Track limits, i limiti del limite

Quando oltrepassare il limite diventa la norma.

 

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È da diversi anni ormai che sentiamo parlare di warning, gli avvertimenti per dirla nella nostra lingua, ai piloti che escono dai limiti del tracciato. La regola è stata inserita in seguito al verificarsi di un fenomeno che prima era pressoché inesistente data la presenza nelle vie di fuga di sabbia o ghiaia, oggi sostituita da cemento o asfalto nelle zone esterne del circuito.
Questo importante cambiamento è nato col crescere delle prestazioni in pista e con la sempre meno adeguata sicurezza fornita dagli spazi fra tracciato e barriere esterne al tracciato, con conseguenti cadute rovinose dei piloti fino a volte ad avere conseguenze drammatiche.

Negli ultimi anni è sempre più frequente l’immagine di piloti che arrivano lunghi e decidono di tirare su la moto e prendere la via di fuga asfaltata, sapendo che pur perdendo tempo e posizioni avranno l’opportunità di rientrare in pista indenni e proseguire la gara o le prove.
È ovviamente un bene dato che ci sono molti meno incidenti e infortuni, e soprattutto le scuderie ne sono particolarmente felici oltre che per l’incolumità dei propri piloti anche per il risparmio di svariate decine se non centinaia di migliaia di euro in danni alle moto, che proprio sulla ghiaia o nella sabbia si impuntavano carambolando da doverle riportare ai box nei sacchi;  restando basse poi le moto e non elevandosi sopra la testa del pilota riducono in maniera importante la possibilità che lo stesso riporti ferite o lesioni gravi.

 

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Ma come sempre, qualcosa nato per un intento nobile è finito per diventare anche una strategia, una “furbata” commessa spesso non per errore ma per il desiderio, umanissimo per ogni pilota, di girare sempre più forte e ottenere il miglior risultato possibile. Nel dettaglio, fino allo scorso anno la regola prevedeva che se un pilota avesse messo una sola ruota sul verde (quella porzione di asfalto simulante l’erba) non avrebbe commesso nessuna infrazione, mentre se le gomme fossero entrambe finite sul verde e ne fosse derivato un vantaggio sarebbero scattate conseguenti sanzioni, consistenti nellla cancellazione del tempo in prova o nell’obbligo di dover effettuare il long lap penalty in gara (corsia di rallentamento esterna al circuito che il pilota deve percorrere entro tre giri dall’indicazione della direzione e che di fatto comporta la perdita di circa 3 secondi nel giro), o nella retrocessione di una posizione all’arrivo se il fatto fosse stato commesso nell’ultimo giro (non potendo ovviamente imporre un long lap penalty). C’è da aggiungere che se l’infrazione non avesse permesso al pilota di ottenere un beneficio immediato (sorpassare o resistere ad un sorpasso), i commissari avrebbero annotato l’infrazione senza comminare sanzioni, tollerando la violazione per un massimo di tre volte: poi sul dashboard del pilota sarebbe apparso un avvertimento che lo avrebbe messo in guardia che aveva finito i jolly e che sarebbe arrivata la penalità con la seguente infrazione. Inutile dire che la norma, soggetta a verifica visiva delle immagini da parte dei commissari, era ovviamente impossibile da applicare in maniera eguale per tutti con la conseguenza di polemiche e contestazioni infinite per le diverse casistiche di applicazione.

 

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Quest’anno la regola è leggermente cambiata aumentando non solo la rigidità della norma stessa (basta mettere anche solo una ruota sul verde per subire la relativa penalità), ma anche per il metodo di applicazione e verifica, che utilizza un sistema di sensori a pressione sull’asfalto pronti a rilevare la digressione fuori pista. Questo dovrebbe garantire una assoluta precisione del sistema perché se il segnale arriva è un dato oggettivo, quindi non dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) più esserci una applicazione discrezionale ma ferrea della norma, il che è un bene sotto diversi punti di vista: il primo riguarda ovviamente l’impossibilità di falsare un risultato ottenuto in pista; la seconda è la posizione in griglia al via di piloti che magari sono riusciti ad avere un buon piazzamento ma che nella realtà non hanno il ritmo di gara all’altezza della piazzola di partenza. Di norma non è difficile identificarli perché nell’arco di pochi giri vengono “inghiottiti” dal resto dello schieramento alle loro spalle; questa situazione inevitabilmente condiziona quei piloti in lotta per la gara o addirittura per il titolo, che magari nei primi giri si trovano il “tappo” di qualcuno più lento ma ostico da passare e che vende cara la pelle perché spera finalmente di fare la gara della vita.
Insomma una regola giusta e positiva che sta dando i suoi frutti nella diminuzione degli incidenti, che però in qualche caso ha tolto spettacolo amareggiando piloti, scuderie e spettatori più per la soggettività del giudizio che per la natura stessa delle norma; mi pare anche giusto che se “freghi” la posizione all’altro tagliando una curva o sfruttando spazi non previsti, la posizione debba essere restituita.
Riuscirà questo nuovo sistema a mettere fine alle polemiche? Detrattori e sostenitori, il mondo delle due ruote (ma anche delle auto) si spacca con chi la sostiene e chi vorrebbe eliminarla, lasciando i piloti più liberi anche se comunque non propriamente in condizione di fare ciò che gli pare, e chi invece la vorrebbe applicata in maniera ancora più ferrea.

E voi come la pensate?