Il gioco di Magic Pie ancora in via di sviluppo ha un discreto potenziale; nonostante alcune asperità, potrebbe piacere ad amanti di avventura e survival.

Uno dei giochi che negli ultimi anni ha segnato una traccia profonda nel mondo dei videogiochi survival è sicuramente The Long Dark. Il brutale titolo di sopravvivenza ha drasticamente alzato l’asticella della difficoltà, per la gioia di molti appassionati. Gli sviluppatori di Magic Pie non fanno mistero di volersi ispirare proprio al titolo di Hinterland Studio (che ormai conta quasi dieci anni sulle spalle) per il loro titolo di debutto: Polyaris.
Fra i due titoli c’è un abisso tecnico piuttosto evidente, con Polyaris che raggiunge la sufficienza anche se molto rimane da fare, partendo dalla fluidità delle animazioni del nostro personaggio alla sparizione di oggetti in sovrannumero quando proviamo a metterli nell’inventario, passando per alcune funzionalità non rimappabili (curioso, visto che per quelle comuni qualsiasi tasto viene riconosciuto senza problemi). Ma è soprattutto la legnosità delle interazioni col mondo circostante che marca una certa ruvidità in Polyaris; una ruvidità che però non preclude di assaporare un’esperienza che sa di indie dall’inizio alla fine.

In questa fase, Polyaris è tutt’altro che rifinito. Non è un caso che il giocatore sia bene o male lasciato a sé stesso non solo nello scoprire le dinamiche del gioco (più o meno ci può stare, anche se certe informazioni di base dovrebbero essere sempre rese disponibili), ma anche in relazione al fatto che non si capisce bene esattamente quello che dobbiamo fare. Non si tratta di un sandbox open world, quindi un minimo di chiarezza sarebbe auspicabile. Siamo sicuri che questa componente legata a cosa si aspetti il gioco da noi verrà rivista, perché Polyaris è un videogioco il cui mondo si apre in base alle missioni che il gioco sembra inizialmente proporci e all’esplorazione forzata che siamo ad un certo punto costretti ad intraprendere. Si tratta di un salto di gameplay non chiaro, e che potrebbe spiazzare più di qualche giocatore.

Cucinare il cibo non è proprio intuitivo: piuttosto che utilizzare i classici fuochi con pentole o menu di creazione (comunque presente per altri elementi), per scaldare i cibi o cuocerli dobbiamo piazzare fisicamente il cibo congelato sulle piastre arroventate delle stufe o vicinissimo ad altre fonti di calore. Realistico, ma non proprio intuitivo, almeno inizialmente. Degno di nota però il fatto che, se siamo abbastanza vicini ad un fuoco, anche il cibo addosso a noi si scalda e diventa nuovamente commestibile (ma non cotto, se si tratta di carne cruda).
Anche il combattimento necessiterebbe di più di qualche ritocco: il movimento degli animali è innaturale, con un evidente scivolamento sulla neve che richiede un sincero lavoro di rifinitura; e anche la possibilità di sparare solo se stiamo mirando rende difficile colpire a breve distanza (esattamente come in No Man’s Home).

Eppure Polyaris ha sicuramente dei buonissimi semi da far germogliare.
Ad esempio l’ambientazione artica: anche se il terreno di gioco è troppo frastagliato da isolette galleggianti, il panorama è sicuramente suggestivo e i piccoli agglomerati urbani sono almeno all’esterno ottime rappresentazioni delle casette realmente presenti negli insediamenti della zona.
Poi il gameplay vero e proprio, quello legato a esplorazione, raccolta di risorse e sopravvivenza, funziona bene: il ciclo giorno-notte, la cui durata varia anche in base al livello di difficoltà prescelto, consente di accompagnare in modo quasi bilanciato la necessità di dormire e di mangiare. Questi, peraltro, sono elementi che al contrario di altri survival si fanno sentire ma senza essere opprimenti.

Molto interessante è poi il concetto legato alla guarigione da tagli e fratture: se possiamo bendarci e steccarci appena dopo l’accaduto, per evitare ricadute a seguito di movimenti troppo rapidi (con il conseguente spreco del già raro materiale medico) occorre dormire. Questo elemento aggiunge un fattore di complessità non ostico da comprendere e accettare, ma in grado da solo di cambiare radicalmente uno stile di gioco ormai consolidato in chi sia abituato a titoli che fanno della parte medica uno dei loro punti di forza (survival o milsim che siano).
Polyaris è, come detto, un titolo che trasuda indie da tutti i pori; ed in quanto tale non ci si può e non ci si dovrà aspettare un videogioco altamente rifinito. Eppure già oggi, passato il primo impatto oggettivamente un pelo ruvido (ma meno di altre produzioni che abbiamo visto recentemente), Polyaris cattura e diverte.
Sarebbe bello poter selezionare liberamente i parametri di difficoltà invece di essere legati ad un classico “livello” (ad esempio, sarebbe stato interessante giocare con parecchie ore di luce ma poche risorse a disposizione), ma non è detto che questa implementazione non avvenga.
Di sicuro, Polyaris non deve snaturarsi: deve raccontare una storia avvincente, non banale e non breve. Solo in questo modo può puntare, e lo può fare sul serio, a diventare un titolo di tutto rispetto nonostante le sue non eccezionali basi tecniche.









