Spy Game: la recensione

Nonostante un buon cast, Spy Game si limita a fare un compitino appena sufficiente: colpa di una sceneggiatura rivedibile ed di una regia troppo hollywoodiana.

 

 

Si può fare un film di spionaggio davvero buono condendolo con azione, suspance e colpi di scena? Si; ma non è il caso di Spy Game. Il film diretto nel 2001 da Tony Scott infatti è probabilmente quello che segna l’inizio di una importante parabola discendente nella carriera del regista specializzato sui film d’azione, alcuni ben riusciti e altri meno (Top Gun, Giorni Di Tuono, L’Ultimo Boy Scout, Una Vita Al Massimo, Allarme Rosso, The Fan – Il Mito, Nemico Pubblico, Pelham 123 – Ostaggi In Metropolitana).

In Spy Game ci viene raccontato il retroscena di un’azione segreta compiuta da alcune spie statunitensi, azione che si complicherà immediatamente. Con una interessantissima scelta stilistica, il centro del racconto è una sala riunioni dove, tramite flashback e citazioni, viene ricostruita la storia del principale operatore sul campo, il cui personaggio è interpretato da Brad Pitt (Thelma & Louise, Seven, L’Esercito Delle 12 Scimmie, Sleepers, Sette Anni In Tibet, Fight Club, Essere John Malkovich, Snatch – Lo Strappo, The Mexican, la serie Ocean’s, Troy, Burn After Reading, Il Curioso Caso Di Benjamin Button, Bastardi Senza Gloria, World War Z, Fury, C’Era Una Volta Ad Hollywood, Ad Astra). Nonostante l’attore americano non sia stato sempre del tutto convincente nella sua lunga carriera, qui Brad Pitt svolge un lavoro efficace, anche se il suo personaggio si piega per forze di cose ad una storia non sempre credibile.

 

 

Ma la parte del leone la fa Robert Redford, l’attore statunitense presente in un numero impressionante di pellicole (fra le quali A Piedi Nudi Nel Parco, Lo Spavaldo, La Stangata, Il Temerario, I Tre Giorni Del Condor, Tutti Gli Uomini Del Presidente, Quell’Ultimo Ponte, Il Cavaliere Elettrico, Brubaker, Il Migliore, La Mia Africa, Havana, I Signori Della Truffa, Qualcosa Di Personale, Leoni Per Agnelli, Captain America: The Winter Soldier, Old Man & The Gun, Avengers: Endgame).
Qui Robert Redford ostenta troppa sicurezza per un personaggio che in realtà dovrebbe mostrare preoccupazione, pressione, inquietudine; purtroppo buona parte della capacità di far immergere lo spettatore nella storia scompare per la poca credibilità degli atteggiamenti della star hollywoodiana.

Ma forse la colpa non è nemmeno sua: sono proprio la sceneggiatura e il taglio del regista a non funzionare. La storia di fondo sarebbe anche buona (anzi, più che buona), ma gli eventi non seguono una logicità che si chiede di imporre ad una pellicola di spessore. Molto, specialmente nella seconda parte del film, viene spettacolarizzato ed estremizzato; determinati comportamenti o azioni non hanno senso o non potrebbero accadere, e sono chiaramente inserimenti posticci per rendere più “facile” e godibile la pellicola per quel pubblico tutto pop-corn, chiacchiere e telefonini (nel 2001 non c’erano, ma ci siamo capiti).
Ma soprattutto, determinati momenti sono quasi caricaturali e sicuramente controproducenti: questo a causa dell’utilizzo strumentale di sequenze al rallentatore e musica di sottofondo a tentare di amplificare il momento drammatico. L’effetto finale però è scadente e non fa altro che sminuire quello che di buono si vede soprattutto nella prima parte del film.
Da un regista d’azione come Tony Scott non sarebbe stato giusto chiedere qualcosa di più profondo, ma Spy Game affianca momenti sicuramente interessanti ad altri completamente irrazionali, che solo un pubblico dalla bocca veramente buona potrebbe gradire.

 

 

Complessivamente, però, Spy Game riesce a portare a casa il risultato. Non è certo merito dei comprimari, che ad esclusione di Catherine McCormack (Braveheart, Il Mistero Dell’Acqua, 28 Settimane Dopo) sembrano un po’ tutti capitati per caso nel mondo del cinema; non è merito di una sceneggiatura che alla lunga mostra tutti i suoi limiti; non è merito dei protagonisti principali (si, dai, forse Brad Pitt si) e nemmeno del regista. È merito di tante briciole, alcune piccole ed alcune grandi, che sono disseminate nei 126 minuti di proiezione e che rendono Spy Game un film più particolare che bello e più affascinante che riuscito.

 

Spy Game, 2001
Voto: 6
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