Black Sheep: la recensione

Cosa c’è di più candido e tenero di un’indifesa, soffice pecora bianca… possibilmente assassina e contagiosa? Black Sheep è un film azzeccatissimo.

 

 

La Nuova Zelanda non è il paese più famoso al mondo per la cinematografia. Oltre ad aver dato i natali a Peter Jackson, l’uomo dietro Il Signore Degli Anelli, Lo Hobbit e Amabili Resti, non ricordiamo provenga molto altro dall’isolata terra considerata la sorella minore dell’Australia. Eppure, cercando con attenzione, qualcosa di interessante salta fuori.

Black Sheep è un film dai tratti misti horror-umoristici con venature splatter, alla pari di Mucha Sangre, Plaga Zombie o anche dei primi film dello stesso Peter Jackson (Bad Taste e Splatters). La storia è semplice semplice ma adatta al film: in una remota zona bucolica, un tizio sta cercando di migliorare la resa della produzione della lana, e fa esperimenti sulle sue greggi di pecore – costi quel che costi. L’interferenza del fratello poco sveglio e di un’improbabile e assurda coppia di ecologisti sconvolgerà i suoi piani e darà inizio ad un’apocalisse zombi in salsa pecoresca.

 

 

Black Sheep è chiaramente ispirato dai classici della cinematografia zombi, ma tira fuori idee nuove ed assolutamente divertenti per emergere dalla mediocrità che pervade le produzioni degli ultimi anni. Per cominciare è un film che non si prende sul serio, e che utilizza i canoni dello splatter per esagerare. Il palese obiettivo è quello di rendere leggera la visione fin dai primi minuti, puntando sul divertimento scanzonato; sono diversi i momenti comici, specialmente quelli dove gli ecologisti vengono sbeffeggiati per le loro manie ed ipocrisie.

Poi, la storia fila. Cioè, storia; una serie di eventi collegati. Ogni tanto ci sono dei salti di sceneggiatura, ma qui stiamo parlando di un film che punta palesemente a giocare, scherzare e far ridere; e non c’è nulla che renda la visione più pesante o più difficile da seguire.

 

 

Alcune scene e situazioni sembrano fare riferimento a pellicole di altissimo livello; la scena del combattimento in macchina potrebbe essere tranquillamente uno spezzone di Una Pallottola Spuntata, mentre l’atmosfera generale potrebbe ricordare quella di Evolution o Arac Attack, altri film horror-comici che andrebbero assolutamente visti.

Dietro la macchina da presa troviamo Johnatan King, autore anche della sceneggiatura, mentre il cast è composto da attori sconosciuti nel panorama mondiale (Nathan Meister, Danielle Mason, Tammy Davis, Peter Feeney tra gli altri). Fotografia, tempi e recitazione sono giusti ed adatti ad un film di questo genere. Non c’è nulla di sbagliato (o sballato), e fondamentalmente tutto è confezionato in modo egregio, visti gli scarsi mezzi a disposizione della produzione.

 

 

L’aspetto splatter del film è ben proposto, con effetti speciali pacchiani, chiaramente esagerati e volontariamente non-realistici (esattamente come vuole il dettame di questo genere).

Black Sheep è una piacevolissima visione per passare novanta minuti in totale spensieratezza, sapendo fin dall’inizio che stiamo per vedere un film che non ha alcuna pretesa e proprio per questo riesce a farsi stimare.

 

Black Sheep, 2006
Voto: 7.5
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