La Casa Di Carta 5: prime impressioni

Berlino si deve essere fottuto i soldi degli sceneggiatori. Altrimenti non si spiega perché questi cinque nuovi episodi fanno veramente tanto schifo.

 

La Casa di Carta 5 (parte prima)

La Casa Di Carta 5 arriva sulla cresta del mito. La serie, volente o nolente, è diventata culto e resterà nella futura memoria. In tutto il mondo la gente si è innamorata dei suoi protagonisti e del loro look purpureo. Chi non vorrebbe Helsinki come animaletto domestico o Tokyo come bambola gonfiabile? Questo, però, non significa che si debba mandare tutto a fratte riposando sugli allori, e invece è proprio quel che è successo. L’ultima stagione è solo spari, esplosioni, schizzi di sangue e urla.

Sia chiaro, non manca nulla del menu tradizionale: c’è la suddetta Tokyo (Úrsula Corberó), il Professore (Álvaro Morte), il belloccio Denver (Jaime Lorente) e tutto il resto della banda (tranne quelli morti), ma latita del tutto un intreccio. Si sparano, si insultano, si leccano e si incazzano ma, di base, non si quaglia mai e lo dimostra la necessità, francamente stucchevole, di affidare uno straccio di story telling ai flashback. In pratica la Banca di Spagna diventa un posto noioso e il divertimento dovrebbe darcelo Berlino con le sue pippe mentali sulla bellezza di essere un ladro (ma siamo cresciuti con Lupin III). Non solo.

Nella primissima stagione, ci raccontavano che un pignoletto come il Professore aveva speso una vita intera ad immaginare il piano perfetto. Con una buona dose di voglia di evadere dalla realtà oggettiva, era possibile. Qua, invece, ci mostrano come verità assolute delle follie pure: ragazzi sbandati, che a stento hanno preso la terza media, portano a termine con successo interventi di alta chirurgia o fondono oro come se non avessero fatto altro tutta la vita. Il top però si raggiunge al parto della cattivissima sbirra Alicia Sierra (Najwa Nimri). Nessuno spoiler ma possiamo almeno anticipare che qualche ginecologo avrà da ridire su questo passaggio.

 

La Casa di Carta 5 (parte prima)

 

La bocciatura definitiva di questa parte della Casa Di Carta arriva dalla scelta di quali nuovi personaggi aggiungere. Uno peggio dell’altro. Compare un impalpabile figlio di Berlino, Rafael, interessante come un documentario sulle cartelle esattoriali. Poi ci regalano un tamarrissimo René, uomo con cui Tokyo ha iniziato a fare rapine, che è la sintesi perfetta di tutti i luoghi comuni sui criminali dei film con una spruzzata di Coccia di Morto e Scampia. Come se non fosse abbastanza, dulcis in fundo, arriva Sagasta, comandante delle Forze Speciali dell’Esercito Spagnolo che dovrebbe far paura e invece fa ridere. Esteticamente identico a un qualsiasi G.I. Joe della seria animata anni ottanta, ha una capacità di dialogo meno spiccata di John Rambo. In pratica grugnisce minchiate sotto un berretto da deficiente e una mascella volitiva.

A dicembre uscirà la seconda ed ultima parte della serie che chiuderà l’intera saga. Non vogliamo essere prevenuti sull’esito, magari scende dal cielo il Dio della Narrativa e risolve tutto questo impiccio. Diciamo però che, se la partita può ancora essere raddrizzata, riparti che stai sotto di tre gol a zero!

 

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