The Witcher: la recensione

Il primo capitolo della serie videoludica che ha reso celebri le avventure di Geralt di Rivia. Varrà ancora la pena d’essere giocato?

 

20200408 thewitcher1 1

 

Invogliato dalla visione della recente serie TV Netflix The Witcher, ho ricominciato la saga videoludica partendo stavolta dal primo capitolo che non ero mai riuscito a portare a termine. Il gioco si ispira all’omonima serie di romanzi dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski. Uscito nel 2007 è il primo di una trilogia di GDR prodotta dalla software house CD Project, anch’essa polacca e sorprendentemente al loro primo lavoro.
Alla sua uscita ebbe critiche ben più che positive, ma come avrà retto alla sfida del tempo?

 

L’avventura ruota attorno allo vicende di Geralt di Rivia, un witcher, ovvero un cacciatore di mostri mutato artificialmente. Nelle prime fasi di gioco alcuni banditi penetrano nella fortezza dei witcher riuscendo ad impadronirsi delle loro formule mutagene segrete. Una volta fuggiti sarà compito di Geralt scovarli per impedire che portino a termine il loro oscuro progetto.
Dette così le premesse della trama sono alquanto semplici, anche banali, ma il forte del gioco è proprio la storia ed infatti il tutto andrà man mano complicandosi (anche troppo). Tenetevi pronti sin da subito a tenere a mente decine di nomi, a dover imparare la storia del mondo di gioco e le varie vicende tra case reali. Prendere alla leggera anche un solo dialogo potrebbe essere fatale. Per persone distratte come me potrebbe essere un problema, per fortuna le wiki ci vengono incontro, a costo di spoiler.

 

20200408 thewitcher1 4

 

Il gioco mostra tutti i suoi anni non solo nella grafica, ma soprattutto nelle meccaniche. Sin da subito si nota come sia stato sviluppato in un periodo d’evoluzione del genere: per esempio in quegli anni si passava dai classici GDR a turni in visuale isometrica al combattimento in tempo reale e alla visuale in prima/terza persona. Gli sviluppatori saranno stati abbastanza indecisi, infatti hanno inserito tutte le visuali possibili e benché i combattimenti siano in tempo reale possono essere messi in pausa.
Purtroppo non eccelle con nessuna delle visuali e della pausa non si sentirà mai il bisogno se non per andare al bagno.

 

Nonostante sia abbastanza fedele ai libri, gli sviluppatori hanno dovuto necessariamente adattare la storia in modo da dare maggiore libertà al giocatore. L’idea di provocare un’amnesia al protagonista non sarà molto originale, ma ciò ci permette di prendere decisioni a prescindere dal carattere del personaggio. Proprio il gioco stesso ci spinge in più occasioni a costruirgli un’identità morale e addirittura filosofica.
Anche nella personalizzazione delle abilità si va abbastanza a fondo. Si possono provare un’infinità di combinazioni diverse tra i vari poteri dei witcher e gli stili di spada disponibili, anche se il gioco in fin dei conti risulta abbastanza semplice e molti degli scontri si possono risolvere col classico “schiva e attacca” contro i gruppi e il meno elegante “attacca e attacca finché non cade” contro i boss. Per cui ogni strategia è superflua.
L’aspetto politico è tra i più interessanti del gioco. Dovremo anche barcamenarci tra le varie fazioni del gioco, accorgendoci ben presto che non ci sono santi e, benché mossi da grandi ideali, tutti nascondono delle ombre.

 

20200408 thewitcher1 5

 

In fin dei conti è un gioco che mostra tutti i suoi anni, ma che risulta ancora giocabile e soprattutto ancora capace di intrattenere. Vale sicuramente la pena affrontarlo per addentrarsi appieno nel mondo di The Witcher.

 

The Witcher, 2007
Voto: 7.5
Per condividere questo articolo: