L’annuncio di Giorgia Meloni sul limite del 30% di bambini stranieri per classe si scontra con una semplice realtà: gli italiani non fanno più figli.

Con un’affermazione che sa tanto di campagna elettorale (e che fa il paio con la parziale abolizione del bollo auto), Giorgia Meloni ha annunciato il limite di un terzo di stranieri nelle classi delle scuole dell’obbligo. In realtà si tratterebbe di una messa in esecuzione di un provvedimento già esistente, ma ampiamente disatteso soprattutto per motivi pratici.
Il problema di fondo è lo stesso che porterà, nell’arco di trenta-quaranta anni, a vedere gli italiani diventare minoranza nel proprio Paese, sostituiti da una massa di immigrati (perlopiù islamici) che ancora figliano. Al contrario nostro.
Gli italiani fanno difficoltà a mettere su famiglia: gli stipendi non all’altezza con il costo della vita, le tante distrazioni e preoccupazioni quotidiane, un senso di comunità e di legame con il proprio sangue che sta venendo meno sono tutti elementi che concorrono a disincentivare la procreazione.
Al tempo stesso mancano quelle necessarie politiche per la famiglia prima abbandonate nel post-tangentopoli e poi distrutte sistematicamente nel passato ventennio di governo del centrosinistra; solo queste, insieme ad un miglior bilanciamento lavoro-famiglia, potrebbero lentamente invertire la tendenza.

La realtà è che ci sono luoghi in cui la netta maggioranza di stranieri è evidente, e mettere un limite del 30% di bambini non italiani per ogni classe è utopia. Le opzioni a disposizione sarebbero, in queste zone, comunque insensate: mandare i bambini stranieri in scuole lontane magari anche diverse decine di chilometri (si pensi a certi paesini della pianura padana, o zone collinari con paesini molto distanti, o ancora il caso limite di Monfalcone), o semplicemente impedir loro nei fatti di frequentare gli istituti scolastici, per la felicità di quei genitori islamici che vedono nella nostra istruzione e nei nostri usi e costumi un morbo da debellare.
Questo annuncio finirà probablimente in un vicolo cieco, dando alle opposizioni motivo di contestare (questa volta giustamente) l’attuale Presidente del Consiglio. È pur vero che Giorgia Meloni ci ha abituati a proferir parola sempre a ragion veduta; e quindi vediamo se sarà in grado di tirare fuori il coniglio dal cappello.
Perlomeno, il divieto di niqab e burka nelle scuole è qualcosa di condivisibile e sacrosanto: sia dal punto di vista del rispetto delle donne, sia per riaffermare la tradizione laica del nostro Stato. Che se proprio deve essere influenzato da valori religiosi, devono essere quelli della nostra tradizione cristiana; non certo quelli di un islam aggressivo ed inconciliabile con il nostro mondo.









