1670 cresce in ambizioni e ambientazioni, ma la terza stagione fatica a ritrovare la follia degli esordi, sacrificando freschezza e comicità.

Quando una bella serie televisiva a basso costo si ritrova improvvisamente con qualche soldo da spendere, cosa succede? La risposta sembra semplice: arrivano effetti speciali, nuove ambientazioni, costumi più ricchi e scenari decisamente più spettacolari. Il problema arriva quando le idee non riescono a stare al passo con i soldi spesi.
Dopo gli eventi della seconda stagione, Jan Paweł Adamczewski deve affrontare un problema decisamente più serio delle solite beghe di Adamczycha: le sue origini nobili vengono messe in discussione e dimostrare di essere un vero Sarmata diventa una questione di principio. La ricerca delle proprie radici porta così il protagonista lontano dalla sua tenuta, fino a Varsavia e alla corte reale, allargando notevolmente gli orizzonti della serie.
La terza stagione propone una scala produttiva più ampia, con nuove ambientazioni, costumi più elaborati e una maggiore varietà di situazioni rispetto al passato. Proprio questa espansione finisce però per mettere in evidenza uno dei problemi principali della terza stagione: 1670 sembra voler dimostrare di essere diventata una produzione più importante, ma il salto di scala non viene accompagnato da una crescita altrettanto evidente delle idee. Qualcosa si è rotto rispetto alle prime stagioni e la comicità appare molto meno spontanea; le trovate geniali e l’assurdità costruita con grande semplicità lasciano spesso spazio a gag forzate, tormentoni ripetuti oltre il necessario e riferimenti ad altre opere talmente evidenti da sembrare più un tentativo di strizzare l’occhio al pubblico che una vera fonte di ispirazione.

La sceneggiatura risente particolarmente di questo cambiamento; i personaggi continuano a essere eccentrici e sopra le righe, ma non sempre possiedono quella sana follia che in passato riusciva a trasformare anche una situazione banale in qualcosa di sorprendente. Alcuni dialoghi sembrano costruiti attorno alla battuta invece di nascere naturalmente dalla situazione, mentre diverse gag insistono sullo stesso concetto fino a perdere completamente il loro effetto. Il risultato è una comicità più prevedibile e, soprattutto, meno divertente.
Il cast rimane comunque uno degli aspetti migliori. Bartłomiej Topa, Michał Sikorski, Katarzyna Herman e gli altri interpreti riescono ancora a dare personalità ai propri personaggi anche quando la sceneggiatura mette loro in bocca battute poco riuscite. Anche i nuovi personaggi sono sicuramente strani e fuori dalle righe, ma manca loro quella scintilla di originalità che ancora riesce a far brillare i protagonisti della serie.
L’evoluzione dei personaggi principali è interessante e permette di vedere figure già conosciute anche sotto una nuova luce, ma non tutte convincono allo stesso modo. L’evoluzione di Jakub, per esempio, conduce il personaggio verso una caratterizzazione sempre più effeminata, giocando così sullo stereotipo di chi desidera il potere ed è disposto a compiacere chi lo detiene pur di rimanergli accanto. Il tentativo di sedurre la Regina di Polonia nasce proprio da questa dinamica, alimentata dalla brama di potere di Jakub e dal contrasto con una donna che rappresenta forse il personaggio più deciso e autoritario della serie; l’idea di far sedurre la regina all’effeminato prete potrebbe funzionare come paradosso comico, ma il modo in cui viene sviluppata finisce per rendere questo contrasto poco riuscito e ancora meno divertente.
Dove la terza stagione di 1670 riesce davvero a mostrare una crescita è invece nella componente visiva. Adamczycha non è più il centro assoluto della storia e la serie sfrutta le nuove ambientazioni per mostrare una Varsavia più ricca e soprattutto la corte reale di Polonia. I costumi sono più elaborati, gli scenari hanno una maggiore varietà e il contrasto con la povertà e la semplicità di Adamczycha permette alla produzione di valorizzare il salto di scala; anche effetti speciali e animazioni contribuiscono a dare alla stagione un respiro più ampio rispetto al passato. È probabilmente il miglior risultato ottenuto dalla stagione, anche se proprio questo miglioramento rende ancora più evidente quanto la scrittura non sia riuscita a fare lo stesso passo in avanti.

Il problema non è che la terza stagione abbia perso completamente lo spirito originale, infatti alcuni momenti riescono ancora a ricordare l’inizio della serie; il vero problema è che queste occasioni diventano sempre più sporadiche. Le idee semplici e brillanti lasciano purtroppo spazio a una comicità che cerca continuamente di dimostrare quanto possa essere assurda, senza riuscire sempre a esserlo davvero.
La terza stagione finisce così per sembrare un ibrido poco riuscito: una serie che vuole diventare più grande proprio quando avrebbe avuto bisogno di tornare alle proprie origini. Le maggiori risorse visibili nella produzione hanno portato ambientazioni più ricche e una messa in scena più ambiziosa, ma non hanno risolto una crisi di idee che finisce per pesare molto più degli aspetti tecnici.
Netflix ha già annunciato una quarta stagione per il 2027. La conferma arriva forse troppo presto per capire se le criticità emerse con questa stagione potranno davvero tradursi in un cambio di direzione. Dopo tre stagioni, 1670 mostra ormai qualche scricchiolio di troppo e, se continuerà a inseguire la spettacolarità senza ritrovare la freschezza degli esordi, il rischio è quello di allontanarsi definitivamente da ciò che l’aveva resa così particolare.









