Nonnas: la recensione

Quando vanno in scena i luoghi comuni, è sempre uno spettacolo… degli orrori; lo dimostra questo film di Stephen Chbosky.

 

Nonnas recensione

 

Se come titolo di studio hai la quinta elementare, la profondità di un Pokemon e l’apertura mentale di Trump, a cosa pensi per descrivere l’Italia? Ovviamente al cibo, a quello bello carico e unto che si fa spalmare sulla canotta bianca tesa per via della tua pancia prominente. No, non è la descrizione del Mago Oronzo (splendido personaggio del comico Raul Cremona), ma il centro narrativo di questa stucchevole pellicola americana che pretende di portare un po’ del nostro paese a Staten Island. E pensare che la storia di fondo è vera; lo sviluppo invece è vera spazzatura.

Il soggetto è ispirato a quello che è veramente accaduto al ristoratore italo-americano Joe Scaravella, diventato famoso e ricco grazie all’idea di aprire un ristorante di cucina mediterranea preparata dalle nonne. Nonostante il genere granny sia apprezzato da qualcuno, l’intuizione non è erotica o pornografica, bensì orientata a sfruttare la tradizione e la saggezza delle generazioni andate per garantire un manicaretto d’altri tempi; e così Nonnas mostra le difficoltà di Scaravella e del suo migliore amico Bruno nel creare questo posto speciale, tra la sfiducia della gente e le burocrazie americane (che non sono tanto distanti da quelle nostrane). Tutto molto bello? Non vi fate fregare!

 

Nonnas recensione

 

Se lo spunto può sembrare carino e se Vince Vaughn come protagonista potrebbe farvi da garanzia per aver interpretato capolavori di genere come Due Scapoli A Nozze, Zoolander, Dodgeball – Palle Al Balzo, Old School, ma anche The Cell – La Cellula e Mr. & Mrs. Smith, tutto è subito perduto. I protagonisti parlano come un calabrese con tre otturazioni andate a male, vestono come la controfigura marcia del Padrino e vivono in un mondo di musica lirica e pomodori rossi reale come la neve di una di quelle squallide boccette turistiche da quattro soldi. Staten Island poi non viene descritta come la sordida isoletta turistica dove la gente piomba casualmente durante il tragitto per vedere la Stata della Libertà, ma come una splendida gemma nella baia dell’Hudson, più simile a Santorini che a Primavalle. E le amabili nonnette che danno il titolo al lungometraggio? Là si raggiunge l’apice della follia.

Sono tre, sono diverse tra loro e sono finte come il davanzale della Leotta. Talia Shire, l’amatissima e iconica Adriana di Rocky, è una suora laica che sembra sotto costante effetto di tranquillanti e cannabis. Susan Sarandon, che ci regalò la storia con Thelma E Louise, è invece la sua imitazione di Tale E Quale Show: Avrete il costante terrore che spunti di punto in bianco Carlo Conti a lanciare la pubblicità. Brenda Vaccaro, che negli anni settanta scrisse pagine importanti dell’horror internazionale, fa paura… ma non in quel senso.

 

Nonnas recensione

 

Abbiamo detto che Nonnas racconta una storia vera, ma è chiaro che la ricostruzione dei fatti sia a dir poco fantasiosa (tipo ai livelli delirante del pur valido Time Cut). Diciamo che il regista ha deciso di tralasciare qualche passaggio, un po’ come quando da ragazzini cercavate di spiegare ai vostri genitori il perché di un brutto voto. Persino i piatti in tavola non hanno senso: all’Enoteca Maria, ristorante italiano, si mangiano piatti greci (ma perché??) e si beve vino spagnolo (ma perché????) e la specialità è la testa di agnello (ma perché??????). Effettivamente la cucina della penisola non aveva piatti tipici da mettere nella pellicola.

Se avete voglia di buttare 114 minuti di tempo della vostra vita fatelo pure, ma quando vi innervosirete durante lo stucchevole finale alla Disney che non si meriterebbe neanche un condannato a morte non prendetevela con noi.

Il conto per favore!

 

Nonnas, 2025
Voto: 4
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