1670: la recensione

1670 è una bizzarra serie televisiva polacca ambientata in un fangoso villaggio medioevale dove dominano dialoghi anomali, battute satiriche e tanta ironia.

 

 

Netflix scava profondamente nelle produzioni di tutto il mondo e ogni tanto tira fuori dei prodotti che conquistano totalmente il gradimento del pubblico; basta pensare a La Casa Di Carta, Dark e Squid Games. Esistono però anche produzioni che hanno ottenuto meno visibilità, ma che in fin dei conti sono, a loro modo, delle proposte piuttosto interessanti; ricordiamo Città Invisibile, Le Due Estati e La Mia Prediletta.

1670 è sia il nome, sia l’anno in cui è ambienta questa bizzarra e demenziale serie TV proveniente dalla Polonia. Questa miniserie di otto episodi va totalmente contro corrente rispetto ai prodotti che il cinema e la televisione est europea sfornano regolarmente; lo sceneggiatore Jakub Rurzałło propone infatti un ironica rivisitazione dei costumi polacchi del tardo medioevo, mischiandola sapientemente con una presa in giro di tante tematiche moderne che spaziano dal politicamente corretto fino a giungere al riscaldamento globale.

Jan Paweł Adamczewsky è a capo di una nobile famiglia di origini polacche e possiede metà del fangoso villaggio di Adamczycha. Il nostro aristocratico poco intelligente vuole assolutamente diventare la persona più famosa della Polonia, ma purtroppo deve quotidianamente fare i conti con la gestione delle terre, gli scontri tra i contadini, le liti tra familiari e con l’odiato rivale Andrzej che possiede l’altra metà del villaggio (quella più grande).

 

 

1670 è una serie in costume che prova a calare lo spettatore in ambienti molto rustici e spartani, ma è chiaro da subito a tutti che si tratta solo di un mero palcoscenico per proporre ben altro. La miniserie infatti mischia elementi storici, trovate geniali ispirate sicuramente ai lavori dei Monty Python e dialoghi ironici in stile The Office. Questo è un mix esplosivo, spiazzante e bizzarro che lascia letteralmente a bocca aperta per tutti gli otto episodi di questa anomala miniserie.

Il cast è formato da attori sconosciuti al panorama mondiale, ma che, come Bartłomiej Filip Topa, possono vantare oltre cento presenze in serie TV e film polacchi. Ogni personaggio prende in giro determinati aspetti della società moderna; ad esempio Jan Paweł è un leader incapace, poco acculturato, che progetta un futuro grandioso senza essere capace di gestire la quotidianità di un presente che sta letteralmente andando in malora. Questo è un ritratto satirico, ma piuttosto convincente, del politico che spesso ci è capitato di vedere sugli scranni del potere. La devotissima e più che insoddisfatta moglie Zofia racchiude in se tutti i classici paletti del perbenismo sociale dell’epoca, ma di contro sarà anche la silenziosa e furtiva protagonista di loschi incontri.

La bella Aniela è invece la ribelle dichiarata della famiglia, una combattente per i diritti degli oppressi e per le cause ambientaliste come il surriscaldamento del pianeta. Questo è un personaggio fantastico, pieno di idee nobili che però rimangono totalmente avulse dal contesto reale; un dipinto perfetto di tanti attivisti che prendono posizione senza neanche capire realmente quali siano i veri problemi contro cui protestano.

 

 

Infine ci sono i due figli di Jan Paweł. Stanislaw è il primogenito, l’erede della famiglia, in cerca di una donna con cui sposarsi ed ancor di più del matrimonio perfetto; insomma una distorta caricatura del “maschio” moderno troppo attento all’effimero e poco al concreto. Suo fratello minore Jakub è invece un prete, il ritratto perfetto dell’uomo d’affari che con i classici slogan religiosi alimenta la sua avidità manipolando i poveri contadini.

Si tratta di personaggi caratterizzati molto bene che fondono in loro posizioni estreme o esaltano idee totalmente fuori contesto. Tutto questo è sostenuto da una recitazione a volte teatrale e drammatica, altre volte molto più schietta e diretta, arrivando addirittura ad ammiccare in telecamera per far capire pensieri non detti, ma troppo palesi.

Indubbiamente 1670 non è un capolavoro, ma riesce a lasciarti totalmente basito e felicemente stupito. Sarà per il ritmo della narrazione che ti trascina scena dopo scena? Sarà per l’efficace modo in cui gli attori riescono a rimanere seri di fronte a palesi castronerie? Oppure sarà merito di una sceneggiatura intelligente che spara a zero su tutto con sagace sarcasmo polacco? Probabilmente è un mix di tutto questo, ma la cosa più importante è che tutto si amalgama al fine di creare una serie tra le più buffe e coraggiose che mi siano capitate di recente.

 

1670, 2023
Voto: 7.5
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