In concomitanza con il “bunker update”, che ha portato nuovi contenuti al gioco, abbiamo provato maggiormente nel dettaglio l’interessante survival sandbox tutto italiano.

Il panorama dei videogiochi realizzati da studi di sviluppo italiani non è amplissimo, e non sono molti quelli veramente degni di nota. È per questo che quasi due anni fa abbiamo notato con interesse l’uscita di City20, un survival sandbox dalle idee molto interessanti ma ancora un tantino acerbo.
Il gioco di Untold Games è un perfetto esempio di cosa possa essere un titolo indie in early access: buone idee che necessitino di raffinazione e snellimento. In questo biennio ci sono stati numerosi aggiornamenti che hanno pian piano rivisto interi elementi di gioco (come l’interfaccia utente) e che hanno dovrebbero permettere a City20 di superare i diversi problemi di gioventù, anche importanti, che oggettivamente hanno impattato sulla fruizione del gioco.

Il primo impatto, quello grafico, soddisfa a metà: la resa degli esseri umani non è perfetta, ma il mondo di gioco trasmette quelle sensazioni alla S.T.A.L.K.E.R. tanto care ai giocatori appassionati di titoli post-apocalittici (anche se la somiglianza visiva più vicina è quella con Tunguska). Ci sono diversi elementi sicuramente apprezzabili, come quello di un mondo che ha le sue regole, che non si piega alle nostre necessità e che può essere assolutamente implacabile. L’atmosfera è molto buona e il giocatore prova una sana dose di tensione e di insicurezza ad ogni suo passo, specialmente nelle fasi iniziali dove anche trovare cibo e acqua può essere un problema.
Una delle principali critiche che si possono muovere a City20 è la difficoltà di capire cosa il gioco si aspetti da noi. La realtà è che City20 non si aspetta proprio niente dal giocatore: è un vero sandbox (magari con qualche compromesso legato alla sua natura indie) dove possiamo intraprendere la strada che preferiamo pur di raggiungere in nostro scopo: sopravvivere il più a lungo possibile in uno scenario post-apocalittico che comprende una piccola zona urbana popolata da appena una trentina di esseri umani e divisa in fazioni. Potremo decidere di allearci con una di esse, rimanere lupi solitari, comportarci da perfetti cittadini, o rubare, o assassinare anche solo per puro divertimento: la scelta è nostra e su questo il gioco non mette alcun vincolo (gestisce solo le ovvie logiche conseguenze).

Similarmente a Kenshi, un’altro sandbox dal più ampio respiro (ma questo è in circolazione da quasi dieci anni), City20 non spiega benissimo cosa e come possiamo fare in gioco: molto si basa sull’esperienza diretta del giocatore, sui tentativi e sui fallimenti. Si tratta di un approccio rischioso, soprattutto considerando che City20 non si pubblicizza necessariamente come un gioco semi-hardcore, cosa che invece probabilmente è: basti considerare che il salvataggio arriva solo in automatico e al momento del risveglio dopo un sonno ristoratore. La cosa andrebbe fatta digerire e assimilare al giocatore prima di generare false aspettative, altrimenti il rischio è di attirare una fascia di pubblico abituata ai titoli tradizionali e che, pagando lo scotto di un videogioco che non ci guida e non ci aiuta quasi per niente, potrebbe reagire negativamente all’esperienza di gioco.
In realtà, dopo aver capito la natura di City20 ed averne accettato le regole non spiegate, ci si trova di fronte ad un gioco dal sicuro potenziale in grado di trasmettere costantemente una sensazione di pericolo e di fragilità. Il giocatore non sarà mai un supereroe, un imbattibile personaggio in grado di fare a piacimento il bello e il cattivo tempo sul campo di battaglia: riuscire a procurarsi il materiale per sostentarsi non è facile e la possibilità di soccombere in uno scontro fortuito e non cercato è sempre elevata.

Il tasso di sfida proposto da City20 non è da sottovalutare, anche se saremo presto in grado di gestire le necessità quotidiane del nostro personaggio. Fame, sete, sonno e stanchezza sono i classici elementi dei survival veri e propri (almeno quelli che legittimamente puntano ad un accettabilissimo livello di astrazione) che sono affiancati da elementi di rischio ambientale e combattimento in grado di rendere la nostra esperienza di gioco non una passeggiata.
City20 soffre indiscutibilmente di un comparto tecnico che non fa gridare al miracolo: ne sono prova le animazioni (non proprio delle migliori), un sistema di combattimento probabilmente da affinare e rendere più gestibile, interazioni col mondo di gioco che richiedono troppi tasti e addirittura dei problemi con i salvataggi della partita che però dovrebbero essere risolti proprio col “bunker update”.
Tralasciando quest’ultimo elemento, al momento l’esperienza complessiva con City20 è positiva a patto di chiudere gli occhi su qualche grossolanità evidente, ma che può anche entrare a far parte di un certo fascino che un gioco di questo tipo può manifestare.

City20 necessita ancora di una buona dose di sviluppo per affinarsi tecnicamente e per aggiungere magari parecchio contenuto al suo mondo; il potenziale, tenendo conto della natura del gioco, c’è tutto, e la speranza è che City20 possa davvero sbocciare come un affascinante fiore nato da un terreno brullo. City20 è sicuramente un titolo da tenere d’occhio.









