Puzzle Quest: Challenge Of The Warlord

Un puzzle game fantasy può diventare un classico? Evidentemente si: Puzzle Quest Challenge Of The Warlord è un gioco adatto anche ai più smaliziati.

 

 

“Se le friggi, sono buone anche le suole delle scarpe”. È uno dei proverbi di matrice culinaria più decantati in assoluto, ed è anche una buona sintesi di come Infinite Interactive sia riuscita a rendere appetibile anche ai giocatori più esigenti una formula, quella del tile matching, associata perlopiù a rompicapo dozzinali giocabili sul telefono in pausa pranzo o durante la sessione di meditazione mattutina. Scomodando il loro lavoro più celebre, ossia la saga di Warlords, sono riusciti a trovare il baricentro di un triangolo avente ai vertici il puzzle game immediato, il gioco di ruolo e la parte gestionale, finendo per creare qualcosa che negli anni è rimasto in un parziale anonimato ma ha convinto buona parte della critica e del pubblico che ha saputo vedere oltre l’apparenza del banale passatempo.

Nei panni di un/una giovane apprendista, il giocatore sarà chiamato ad affinare le proprie arti di combattimento subito dopo aver scelto un nome, un avatar tra quelli predefiniti e soprattutto una classe che influenzerà in maniera netta e determinante il resto della partita. Il combattimento consisterà infatti nello scambiare due caselle adiacenti in una griglia di 8×8 elementi in modo da comporre una serie di tre o più gemme dello stesso tipo. Fin qui sembrerebbe tutto già visto, se non fosse che le gemme hanno una funzione ben più importante: quelle colorate permettono di accumulare il relativo mana da utilizzare in seguito per incantesimi molto diversi a seconda della propria classe, quelle viola daranno maggiori punti esperienza al termine del combattimento mentre le monete verranno aggiunte alla nostra bisaccia per poter essere spese più avanti nel gioco.

 

 

Ma perché utilizzare il termine combattimento? Presto detto: al tavolo ci sarà anche un avversario che si alternerà al nostro corrispondente digitale nell’accumulare mana ma soprattutto nel cercare di azzerare i nostri punti salute allineando tre o più teschi, che produrranno un attacco diretto, o lanciando degli incantesimi. Ogni tavola diventa dunque un duello contro mostri di varia entità ed abilità, e che si dimostreranno estremamente intelligenti nel cercare di bloccare le nostre mosse infliggendoci nel contempo il maggior numero possibile di danni. Saranno sfide difficili quasi da subito, con l’intelligenza artificiale particolarmente sadica nella sua tendenza ad infilare combo una dietro l’altra, ma non si ha mai la sensazione di essere impossibilitati a vincere e l’eventuale frustrazione è mitigata dal poter riprendere il gioco da dove si è stati sconfitti ed eventualmente concedersi qualche combattimento extra per aumentare di livello prima di riprovare ad affrontare un nemico particolarmente coriaceo.

 

 

Un gioco di ruolo a turni dunque? Sì, ma c’è ancora di più. I combattimenti non sono casuali né sequenziali, ma vengono introdotti da una trama che, pur non brillando per originalità, viene raccontata molto bene da dialoghi estremamente azzeccati (e molto pertinenti al contesto medievale fantasy che avvolge le nostre peripezie) e rimane intrigante dal primo all’ultimo minuto. Nel mezzo, arriveremo a scoprire una struttura di gioco che gradualmente assume i contorni dello strategico gestionale ma senza un livello di complessità scoraggiante. Avremo infatti accesso ad oggetti che aumenteranno le nostre abilità, ad una serie di puzzle (con la medesima formula della griglia) che ci daranno ulteriori armi o poteri ma soprattutto potremo impossessarci letteralmente delle varie città che compongono la mappa di gioco e costruirne una tutta nostra dove sviluppare risorse, tenere in cattività i nemici che cattureremo sfruttando la loro manodopera o utilizzandoli come cavalcature ed allenarci per ottenere maggior vantaggio in battaglia.

 

 

L’aspetto del puzzle game diventa quindi un ingranaggio in un meccanismo molto più ampio, dove la narrazione ci accompagnerà nel nostro evolverci da giovane di belle speranze a macchina da guerra impegnata a salvare il mondo ed allo stesso tempo a creare il proprio dominio territoriale ed intrecciare rapporti di varia natura con i regni circostanti.

La forza di Puzzle Quest sta proprio nel bilanciare perfettamente le due parole del titolo: ci sono i momenti in cui ci si perde nel cercare le combinazioni di mana più efficaci per avere la meglio in un incontro tirato senza scoprire troppo il fianco ad una mossa letale, altri in cui ci si impegna ad affrontare la mappa del mondo per riempire il nostro inventario e consolidare il nostro potere economico e politico, ed altri ancora in cui ci si abbandona all’atmosfera armoniosamente costruita anche grazie ad una grafica semplice ma ben disegnata e ad una colonna sonora particolarmente epica, a tratti pomposa, che purtroppo soffre dell’effetto “ho dimenticato di disinserire lo shuffle”.

 

 

Il gioco è uscito per una serie di console e dispositivi mobili ma pare quasi obbligatorio giocarci su PC per godere del controllo col mouse, sebbene ci sia un’opzione per tutti i controller più comuni. Malgrado stia per compiere 15 anni è ancora disponibile su Steam e sullo store Sony, con prezzi che vanno dai 9 euro in giù, cifra con la quale ci si possono portare a casa tre ingredienti pregevoli (ricordiamoli: puzzle, gioco di ruolo, strategico gestionale) che, fritti con competenza, formano un piatto davvero soddisfacente.

 

Puzzle Quest: Challenge of the Warlords, 2007
Voto: 8.5