ben dosati e mai scontati.
Apprezzabile anche il tentativo di aggiungere un po’ di introspezione nei personaggi. Va bene l’ormone a mille ma, come ci insegnavano Jo Squillo e Sabrina Salerno, “oltre la gambe c’è di più”. Non è facile essere sorelle unite con un fardello così pesante da portare, ed è ancora più complesso costruire uno straccio di vita privata quando hai una doppia identità e non vai d’accordo con gli sbirri.
Quello che non rende di primissima fascia Occhi di Gatto sono alcune ingenuità che forse ci si poteva risparmiare. Un esempio? Più di una volta Quentin insegue la sua ragazza senza maschera e non la riconosce! Davvero? E’ possibile vedere qualcuno che conosci così bene da farci sesso e non riconoscerlo solo perché è a venti metri? E poi ci sono le solite sparatorie che non portano mai a nulla: venti criminali incalliti che aprono il fuoco su tre ladre e nessuno riesce mai a prenderle neanche di striscio. Un bel ripassino al poligono?
Insomma Tamara, Sylia e Alexa lanciano e tengono bene in piedi questa operazione nostalgia col merito di scaldare (non solo emotivamente) i vecchi padri ma anche di catturare l’attenzione dei loro figli curiosi di sapere se le piroette tra laser e gabbie andranno a buon fine.
Una chicca? Si segnala una grande Carole Bouquet in grado di restituire un personaggio sfaccettato e sempre sfuggente, con l’aggiunta dell’ironia che solo la vita reale sa donare: proprio nei giorni del lancio in Italia di questa serie, è avvenuto il famoso furto al Louvre sui gioielli reali. Occhi Di Gatto… un altro colpo è stato fatto!









