L’idea di reincarnare un uomo in un distributore automatico in un mondo fantasy è divertente e geniale, ma l’autore saprà svilupparla al meglio?

Reborn As A Vending Machine, I Now Wander The Dungeon è una serie anime basata sulla light novel scritta da Hirukuma e illustrata da Itsuwa Kato. La storia è un esempio di creatività fuori dagli schemi ed è stata trasposta su schermo a cura degli studi Gokumi e AXsiZ, due realtà giovani nel panorama dell’animazione giapponese.
La trama prende il via con la premessa assurda di un uomo che, dopo essere morto in un incidente stradale, si reincarna come un distributore automatico in un mondo fantasy. Nonostante le sue limitazioni fisiche, Boxxo riesce a interagire con l’ambiente circostante dispensando cibo, bevande, oggetti utili e utilizzando frasi preimpostate e slogan. La sua avventura comincia nel profondo di una foresta, dove viene salvato e adottato da Lammis, una giovane avventuriera dotata di una forza straordinaria. Insieme, i due affrontano creature pericolose, aiutano altri abitanti di questo strano mondo e trovano modi creativi per sfruttare le capacità di Boxxo.
L’idea di combinare un distributore automatico con un mondo fantasy è sicuramente il punto di forza di questa serie. L’accostamento tra un oggetto inanimato e un’ambientazione fantasy tradizionale genera situazioni comiche e surreali che intrattengono e stupiscono; questa stravaganza di fondo è la chiave del successo iniziale della serie, che riesce a conquistare lo spettatore con un approccio unico e fuori dagli schemi.

La narrazione, per quanto brillante nella sua concezione, mostra però dei limiti. La struttura si sviluppa secondo meccaniche tipiche del genere isekai, con un protagonista che cresce in forza e funzionalità attraverso una progressione simile a quella che si trova in videogiochi o opere come Sword Art Online e Solo Leveling. Nonostante l’originalità del protagonista inanimato, la trama non offre una profondità narrativa significativa, limitandosi spesso a ripetere schemi già visti.
Un aspetto che emerge positivamente è invece la capacità di Boxxo di interagire in modi inaspettati e stravaganti con gli abitanti e le creature del dungeon; queste interazioni regalano momenti comici e surreali, che rappresentano il vero punto di forza dell’anime. L’idea di un distributore automatico che risolve problemi o crea legami con il proprio “cliente” è un elemento che distingue la serie nel panorama isekai.
Per quanto riguarda i personaggi, la caratterizzazione è simpatica e funzionale al tono leggero della serie. I pensieri di Boxxo, per esempio, aggiungono una prospettiva ironica e inusuale che arricchisce la narrazione; Lammis, la coprotagonista, ha alle spalle una storia interessante ed ha un carattere dolce e positivo, ma è stata praticamente creata per essere letteralmente “le gambe” del protagonista. Purtroppo il resto dei personaggi non si discosta molto dalle figure stereotipate del genere, e la tendenza al buonismo spesso appare eccessiva, riducendo il coinvolgimento emotivo dello spettatore.
L’animazione, affidata a Studio Gokumi e AXsiZ, è sufficiente, ma non eccelsa. Considerando che entrambi gli studi sono relativamente giovani, il risultato può definirsi accettabile, anche se alcune scene, soprattutto quelle d’azione, soffrono di una certa rigidità e di mancanza di fluidità. Nonostante le limitazioni tecniche, i due studi riescono comunque a mantenere un livello visivo che supporta la narrazione senza eccessivi cali di qualità.

Dopo un inizio sorprendente e originale, gli episodi successivi tendono a perdere mordente; la genialità della premessa iniziale si affievolisce, lasciando spazio a una progressione narrativa meno coinvolgente. I combattimenti, che dovrebbero aggiungere tensione e dinamismo, risultano a tratti poco convincenti, sia dal punto di vista coreografico che emotivo.
In conclusione, Reborn As A Vending Machine, I Now Wander The Dungeon si distingue per la sua premessa unica e alcune trovate comiche ben riuscite, ma fatica a mantenere lo stesso livello di freschezza per tutta la stagione. La scelta di rendere un distributore automatico il protagonista di un mondo fantasy è sicuramente una novità che desta curiosità, ma alla lunga l’idea perde di credibilità.
La stagione si conclude lasciando spazio a una possibile seconda serie, ma sarebbe stato forse più opportuno chiudere la narrazione con un’unica stagione autoconclusiva. Nonostante i suoi limiti, la serie può comunque essere apprezzata per il tentativo di proporre qualcosa di diverso rispetto alle solite serie animate.









