La MotoGP è Rossi-dipendente?

Quando i media contano più dei risultati: perchè Valentino Rossi non ha ancora appeso il casco al chiodo.

 

Affrontiamo un argomento che sta tenendo banco in questa stagione più di quanto non abbia fatto negli ultimi anni, ossia la dipendenza della MotoGP nei confronti di Valentino Rossi; sì, perché è innegabile che la classe regina sia condizionata almeno a livello mediatico dal campione pesarese, benché egli non vinca più un titolo dal 2009 ed una gara dal 2017. Ma proprio quello che è strano in questa stagione appena iniziata è che l’interesse, l’attenzione nei confronti del pluriridato nonostante i suoi deludenti risultati sia altissima: piloti ed ex piloti, team manager, giornalisti ed opinionisti tutti sentono la necessità di esternare la loro posizione, sia a sostegno che come contrarietà alla presenza di Valentino nel motomondiale 25 anni dopo il suo esordio.

Abbiamo già discusso delle perplessità relative alla sua presenza in MotoGP in un precedente articolo, ma non è questo il tema di cui ci occupiamo oggi, visto che invece andiamo ad analizzare perché il circus della massima classe non riesca a fare a meno del folletto di Tavullia.
Cos’è che mette così tante persone nella condizione di palesare la propria posizione riguardo al pluricampione italiano? Prima di tutto soffermiamoci a ragionare su cosa sia stato Rossi in questi anni per il mondo delle due ruote. Nonostante l’Italia possa annoverare numerosi campioni e vantare il primato dell’uomo più titolato in assoluto, ossia Giacomo Agostini, Valentino è sempre sulla bocca di tutti e questo perché che piaccia o no la sua spiccata personalità ha bucato lo schermo arrivando in modo travolgente ai tifosi, e per tifosi non intendo solo i suoi connazionali ma la marea gialla che da anni riempie i circuiti in tutto il mondo.

 

 

Certo, negli anni passati i risultati sono stati incredibili come anche il modo di conseguirli, con un dominio pressoché assoluto negli anni tra il 2001 ed il 2005 (5 titoli consecutivi) in cui ha schiacciato i rivali in pista e fuori, sempre col suo carattere guascone, determinato e provocatorio; basta ricordare l’antagonismo con Biaggi in 500, con Gibernau, Stoner, Lorenzo fino ad arrivare a Marquez con una malcelata tregua dopo un discusso finale di stagione 2015 che lo stesso Rossi ha dichiarato bruciare ancora come allora.

Eppure non è di certo per i risultati o lo spettacolo in pista che si parla di lui, ma lo si fa eccome: basti pensare a Lucchinelli che ultimamente ha detto addirittura che Rossi ormai tramontato stia togliendo spazio e opportunità a giovani talenti, come il campione in carica Joan Mir che ha chiesto apertamente di “smetterla di  massacrarlo”, infastidito un po’ perché Valentino è il suo idolo ma probabilmente anche perché si parla più del Dottore che di lui che è pur sempre il campione in carica.

Probabilmente si parla di Valentino perché ci si rende conto che alla sua età, il pesarese difficilmente può ambire a risultati da leader, ed a parte qualche possibile fiammata questa sensazione di una carriera che inevitabilmente dovrà finire essendo già andata oltre le aspettative è una angoscia permanente per la maggior parte dei suoi tifosi. Nessuno negli ultimi 25 anni ha lasciato un segno così pesante nel mondo delle due ruote, nessuno ha mai reso così popolare e amato questo sport a livello mondiale, nessuno ha mai mosso numeri e cifre da record, a livello mediatico ed economico; ecco anche cosa spaventa molti in questo ambiente. Basti pensare a sponsor e televisioni che di certo sono continuamente a caccia del Rossi o Marquez di turno per tenere alti i propri fatturati, inclusi i diritti televisivi.

 

 

Marquez ad esempio ha vinto quasi quanto l’italiano, dominando la MotoGP in modo spietato negli ultimi anni e regalando uno spettacolo più unico che raro, ma non è riuscito ad entrare nel cuore dei tifosi quanto Valentino neanche a casa sua, a testimonianza che il nostro campione è amatissimo in ogni parte del mondo.

Quindi ammettiamolo: il motomondiale è Rossi-dipendenti. Facciamoci meno domande sul suo futuro o sul perché abbia ancora voglia dopo più di 400 gran premi di mettersi la tuta la domenica anziché svegliarsi nel letto con la sua bellissima metà, godiamoci lo spettacolo che speriamo possa ancora regalarci ma soprattutto accettiamo seppur con rammarico che ad oggi di uomini immagine come lui per il mondo delle competizioni motociclistiche non c’è traccia, e chissà se e quando nascerà di nuovo una stella come lui.