Edens Zero – Stagione 1: la recensione

Non è un semplice Fairy Tail spaziale, ma non si allontana troppo dal suo predecessore. Scelte ardite, ma anche conservative; come lo valuteranno i fan?

 

 

Edens Zero è un anime tratto dal manga di Hiro Mashima. L’autore è diventato famoso principalmente grazie all’opera fantastica intitolata Fairy Tail. Con Edens Zero ci porta in un futuro spaziale tra poteri sorprendenti, intelligenze artificiali ed una serie di mondi tutti da scoprire. Lo spazio è un palcoscenico più che ampio per poter raccontare la storia del giovane Shiki, nipote del re demone Ziggy, e del suo Ether Gear della gravità. Gli Ether non sono altro che energie ancestrali che vengono utilizzate tramite il Gear. L’Ether fluisce attraverso i corpi in modo simile all’elettricità per una macchina. L’Ether Gear permette a chi ne è in possesso di manipolare quest’energia a piacimento, come Shiki riesce a fare con la gravità.

Il pianeta Granbell, ex sede di un grande parco divertimenti ormai abbandonato, è il luogo in cui inizia la nostra storia. Shiki è l’unico essere vivente sul pianeta, ma non è solo, ci sono tantissimi robot che si occupano di gestire e mantenere attivo il parco divertimenti. Shiki si considera amico della maggior parte dei robot, ma è molto curioso di conoscere i mondi che il nonno Ziggy gli ha descritto quando era piccolo. Un giorno arriva su Granbell la B-Cuber Rebecca, una influencer interspaziale che viaggia attraverso il cosmo per registrare video da trasmettere sul suo canale. Rebecca è accompagnata dal suo migliore amico Happy, un robot antropomorfo con le sembianze di un gatto blu.

Dopo un’iniziale diffidenza da parte della ragazza, ed una disavventura con i robot del parco, i due diventano amici e cominciano un viaggio insieme con l’obiettivo di raggiungere l’entità conosciuta come “Madre”. L’eredità del Re Demone Ziggy non tarda a fare la sua comparsa ed i ragazzi si ritrovano con l’astronave Edens Zero da gestire e Le Stelle Luminose del Re Demone da dover rintracciare prima di poter sperare di varcare i confini del cosmo. Il gruppetto comincerà ad aumentare con l’arrivo di nuovi membri dotati dei poteri dell’Ether e con il ritrovamento delle Stelle Luminose scomparse. Tutto questo non farà altro che far aumentare il numero di avversari da affrontare ed i pericoli da sventare.

 

 

C’ho messo un po’ per preparare questo articolo perché il mio primissimo giudizio a caldo è stato molto negativo. La mia mente era incredula e delusa nel constatare che l’autore aveva riproposto la stessa impostazione di Fairy Tail, con gli stessi personaggi e con la stessa caratterizzazione. In pratica per me era una copia spaziale di quello che avevo già visto. Ho lasciato decantare il tutto per diverso tempo fino a che non ho deciso di riprendere il filo dei miei brutti pensieri. A mente fredda ho potuto fare un’analisi più oggettiva e carpire alcune sfaccettature che sulle prime mi erano sfuggite.

Partiamo subito nel dire che è assurdo pensare che un autore possa stravolgere il proprio stile grafico per creare qualcosa di totalmente diverso. È naturale che Mashima abbia riproposto il tratto che lo ha reso famoso, ed è naturale che la trasposizione animata abbia mantenuto la stessa fedele impostazione che abbiamo ammirato in Fairy Tail. È anche vero che imbattersi immediatamente nel gatto blu Happy, presente in tutte e due le opere e con lo stesso nome, può farti reagire solo in due modi: o ti esalti pensando che l’autore è un fottuto genio, o ti senti un po’ preso per il culo!

Trasportare in Edens Zero lo scheletro dei personaggi di Fairy Tail è stata una dura mazzata da digerire, mi aspettavo qualcosa di nuovo almeno sotto l’aspetto della caratterizzazione, invece poco è cambiato. A prima occhiata Shiki e Natsu sembrano praticamente fatti con lo stampino. Tutti e due sono sconsiderati e straordinariamente forti, vogliono farsi nuovi amici e sono disposti a tutto per difendere i propri cari. Così come i due principali protagonisti maschili, anche quelli femminili sono sovrapponibili. Qualcosa cambia con gli altri personaggi? Agli scheletri preconfigurati di Fairy Tail viene aggiunta o tolta una sfaccettatura, ma il grosso è facilmente riconoscibile.

 

 

Riflettendoci a freddo, Mashima ha optato per questa scelta molto conservativa soprattutto per agevolare al massimo il lettore di Fairy Tail nel passaggio tra un’opera e l’altra. Questa scelta ha però diviso il pubblico che si è schierato o nettamente a favore o nettamente contro, senza lasciare molto spazio alle vie di mezzo. A caldo anch’io mi sono lasciato ingannare, ma poi mi sono concentrato su quello che l’autore ha cambiato realmente: la storia! Pur avendo molti tratti in comune con l’opera precedente, la storia presenta un lato intricato che non ti aspetti. Mentre in Fairy Tail l’arco narrativo iniziava con una missione o un evento di cui raramente potevi avere una visione generale per la totale carenza d’informazioni, in Edens Zero il nocciolo base della storia è sempre presente e si palesa nella storia sconosciuta di quell’astronave.

Lo spazio cela grandi misteri che diventano ancora più grandi nel momento in cui aggiungi un tono più cupo alle trame. Mashima lascia briciole di informazioni, a volte poco leggibili a volte più evidenti, che stuzzicano la fantasia dello spettatore e lo portano ad essere più coinvolto. È evidente che l’autore ha pensato ad una storia di fondo su cui ancorare i singoli archi narrativi; una storia di cui si avverte la presenza, ma che viene sapientemente coperta da un manto di mistero. Cos’è l’astronave Edens Zero? Come mai l’autore gioca così tanto con il tempo? Cosa c’è oltre il Cosmo Sakura? Chi o cosa è realmente Madre e che rapporti ha con Shiki? Tutte queste domande non mi erano mai passate per la mente leggendo o guardando Fairy Tail, il cui unico grande mistero è legato alla scomparsa dei draghi.

La serie è nel complesso valida, soprattutto perché sembra esserci una buona struttura portante nelle trame. Per me pesa negativamente la scelta di aver voluto riproporre dei personaggi troppo simili a quelli di Fairy Tail, ma capisco l’intenzione che ha spinto l’autore a prendersi questo rischio. Vorrei infine condividere con voi una cosa buffa che mi capita quando guardo questa serie: ogni volta che vedo l’astronave Edens Zero, che è ovviamente pensata per simulare le sembianze di un drago, a me viene invece alla mente una nave pirata e subito l’immagine dell’Arcadia di Capitan Harlock. Capita anche a voi?

 

Edens Zero – Stagione 1, 2021
Voto: 6.5
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