Enrico Letta, il nemico degli italiani

Europeismo estremo, ius soli, disprezzo verso la classe imprenditoriale: Enrico Letta nel corso degli anni ha dimostrato di essere tutto tranne dalla parte degli italiani.

 

 

Sinceramente, speravo che ce lo fossimo levati di mezzo. Ed invece eccolo di nuovo qua, richiamato a gran voce dall’incapace classe dirigente del PD per strepitare slogan che catturano solo i ragazzini che vanno avanti a canne e centri sociali.
Enrico Letta è di nuovo qui: dopo essere stato silurato da Renzi è tornato alla carica con la sua pletora di iniziative scellerate.

Classe ’66, cresciuto nel Partito Popolare ma entrato nell’orbita PD appena intravista la possibilità di accedere a cariche istituzionali di una certa rilevanza, Letta è una figura tutt’altro che limpida, presente negli sfasci italiani fin dagli anni 2000. In quel periodo infatti è in mezzo alla privatizzazione (e distruzione) dell’Iri, il colosso industriale nazionalizzato che tanto dava fastidio in Europa ai nostri “alleati” Germania, Francia e Gran Bretagna. Poi, diventato presidente del consiglio, nel 2013 implementa una manovra silenziosa per modificare la costituzione senza passare per la consultazione popolare. Per chi non lo ricorda, è in quel momento che nacque il motto, tanto caro ai progressisti, “ce lo chiede l’Europa”.

 

 

Con quella scusa, la costituzione italiana è stata dolosamente e dolorosamente piegata ai voleri di un ente astratto e che, da quel momento, è diventato il nostro padrone di casa, impedendo agli italiani di vivere, negli anni più difficili della seconda crisi dell’euro, e di spendere i soldi pubblici dove erano veramente necessari.
Francesco Amodeo, nel suo libro La Matrix Europea (un testo che, comunque la si pensi, ha il merito di collegare situazioni poco chiare e sottaciute ai più) inquadra Enrico Letta come l’uomo infiltrato dall’UE per attuare delle specifiche riforme costituzionali in Italia atte a rendere il nostro uno stato privo di forza politica e totalmente succube dell’Unione Europea, col supporto fortissimo del peggior presidente della Repubblica, quel Giorgio Napolitano che nulla ha avuto di imparziale nel gestire il suo ruolo. Un affermazione forzata? I fatti sembrano dare ragione all’autore indipendente.

 

 

Letta oggi è tornato, e lo ha fatto partendo alla carica su tutta una serie di proposte puramente ideologiche che sono fuori contesto oltre che dannose per il paese.
Appena eletto segretario del PD ha ritirato fuori la questione dello ius soli, una cosa che si sperava fosse morta e sepolta dopo il tracollo del governo Renzi. Ed invece eccoci qua, nuovamente su questa proposta che sminuisce ancora una volta il concetto di patria, di tradizione, di diritti che vanno conquistati con l’impegno e la dedizione e non regalati al primo venuto. Il tutto, pretendendo di discutere questo argomento con un governo nato esclusivamente per gestire la crisi pandemica ed il piano finanziario da sottoporre all’UE per il Next Generation EU.

 

 

L’entrata di Letta è stata a gamba tesa, un attacco diretto al centrodestra ed alle richieste della maggioranza della popolazione italiana; esattamente come la sua miope proposta di prelevare forzosamente dai conti dei più ricchi una percentuale per assegnarla ai diciottenni, peraltro senza alcuna proposta strutturale, senza alcun piano d’investimento… una vera marchetta.
Su quest’ultima geniale idea mi si permetta di fornire al politico pisano una semplicissima lezione di economia: il grosso delle entrate derivate dalla tassazione sul reddito, anche con un sistema progressivo, non te la dà la classe ricca, ma la classe medio-povera, perché semplicemente i ricchi sono di meno. Quindi sbandierare una proposta anti-ricchi, come in questo caso, non comporta alcun reale beneficio per le casse dello stato né un riequilibrio della distribuzione della ricchezza. In aggiunta, manovre del genere disincentivano i ricchi a restare in Italia, che sia domicilio fiscale, investimento o imprenditoria: di Stati anche europei dove la tassazione è migliore ce ne sono tanti; perché spingere chi giustamente tutela le proprie finanze a togliere il capitale dall’Italia? Come si può essere così miopi e lanciare questo tipo di messaggi? Non sarebbe meglio invece incentivare le nostre imprese aggredendo finalmente la folle tassazione che le strangola?

 

 

A quanto detto finora si aggiunge la classica necessità del PD di conquistare le menti dei più giovani, unico grande bacino di utenza insieme agli immigrati (regolari o clandestini poco conta quando si tratta di supporto popolare). Un’altra fantastica proposta di Letta è quella di abbassare l’età per votare a 16 anni; e non c’è altro motivo se non quello di incamerare più voti possibili oggi che il consenso popolare è chiaramente indirizzato verso il centrodestra (da anni, a dirla tutta).
E qui rientra il discorso di indottrinamento effettuato nelle scuole, dove molti insegnanti e dirigenti travalicano il loro compito e spingono per formare le menti con una determinata visione ideologica. Il fatto che poi, crescendo negli anni, molti tolgono il loro voto al PD non è un caso: è perché vivono la vita vera e si rendono conto di quanto sia illogica e dannosa l’agenda politica della sinistra.

Enrico Letta è il nuovo elemento destabilizzatore del governo presieduto da Mario Draghi, il quale non ha risparmiato qualche secca frecciatina al politico rampante. Ma il vero problema è che finché agli italiani non verrà concesso di tornare alle urne, cosa sempre più improbabile in questo paese ormai protettorato UE, la coalizione che democraticamente rappresenta il volere dei più non avrà modo di arginare questa onda di follia anti-italiana espressa dalla sinistra.

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