No Activity: Niente Da Segnalare – Stagione 1: la recensione

La miniserie tutta italiana che gioca a guardie e ladri è fresca e divertente, ma solo per quattro dei sei episodi.

 

 

Era un po’ che in televisione non arrivava una serie italiana capace di far sghignazzare lo spettatore grazie ad un umorismo grottesco ed intelligente; No Activity: Niente Da Segnalare è capace di regalare un paio d’ore di sano divertimento seguite però da un’altra ora tra il dimenticabile e l’interlocutorio.

No Activity: Niente Da Segnalare, che prende forte ispirazione dall’omonima serie originale australiana uscita nel 2015, ma che vede importanti adattamenti alla nostra società e cultura, punta solo limitatamente alla storia. La trama, che vede una lunga attesa di Polizia e malviventi prima dell’arrivo di un carico di droga, è in realtà una scusante per mettere in scena una lunga serie di gag assolutamente riuscite e convincenti almeno per i primi quattro dei sei episodi da mezz’ora ciascuno che compongono la prima stagione.

La serie si sviluppa in tre ambienti, distinti ma collegati. Il primo è un magazzino portuale dove i malviventi attendono la consegna; qui Rocco Papaleo (Classe Di Ferro, Basilicata Coast To Coast, Un Boss In Salotto) e Fabio Balsamo (membro dei The Jackal, Addio Fottuti Musi Verdi) creano una coppia improbabile di criminali in attesa delle disposizioni del capo, un Diego Abatantuono (I Fichissimi, Eccezzziunale… Veramente, Attila Flagello Di Dio, Marrakech Express, Turnè, Mediterraneo, Camerieri, Il Barbiere Di Dio) che compare solo a tratti ma che è sicuramente convincente.
Appostati in un’auto civetta della Polizia ci sono un sorprendentemente comico Luca Zingaretti (I Giorni Dell’Abbandono, Mio Fratello È Figlio Unico, L’Incredibile Storia Dell’Isola Delle Rose, Il Commissario Montalbano, Cefalonia) e un Alessandro Tiberi cresciuto e più completo rispetto ai tempi di Boris.
Direttamente collegata con le peripezie della volante troviamo una travolgente Carla Signoris (Avanzi, Tunnel, Hollywood Party, Monterossi) ed un’irresistibile Emanuela Fanelli (Dov’è Mario?, Una Pezza Di Lundini, Siccità) che inscenano continui momenti comici in sala operativa.

 

 

Gli attori portano magistralmente avanti le dinamiche di No Activity: Niente Da Segnalare, e inscenano delle situazioni ridicole e scoppiettanti nella loro assurda seriosità; i protagonisti, delle certezze nel loro ambito, sono in grado di assumere il ruolo di personaggi assolutamente perfetti per creare dei momenti comici calzanti e ottimamente realizzati. Anche il cameo di Francesco Pannofino (Notturno Bus, Boris, Ogni Maledetto Natale) e la presenza del sorprendente Davide Calgaro arricchiscono la serie; serie che funziona benissimo per quattro episodi, e che crolla verticalmente col quinto, che punta tutto su tematiche che sembrano artatamente forzate e che vedono la presenza di un irritante Tommaso Ragno che irrompe come un elemento estraneo in una serie fino a quel momento ottimamente riuscita e che improvvisamente diventa noiosa, piatta e inutilmente politica.
Da notare nel cast anche la presenza di un Maccio Capatonda (Italiano Medio, Il Migliore Dei Mondi) solitamente irrefrenabile ma qui assolutamente sottotono, incapace di trasmettere la comicità che lo contraddistingue.

La fotografia fa uso di tecniche semplici ma varie, a volte estrose e assolutamente apprezzabili, il cui valore rischia però di perdersi tra i continui momenti grotteschi e surreali che No Activity: Niente Da Segnalare propone. La regia di Valerio Vestoso è assolutamente promossa, nonostante due puntate su sei siano tutt’altro che memorabili.

No Activity: Niente Da Segnalare è una serie assolutamente godibile, pur sapendo che la quinta puntata è decisamente non riuscita e la sesta è interlocutoria, poco più che un prodromo per la seconda stagione. La speranza è che la seconda stagione ci porti un’intera batteria di episodi a livello dei primi e non degli ultimi.

 

No Activity: Niente Da Segnalare – Stagione 1, 2024
Voto: 7
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