CityState II, un city builder dalle sfaccettature macroeconomiche

Il nuovo titolo di Andy Sztark permette di costruire numerose città interconnesse alle quali applicare leggi globali, come una vera nazione.

 

 

Il mondo dei gestionali è pieno di giochi che ci danno la possibilità di controllare e costruire la città dei nostri sogni, ma quando si parla di intere nazioni le opzioni crollano drammaticamente. CityState II si inserisce in questa nicchia e lo fa in maniera più che discreta.

La base è simile ad altri giochi: usando il classico schema di lottizzazione che conosciamo sin dai tempi del primo SimCity, andremo a disegnare sul territorio il nostro piano regolatore assegnando il territorio a zone commerciali, industriali o abitative. Da qui andremo a costrire la nostra griglia di strade, servizi e tutto quanto ben conosciamo e che è tipico dei giochi di questo tipo.
Ma quello che fa di CityState II un titolo particolare è che la sua attenzione principale non è posta sul lato costruttivo della città, che peraltro va considerata nel contesto più globale, con diverse città da gestire allo stesso tempo, ma su tutta una serie di norme, leggi e politiche sociali che possiamo man mano applicare causando risvolti socioeconomici che queste hanno sulla nostra nazione.

 

 

Tanto per dare un’idea, la tassazione non si limita ad una generica percentuale su tutti i cittadini, ma può essere scelta in modo autonomo per le varie macrocategorie professionali (commercio, industria di base, industria avanzata e per reddito dei cittadini). E questa non è che la punta dell’iceberg: ci sono politiche sociali che regolano  l’immigrazione, il commercio, l’inquinamento, la finanza speculativa e così via.

Il livello di dettaglio non è altissimo: CityState II non ci fa scendere troppo nei particolari e mantiene il livello di informazione e controllo ad un livello macrogestionale per semplificare l’approccio e non appesantire il gameplay.
Questo permette di vedere il titolo come un simulatore leggero, meno impegnativo di altri ma al tempo stesso in grado di fornire una ventata di aria fresca e differente rispetto alla solita minestra servita dai city builders.

 

 

Il gioco si presenta come casual, ma oggettivamente è ad un livello superiore e, anche se non è difficile padroneggiarlo, occorre dedicarci un po’ di tempo e attenzione per capirlo e sviscerarne i segreti. In merito a questo, l’unico aspetto in cui il gioco è carente è forse una complessiva mancanza di spiegazioni. Il tutorial copre le basi, ma durante il gioco ci sono domande che saltano fuori e che solo con l’esperienza avranno una risposta, anche quando si tratta semplicemente di interpretare i dati di un grafico. Anche l’interazione con alcuni edifici avrebbe meritato una funzione di evidenziazione, così da non dover ricordare dove si trova quella centrale a cui dobbiamo attivare un altro generatore o quella scuola a cui assegnare più personale.

 

 

Insomma CityState II può essere un’alternativa per chi apprezza il genere; basta tenere a mente che si tratta di un simulatore leggero di macrogestione economica/politica, e non di un altro city builder moderno bello a vedersi ma che si limita all’aspetto estetico e dei trasporti di una città.

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