Green Zone

La deriva di Matt Damon su film d’azione genera solitamente risultati fiacchi, ed anche stavolta il risultato e’ mediocre.

 

20181210 greenzone1

 

Matt Damon ha iniziato la sua carriera con film profondi e di impegno sociale. Da The Rainmaker a Promised Land, passando per Will Hunting, l’attore americano ha consolidato la stima dei piu’ nei suoi confronti; sempre abile nel calare nel personaggio e nel dargli una nota personale. Accanto a queste produzioni piu’ serie, Matt Damon ha partecipato a tutta una serie di film d’azione (o anche grotteschi, come Dogma): Salvate il Soldato Ryan, la serie di Bourne, i vari Ocean, i fantascientifici Elysium, Interstellar e The Martian… e tanti altri. La maggior parte di questi film sono di ottimo livello; ma a volte capita il risultato non sia all’altezza. E’ il caso di questo Green Zone.

Ambientato durante la seconda guerra del Golfo, vediamo Matt Damon interpretare un ufficiale a capo di una squadra addetta alla localizzazione e rimozione delle armi di distruzione di massa. Frustrato dalle continue erronee segnalazioni fornite dalla propria intelligence, verra’ approcciato dai servizi segreti per iniziare a lavorare sulla questione in maniera parallela e sotto traccia. Ben presto certi attriti fra i vari gruppi di potere verranno a galla, mettendo a rischio la vita dell’agente speciale.

 

20181210 greenzone3

 

Il film appartiene a quella categoria delle occasioni mancate: ci sono diverse buone intuizioni, ed altre idee che contribuiscono fortemente a far calare la qualita’ complessiva. Andiamo per ordine.
La parte iniziale e’ molto interessante. I movimenti di copertura ed esplorazione della squadra in azione sono realistici e ben proposti; altrettanto credibili sono i dialoghi con i servizi segreti. Molto meno attendibili sono le interazioni dei soldati con la popolazione civile, o di Matt Damon con giornalisti e soldati ai posti di blocco. Si vedono gia’ quei germi (a mio avviso terribili) che lo porteranno ad interpretare la serie di Bourne; e se di sicuro qui la regia non aiuti, l’attore ci mette del suo a rendere poco realistiche situazioni che risultano chiaramente posticce.

Nello sviluppo della trama il film perde di mordente e di attendibilita’. Il credito concesso inizialmente dallo spettatore viene speso progressivamente, fino a lasciare l’amaro in bocca per una produzione che denota una certa mancanza di idee sul finale, tanto da associare una comunque consistente sottotrama cospirazionista a scene d’azione piuttosto fantasiose. La fotografia in questo non aiuta, essendo piatta e priva di spunti che stupiscano. La fine del film arriva piu’ come una liberazione che come degna conclusione della storia; un bruttissimo segnale.

 

20181210 greenzone2

 

Accanto a Matt Damon troviamo Brendan Gleeson, gia’ apprezzato protagonista di In Bruges e 28 Giorni Dopo, ed un discreto Greg Kinnear nel ruolo dell’antagonista. Sulla sedia del regista troviamo Paul Greengrass; qui i riferimenti (negativi) alla serie di Bourne trovano concretezza: e’ il regista dell’intera serie. Tutte le sensazioni provate durante la visione del film e certe affinita’ trovano quindi inaspettatamente conferma. Paradossalmente Greengrass e’ lo stesso regista del magnifico Bloody Sunday, e non ci si spiega come possa essersi involuto cosi’ tanto.

Green Zone e’ un film mediocre, a meta’ fra l’impegno, lo storico e l’azione spiccia. Non ha seri motivi per essere visto, e non mi sento di consigliarlo anche se non si tratta alla fine di una pellicola cosi’ orribile.

 

Green Zone, 2010.
Voto: 5