Artificial Extinction 2: la recensione

Un tower defense d’azione che sembra uscito quindici anni fa: Artificial Extinction 2 non è brutto ma sicuramente spigoloso e talvolta artificioso.

 

 

Non sempre i lavori di passione riescono pienamente. Artificial Extinction 2 è uno di quei giochi spersi in quel territorio dove i videogiochi nati con evidenti buone idee alle spalle rischiano di perdersi a causa di usabilità e di fluidità rivedibili.

Artificial Extinction 2 è un titolo dalla natura mista: un tower defense con elementi di raccolta dei materiali e con una patina di FPS. Si tratta di un mischione che, anche se non convince pienamente, non può nemmeno dirsi malamente riuscito. Nei panni di un androide che tenta di sconfiggere un’AI malvagia e di ricollegarsi agli ultimi esseri umani rimasti, Artificial Extinction 2 ci chiede di sviluppare una linea di difesa abbastanza resistente alle ondate di robot, mech e navette nemiche da portare a zero il conto alla rovescia che ci permetterà di richiamare la nave madre per scappare.

 

 

La trama del gioco, abbastanza banale e accompagnata da dialoghi ed intermezzi non proprio ispirati, serve solo a dare uno sfondo ai livelli in cui siamo impegnati, ed è oggettivamente poco rilevante. Dovremo sviluppare le poche ma critiche infrastrutture necessarie ad approvvigionarci delle risorse necessarie per costruire torrette di difesa, trappole e ampliare la nostra zona di difesa.
Le ondate di nemici robotici che Artificial Extinction 2 ci scaglia contro appaiono in livelli oggettivamente poco realistici: sembrano creati unicamente per dare un senso allo scontro e alle sfide che 100Hr Games Inc ha pianificato per i giocatori, ma hanno poco di naturale e davvero credibile.

Ad aiutarci a portare la pellaccia a casa sono principalmente le differenti torrette automatizzate, il cui ruolo può essere quello di combattere i nemici a terra, in aria, o di intercettare missili. Il loro piazzamento richiede strategia e inventiva, considerando che i nemici hanno solitamente un raggio di tiro migliore del nostro e una mira schifosa, ma quando colpiscono fanno parecchio male.

 

 

Passeremo la maggior parte del tempo su una schermata di costruzione (che il gioco chiama Free Cam, non si sa bene per quale motivo) attraverso la quale potremo ordinare ai nostri droni costruttori di realizzare le menzionate torrette, i piloni per ampliare il territorio su cui costruire, i generatori elettrici e così via. Da questa schermata potremo anche attivare altri armamenti automatizzati: l’artiglieria e il drone di supporto aereo, il cui utilizzo (come la costruzione e la riparazione degli oggetti messi in mappa) richiedono risorse che possiamo ottenere con le strutture apposite.
Attraverso un pannello di progresso è poi possibile sbloccare nuove armi, miglioramenti o funzioni che puntano a renderci la vita più facile.

In aggiunta, nei momenti di pausa, di attesa di raccolta delle risorse o semplicemente per svagarsi un pò, possiamo passare alla visuale in prima persona per metterci in prima linea e sparare con il nostro fucile ai nemici. Si  rimane però spiazzati del fatto che il caricatore si ricarichi elettricamente da solo dopo una pausa (dinamica non chiara all’inizio) e che la penalità per la nostra morte è praticamente solo il riportarci in base. Potremo comunque fare la differenza solo sbloccando armamenti avanzati che ci permettano di far reali danni a mech e navette; in caso contrario stiamo solo perdendo tempo ed è meglio gestire la nostra base temporanea dalla Free Cam.

 

 

Il gameplay di Artificial Extinction 2 è fondamentalmente questo: accrescere la nostra base costruendo elementi che hanno bisogno di risorse; ampliare la nostra capacità di raccolta, costruire altre difese, quando capita sparare in prima persona e cercare di resistere fino all’arrivo della nave madre.
Il concetto è abbastanza banale anche se tipico dei tower defense; ed il primo impatto ci mette a confronto con diversi aspetti tagliati con l’accetta.

In realtà Artificial Extinction 2 è sicuramente legnoso, ma preso per quello che è si rivela un titolo tutto sommato piacevole da giocare. Occorre capire le sue dinamiche, malamente spiegate da un tutorial non del tutto sufficiente, e poi fare la mano con una interfaccia la cui razionalità si capisce solo dopo qualche livello, quando riusciamo a dare un senso a quelle scritte che riportano funzioni inizialmente disabilitate. Serve capire lo sviluppo del gioco, inizialmente non chiarissimo, e sperimentare con i vari oggetti a disposizione per capire come utilizzarli per non venire distrutti senza colpo ferire (per capire che le torrette antidrone sono in realtà torrette antiaeree ci è servito un intero livello e 30 minuti di gioco buttati nel secchio).

 

 

Di buono, molto buono, Artificial Extinction 2 ha una pressione costante che i nemici mettono sulle nostre linee. Fanteria, mech e aerei ci possono mettere in seria difficoltà, facendoci precipitare in una condizione di panico e in un vortice dal quale potremmo però non più riprenderci: perdendo determinate strutture vitali e mancandoci le risorse necessarie per ricostruirle, saremo in pratica eliminati, in attesa di vedere la nostra base distrutta. Da questo punto di vista il design avrebbe potuto essere diverso, visto che si rischia di creare circoli viziosi non interrompibili.

Decisamente apprezzabile la dinamica di espansione del territorio sotto il nostro controllo, legata al piazzamento di piloni energetici che aumentano il nostro raggio d’azione (qualcosa che per certi versi può ricordare The Alters, anche se si tratta di tutt’altro gioco), e il fatto che le nostre strutture al momento della loro distruzione esplodano coinvolgendo tutto quello che si trova all’interno di un determinato raggio. Si tratta di elementi che ci costringono a ragionare sul dove e come piazzare le nostre strutture e, visto che le risorse sembrano abbondare ma poi immancabilmente risulteranno scarseggiare, anche a quali dare priorità e quale fronte proteggere.

 

 

La fase di combattimento in prima persona lascia oggettivamente il tempo che trova; sicuramente è utile per dare una mano alle nostre torrette, ma non è particolarmente accattivante né soddisfacente, e il più delle volte non si riesce ad essere abbastanza incisivi da giustificare l’utilizzo di questa funzione se non in casi estremi.

Nel complesso, Artificial Extinction 2 è un gioco che sembra uscito dieci-quindici anni fa; sia graficamente che per il gameplay che viene proposto. Eppure non può essere definito brutto; giocandoci la voglia di arrivare alla fine del livello c’è, ma forse l’ispirazione per continuare la campagna viene presto meno.
Il solo sviluppatore che si cela dietro il nome dello studio di sviluppo 100 Hr Games ha impiegato cinque anni per realizzare un titolo a cui è sicuramente affezionato (e lo si capisce anche nelle schermate inziali), ma non basta mettere passione e impegno in un progetto per farlo realmente emergere in mezzo ad una concorrenza sempre più fitta. I buoni spunti di Artificial Extinction 2, che ci sono e sono anche discretamente realizzati, si scontrano con un gameplay che nonostante sappia mettere sotto pressione il giocatore non acchiappa e che rischia di perdere rapidamente di mordente.

 

 

È un peccato: chiudendo un occhio sulle diverse asperità del gioco, quasi tutte di lieve entità e che non precludono la fruizione del titolo, Artificial Extinction 2 sarebbe anche una discreta opzione per chi apprezzi questo genere. Forse ad Artificial Extinction 2 manca quello spunto che ne giustifichi un acquisto fuori da un bundle o da uno sconto pazzesco; si tratta di un gioco che solo una nicchia di giocatori sarà capace di apprezzare: forse quelli più hardcore e gli affamati di tower defense futuristico. Per gli altri, il consiglio è di valutare molto bene l’acquisto: il gioco il suo lo fa, ma stenta a farlo vedere.

 

Artificial Extinction 2, 2026
Voto: un 6 striminzito