The Bear – Stagione 2: la recensione

In cucina il caos è la norma, la pressione è insostenibile e i nervi sono sempre sul filo. Ma quanto può durare questa situazione?

 

 

La seconda stagione di The Bear riparte esattamente da dove si era conclusa la prima. Dopo la scoperta di un capitale nascosto nelle lattine di pomodoro, Carmen “Carmy” Berzatto ha finalmente i mezzi per trasformare il suo ristorante, The Original Beef of Chicagoland, in un locale di alta cucina; tuttavia, la serie sorvola su come venga giustificata al mondo l’improvvisa iniezione di liquidità, lasciando un interrogativo in sospeso. Cambia così l’approccio della stagione: se da un lato si mantiene il focus su una brigata di cuochi dal carattere conflittuale e disfunzionale, dall’altro si aggiunge il caos della ristrutturazione e si approfondiscono le storie personali dei vari personaggi.

La stagione si sviluppa attorno alla preparazione della riapertura del ristorante e alla crescita personale e professionale dei suoi protagonisti. Ogni membro della brigata intraprende un percorso di formazione per adattarsi alle esigenze di un ristorante di alto livello, lasciandosi alle spalle le abitudini da ristorante di quartiere. Tra i racconti più significativi troviamo quello di Marcus Brooks, interpretato da Lionel Boyce, che per lasciarsi alle spalle una difficile situazione familiare si dedica con passione allo studio della pasticceria in un’esperienza formativa all’estero. Di contro, assistiamo a percorsi più complessi, come quello di Tina ed Ebraheim: sebbene abbiano sempre lavorato fianco a fianco, affrontano la nuova sfida in modo diametralmente opposto, con risultati che li porteranno a decisioni inaspettate.

 

 

Tra gli episodi più intensi spicca quello dedicato a Richard “Richie” Jerimovich, interpretato da Ebon Moss-Bachrach, che si rivela probabilmente il miglior personaggio di questa stagione. Richie si immerge nel mondo della ristorazione stellata, cercando di apprendere i segreti di una gestione impeccabile della sala, ma scontrandosi spesso con i propri limiti caratteriali. La serie scava così nei personaggi, dando loro maggiore profondità e delineando meglio le loro motivazioni e fragilità.
Tuttavia, questa frammentazione narrativa porta con sé alcune conseguenze.

Da un lato la stagione risulta discontinua, con storie più riuscite e coinvolgenti alternate ad altre meno incisive. Dall’altro, si percepisce un senso di transizione in cui il passaggio dal caos della “trattoria” al caos della nuova apertura sembra volutamente allungato in tanti dettagli a volte superflui. La ristrutturazione del ristorante viene raccontata in modo dettagliato, forse troppo, ma per lo meno l’inserimento dei due cugini casinisti di Carmy aggiunge un elemento di leggerezza ben riuscito, che equilibra la tensione della stagione con momenti di comicità spontanea e dinamiche familiari vivaci.

Un momento chiave della stagione è l’episodio flashback sulla famiglia Berzatto, che approfondisce il passato del protagonista e offre uno sguardo più intimo sulle sue insicurezze e ossessioni. Questo episodio, particolarmente intenso, getta una nuova luce sul carattere di Carmy, pur senza stravolgere la narrazione principale.

 

 

Dal punto di vista tecnico, The Bear mantiene la sua estetica distintiva: la regia frenetica e caotica che ha caratterizzato la prima stagione permane, seppur con momenti di maggiore respiro che permettono di apprezzare meglio alcune storie. La fotografia, poi, continua a essere uno degli elementi più caratterizzanti della serie, conferendo un’identità visiva immediatamente riconoscibile.

Nonostante questi punti di forza, permane però la sensazione che la narrazione sia stata costruita più per valorizzare le scelte registiche e fotografiche e per offrire agli attori ruoli intensi, piuttosto che per raccontare una storia con un arco narrativo ben definito. Questo porta a una percezione quasi episodica della stagione, con il rischio di far sembrare che l’unico messaggio sottostante sia: “chi lavora in cucina è nevrotico, instabile e ossessivo”. Se da un lato questo aspetto può risultare affascinante per chi apprezza la rappresentazione iperrealistica del mondo della ristorazione, dall’altro potrebbe lasciare interdetti gli spettatori alla ricerca di un significato più profondo nella storia proposta.
La seconda stagione di The Bear vive ancora sugli allori delle novità proposte dalla serie; ma quanto potrà ancora durare?

 

The Bear – Stagione 2, 2023
Voto: 6
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