Severance – Tagli Al Personale: la recensione

Grazie al suo taglio macchiettistico e surreale, Severance riesce a cavarsela in modo dignitoso andandosi a piazzare positivamente fra gli horror umoristici.

 

 

Non tutti i film possono essere dei capolavori, e non tutti i film riescono necessariamente rivoluzionare il genere di riferimento. Severance – Tagli Al Personale è una pellicola che non ha particolari pretese, ma  grazie alle sue buone intuizioni riesce a portare a casa il risultato.
La storia vede un piccolo gruppo di dipendenti di una azienda produttrice di armi venire inviata dal loro ufficio inglese verso uno sperduto chalet ungherese per un fine settimana all’insegna del “team building” e delle attività aziendali fuori orario d’ufficio, per la disperazione dei più. Il gruppetto si troverà però alle prese con una situazione completamente inattesa e fuori controllo.

 

 

Severance – Tagli Al Personale è fondamentalmente un horror-thriller d’azione che non vuole mai prendersi sul serio, ed è pervaso da un sottile e pungente humour inglese che ammanta quasi costantemente la proiezione. Alla spettacolarizzazione delle scene, magari forzosamente pompate come accade in molte produzioni dotate di un budget superiore, Severance oppone una semplicità di riprese e una linearità narrativa che, complessivamente, riescono a costruire a quell’approccio diretto e quasi documentaristico che abbiamo avuto modo di apprezzare nei particolarissimi The Lobster e Apocalypse, Please! e che permette allo spettatore di calarsi bene nell’atmosfera del film. L’onnipresente sarcasmo e la sottile ironia presente costantemente consente poi a Severance di mescolare benissimo tensione e ilarità; un connubio che funziona fin dai tempi di Guerre Stellari o de I Goonies.

Severance – Tagli Al Personale non deve però essere inteso come una pellicola memorabile. E’ senza dubbio un film in grado di far ridere e sorridere mentre imbastisce una storia via via sempre più cruenta, ma non ha un ritmo completamente scoppiettante e soprattutto preambolo e conclusione del film sono legati da eventi e situazioni che non vengono realmente spiegati e che lasciano lo spettatore con molti dubbi e tante domande. Se l’idea degli sceneggiatori era quella di lasciare aperto uno spiraglio per un seguito del quale finora non si è vista traccia, si potevano (anzi dovevano) chiarire più di un retroscena e di ragioni che portano i protagonisti a essere al centro della vicenda ed a visitare alcune installazioni, una delle quali fin troppo particolare per non meritare almeno una breve ma dettagliata spiegazione sulla sua funzione.
La regia di Christopher Smith è comunque adeguata al film, e consente a Severance – Tagli Al Personale di svilupparsi in modo adeguato, senza evidenti buchi di sceneggiatura.

 

 

Pur essendo un film corale, il ruolo del protagonista è affidato ad un solamente accettabile Danny Dyer, che non stupisce nel suo ruolo di tossico dalle folli abitudini (anche se alcune delle sue azioni sono oggettivamente esplosive). Meno rilevanti sono volti sicuramente più noti della cinematografia inglese: su tutti Toby Stephens (Space Cowboys, The Machine) e Tim McInnerny (Atomata). L’immancabile controparte femminile è affidata ad una discreta Laura Harris (The Faculty, The Calling), capace di una prova tutto sommato solida nel ruolo assegnatole.

Severance – Tagli Al Personale è un film che sicuramente piacerà agli appassionati del genere. Pur rimanendo lontanissimo dalle vette raggiunte da pellicole come Quella Casa Nel Bosco o The Lobster (film diversissimi eppure in qualche modo ricollegabili a Severance), il lavoro di Christopher Smith ha un perchè, e può essere visto da chi cerchi 96 minuti di efferata spensieratezza. Accettando il fatto che Severance – Tagli Al Personale non si prende mai sul serio e non vuole essere una pietra miliare del genere, similarmente a Black Sheep, il risultato è sicuramente gradevole e positivo.

 

Severance – Tagli Al Personale, 2006
Voto: 6.5
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