L’economia circolare e la lotta al degrado ambientale: cosa aspettarsi dall’UE nel 2024

La spinta crescente dell’UE verso l’economia circolare riflette le aspettative riposte nella transizione ecologia come strumento per contrastare l’inquinamento ambientale da plastiche; funzionerà?

 

 

L’economia circolare è un modello di produzione che propone il riutilizzo dei materiali utilizzati in un ciclo produttivo in quelli successivi, al fine di ridurre al massimo gli sprechi a beneficio di imprese, società e ambiente, proponendosi come un’alternativa al sistema di economia lineare.
Gli investimenti in politiche per l’economia circolare nel 2023 da parte dell’Unione Europea sono stati ingenti. La transizione verso un modello economico sostenibile consentirebbe infatti di risparmiare sui costi creando al contempo nuovi posti di lavoro e di dare slancio all’innovazione e alla produttività grazie ad un efficiente sfruttamento delle risorse.
Questo lascia ben sperare rispetto alle politiche da mettere in campo per il 2024. Per il prossimo anno infatti è prevista, con il coinvolgimento di 175 nazioni ONU, l’approvazione del Plastic Treaty per l’adozione di misure atte a garantire la riduzione dell’inquinamento da plastica causato dal proliferare dei rifiuti. Gli approcci possibili sono diversi e il dibattito è ancora acceso: i Paesi più progressisti si concentrano sulla riduzione della produzione di plastica, con obiettivi chiari e misurabili, mentre quelli industrializzati e le imprese spingono per potenziare il riciclo senza intaccare la quantità di plastica prodotta. A prescindere dalle soluzioni adottabili, il tema dell’economia circolare tocca anche quello delle infrastrutture da potenziare per il trattamento dei polimeri derivati dal petrolio. Il sistema infrastrutturale europeo è ad oggi sottosviluppato rispetto alle necessità e alla quantità di plastica ad oggi prodotta e da smaltire.

Un fattore di spinta primario alla transizione ecologica è dato dalle elezioni del Parlamento Europeo previste tra il 6 e il 9 giugno 2024, che indurrebbe l’Unione Europea a spingere per la messa in pratica delle politiche e delle norme proposte durante il mandato della Commissione Von der Leyen.  Nel marzo 2020, l’UE ha proposto e adottato il Piano d’Azione sulla Circular Economy, con misure che mirano a raggiungere l’obiettivo dell’UE di neutralità climatica entro il 2050 previsto dal Green Deal, incrementando il tasso di circolarità delle materie prime e prodotti finali nell’economia. Con lo stesso atto, la Commissione si impegna a promuovere un’industria dei prodotti e dei servizi basata su cicli produttivi puliti e circolari, prevenendo da un lato la produzione di rifiuti e dall’altro trasformando gli stessi in risorse secondarie di alta qualità.
Nel marzo 2022, la Commissione ha pubblicato, nell’ambito del Piano d’azione per l’economia circolare, il primo pacchetto di misure per accelerare la transizione, integrato a novembre dello stesso anno. Le proposte riguardano un nuovo regolamento sugli imballaggi, l’incremento dei prodotti sostenibili, la revisione del regolamento sui prodotti da costruzione e l’introduzione di nuovi materiali sostenibili inclusi plastiche a base biologica, biodegradabili e compostabili. In questo contesto il contributo del PNRR potrebbe essere fondamentale per l’Italia ai fini del raggiungimento degli obiettivi 2030.

 

 

Sebbene alcuni indicatori sul riciclo siano peggiorati, il nostro Paese rimane ai vertici della graduatoria europea in termini di economia circolare: i fondi stanziati con il Piano di Ripresa e Resilienza italiano prevedono investimenti per 2,1 miliardi di cui 1,5 destinati alla realizzazione e ammodernamento degli impianti di gestione dei rifiuti e 600 milioni per il finanziamento di specifici progetti nell’ambito delle filiere strategiche per l’economia circolare. Tuttavia, sebbene il tasso di riciclo sia al 48,6%, in linea con l’obiettivo europeo del 50% al 2030, quello relativo ai Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) si attesta intorno al 34% rispetto al target del 65% previsto. Un altro aspetto critico sono le materie prime scarse; un problema diffuso che impone soluzioni rapide.

A prescindere dagli obiettivi prefissati e dai risultati raggiunti, la proposta di misure e l’adozione di politiche sembrano, a volte, non considerare il peso specifico che assume il consumatore all’interno di un sistema di economia circolare. Al netto dei numeri, sarebbe importante dare maggiore enfasi al tema della sensibilizzazione dell’utente finale nella costruzione di un approccio sistematico alla transizione ecologica.
Un altro fattore importante su cui orientare le forze è quello di impedire, a monte, che prodotti non circolari provenienti da mercati stranieri entrino in quello europeo. In ottica mondiale, infatti, non tutti i Paesi sono disposti ad adottare simili sistemi di produzione che prevedono ingenti investimenti iniziali a fronte di produzioni più costose e, talvolta, più lente. Approcci diversi implicano prese di posizione diverse. Tuttavia, il boicottaggio di prodotti esteri troppo marcato rischierebbe di incrinare i rapporti intaccando i delicati equilibri di politica internazionale.

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