Eyes of Wakanda: la recensione

Black Panther non è morto: vive e lotta nei nostri cuori e nei nostri occhi pronti a riempirsi delle nuove avventure di questa miniserie.

 

Eyes of Wakanda

 

Ideato da Todd Harris per la Disney/Marvel Animation, Eyes Of Wakanda è un titolo d’animazione che tenta il difficile compito di calare un romanzo storico nel mondo del panterone nero. Tranquilli, non è una cosa pallosa come I Promessi Sposi, ma l’idea di fondo è identica: e se i nostri eroi si muovessero all’interno di un reale periodo dell’umanità intrecciandosi a personaggi realmente esistiti? Messi da parte Renzo e Lucia, il cui super potere era allappare gli studenti, in questi quattro episodi si racconta, dalla notte dei tempi alla Seconda Guerra Mondiale, come il glorioso stato del Wakanda abbia interagito col resto di noi miseri uomini caucasici. A portarci per mano a spasso per il tempo é un poker di agenti speciali che in Eyes of Wakanda vengono definiti War Dogs, cagnacci di guerra.
Dalla storia precedente alla nascita di Cristo, passando per l’iconica caduta di Troia e il sorgere dell’Impero Cinese, si arriva tutto d’un fiato alla guerra in Etiopia dell’Italia fascista e quindi ai giorni nostri. Più che un prequel si tratta di un ripassone del liceo in stile Bignami condito però di ottima grafica, splendida caratterizzazione dei personaggi (famosi e non) e solida sceneggiatura. Esperimento riuscito?

In buona parte sì, ma non del tutto. La voglia di guardare altrove rispetto al classico (e forse ormai un po’ trito e ritrito) mondo supereroistico c’è ma non è paragonabile all’impatto di serie come What If…?. Lo spunto narrativo giustifica molte cose: ci sono diversi artefatti di Vibranio dispersi nel mondo esterno e i wakandiani, secolo dopo secolo, se li devono andare a recuperare. Il problema è che ci si muove dentro i binari tutt’altro che stupefacenti delle storie di spionaggio: non c’è l’inverosimile degli universi paralleli che stranisce ma comunque stupisce e non ci sono super poteri che gasano un po’ tutti. Qua si picchiano, si sparano, si accoltellano e si accoppiano (c’è anche l’amore!) ma in fondo sono tutte cose umane. Il rischio, quindi, è che chi cercava Black Panther non ritrovi nulla di quell’universo e chi cercava meraviglia non trovi molto di meglio.

 

Eyes of Wakanda

 

Eyes of Wakanda resta comunque come anticipato un prodotto realizzato con tutti i crismi, grazie anche ai soldi che un molosso come la Marvel sa smuovere. Gli amanti dell’animazione godranno perché il prodotto è fluido e ben illuminato e le ricostruzioni storiche sono ricercate; gli italiani ne escono un po’ come dei cretini ma è solo perché nel mondo sono convinti che siamo tutti Renato Pozzetto in Grandi Magazzini.

La chicca? L’episodio ambientato nel periodo dell’Antica Grecia al momento topico della caduta di Troia ci mostra un Achille in grande spolvero. Diciamo che, se Omero avesse bucato il personaggio con qualche secolo d’anticipo, il prolifico Stan Lee lo avrebbe di certo immaginato ed inserito nella sua cosmogonia… Un momento nerd che annoierà molti ma fomenterà i puristi?

 

Eyes of Wakanda

 

Nell’ultimo episodio la Black Panther del futuro torna indietro nel tempo: un’ascia rubata al suo popolo deve rimanere in Etiopia, perché il suo ritrovamento innescherà una catena di eventi che porterà il Wakanda a rivelarsi al mondo e quindi, in futuro, garantire l’alleanza necessaria per sconfiggere l’Orda. Senza anticipare troppo, possiamo dire che tutto l’intreccio è pensato affinché la serie si concluda ricollegandosi all’inizio di Black Panther di Ryan Coogler. Nell’ultima scena, a sorpresa, vediamo l’Erik Killmonger di Michael B. Jordan nel museo che apriva il film del 2018, intento a fissare l’ascia di Tafari e Kuda oggi conservata come un inestimabile manufatto.

E la pippa mentale è servita.

 

Eyes of Wakanda, 2025
Voto: 7
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