Rogue State Revolution

Usando un misto fra gestionale politico e city builder, Rogue State Revolution si ritaglia una sua nicchia fra i titoli strategici.

 

 

Non sono molti i videogiochi dove possiamo calarci nei panni del governo, gestendo il nostro paese fin nei minimi dettagli, scegliendo leggi, investimenti, costruendo infrastrutture e intessendo rapporti diplomatici con le potenze estere, il tutto cercando di non scontentare i nostri elettori; e nessun titolo in questa categoria è riuscito finora a far esultare ed innamorare fino in fondo i videogiocatori.

Qualche anno fa provai Rogue State, che prendeva come scenario quello della gestione di un piccolo stato mediorientale. Faceva girare il tutto intorno alla ricostruzione dopo una guerra civile e la gestione del mandato presidenziale, tentando di farsi rieleggere per il quinquennio successivo. Era un gioco semplice ma al tempo stesso ben centrato, che offriva una buona dose di granularità nella gestione dello stato ed una sfida tutto sommato diversa dal solito e ben calibrata.

 

 

Rogue State Revolution ne è il seguito, ed espande i concetti principali del titolo padre proseguendo sulla stessa linea temporale. Questo nuovo capitolo prevede un uso piuttosto rilevante della mappa strategica, dove andremo a muovere le nostre truppe alla ricerca dei ribelli, o le nostre unità civili impegnate sul territorio, o dove decideremo di costruire le infrastrutture più disparate (dalle raffinerie ai luoghi sacri). Il punto di costruzione è rilevante, visto l’impatto sull’inquinamento e sul traffico, come sulla produttività della regione, i posti di lavoro disponibili, le ricadute sul turismo e così via.

C’è poi ovviamente una sostanziale parte gestita con le classiche schermate dove si scelgono ricerche, si stringono accordi commerciali coi vicini e così via; così come una sezione dedicata agli andamenti economici ed alla visione delle situazione complessiva.

 

 

Rogue State Revolution è un gioco particolare, che presenta una buona simulazione decisamente apprezzabile ma che necessita di essere studiato e compreso maggiormente rispetto ad altri titoli simili. È complesso, sicuramente lento nello svolgimento della partita e non facilita sempre la vita al giocatore; e purtroppo sono questi gli aspetti che saltano inizialmente agli occhi e che possono minare l’esperienza di un giocatore dotato di meno pazienza e voglia di imparare.

Fin da subito appare chiaro che c’è una mole di dati da analizzare non indifferente; ogni decisione può avere molteplici conseguenze, e servono necessariamente diverse ore di gioco prima di cominciare a comprendere e tenere a mente le varie implicazioni delle nostre scelte – non esito a dire che l’intera prima partita sia un lungo tutorial. Non ci aiutano fino in fondo gli strumenti di valutazione forniti dal gioco: spesso le informazioni sono distribuite su più schermate, e per darci una precisa idea della situazione dobbiamo passare dall’una all’altra mettendo poi insieme i dati nella nostra testa. Un esempio è quello della produzione nazionale, che non ha una schermata dedicata ma una serie di schermate che mostrano la distribuzione dei beni prodotti; qualcosa di scomodo e che poteva essere pensato in modo differente.

 

 

Altra cosa che sarebbe stato utile implementare è una funzione centralizzata per visualizzare tutte le possibili scelte legate ad ogni singolo edificio costruito: essendo sparsi su di una mappa non piccola e non essendo evidenziabili, è facile perderli di vista o scordarsi di controllare cosa è possibile fare. Per alcuni edifici esiste un pulsante per centrare la vista ed aprirne il pannello, per molti altri no; doverlo scoprire per caso in gioco non è certo un favore che si fa al giocatore – così come la mancanza di tooltip su alcune icone chiave, il cui senso si capisce solo andando avanti nel gioco.

 

 

È evidente il tentativo di voler chiarire al giocatore quali possano essere le conseguenze delle proprie scelte, ed il più delle volte il risultato è ottimo; in altre situazioni però questa chiarezza viene a mancare ed occorre fondamentalmente usare il buon senso e cercare di carpire eventuali conseguenze correlate.
Manca poi forse un modo semplice per avere il polso della nazione, della nostra popolazione che fa parte di multiple categorie sociali; esistono grafici e dati consultabili, ma nulla che dia un’evidenza a colpo d’occhio.

 

 

Ciò detto, dietro queste evidenti problematiche si nasconde un gioco interessante, che unisce bene i molteplici aspetti presentati e che si integrano bene all’interno delle dinamiche di gioco. Per esempio la possibilità di gestire nel dettaglio il budget nazionale consente di indirizzare in modo evidente l’andamento socioeconomico del nostro stato, dando esiti chiari alle nostre scelte; ma anche la caccia ai ribelli con la possibilità di avere una rivolta fra le nostre unità militari è una bella aggiunta. La gestione delle relazioni internazionali, così come quella del proprio gabinetto, sono cose che tengono sempre sulle spine, e la possibilità che accadano eventi diametralmente opposti in base alle nostre scelte (o semplicemente causali) aiutano a diversificare l’andamento delle varie partite.

 

 

Rispetto agli altri titoli di questo genere, Rogue State Revolution è una possibile alternativa: sicuramente presenta una maggiore sfida di Realpolitiks, dal quale avrebbe però potuto trarre ispirazione per la superiore quantità di politiche sociali e leggi da poter implementare, e rispetto a titoli come la serie Democracy o Lawgivers è molto più dinamico ed accattivante nel lungo periodo. Se la gioca con la serie Tropico, dedicato comunque a giocatori meno pretenziosi, o con i vecchi Superpower 2 e Supreme Ruler, che comunque mostrano il peso degli anni. Da notare come il sistema di rappresentazione della popolazione mi abbia ricordato quello di Victoria 2.

 

 

Nonostante le sue mancanze, Rogue State Revolution è tutto sommato un buon titolo: ha una discreta varietà di situazioni da gestire, una buona rigiocabilità e una discreta ironia nei filmati in FMV dove i nostri assistenti non mancano di strapparci un sorriso. Se avesse previsto delle dinamiche più snelle sarebbe facilmente diventato il titolo di riferimento per i giochi politici negli anni a venire; purtroppo gli manca quella fluidità che permette anche ai meno appassionati di godere della sua ottima struttura, ma scollinato l’ostico impatto iniziale riserva una buona esperienza di gioco della quale non ci si pente.

 

PRO:

  • Atipico scenario politico ben definito
  • Gestione intuitiva del budget statale
  • Molteplici aspetti da tenere a bada

CONTRO:

  • Lento e ostico da capire inizialmente
  • Le informazioni potevano essere presentate meglio
  • Alcune conseguenze delle nostre scelte non sono subito chiare

 

Rogue State Revolution, 2021
Voto: 7.5